Una meravigliosa domenica di Kurosawa Akira
“Applaudite signori, vi prego…se applaudite ridarete fiducia a tutte le coppie del mondo povere come noi…ridateci la speranza che i sogni prima o poi riusciremo a realizzarli, metteteci calore nell’applaudirci, conforterà le coppie che gelano di fronte a questa bufera che travolge il mondo, un mondo che con noi è spietato. Aiutateci a dipingere un bel sogno!”
Questo chiede Masako rivolta a noi, oltre la quarta parete, dal palcoscenico dell’Auditorium del solitario parco notturno di Tokyo, mentre il suo amato Yuzo si rianima e, nel buio, l’orchestra invisibile prepara gli accordi. Il vento ha cessato il suo sibilo, le foglie scorrono leggere sul pavimento, Yuzo dà la giacca a Masako: “Devo andare!”.
Ora la sua camicia bianca risplende mentre impone agli orchestrali il silenzio d’inizio. Le braccia si sollevano, è il segnale, entrano i violoncelli e i contrabbassi nel registro grave del primo movimento dell’Incompiuta di Schubert.
Si apre il primo tema, purissima melodia esposta da oboe e clarinetto, e l’allegro moderato si distende per tutta la sequenza e quella successiva, finale, del film.
Il fischio del treno riporta alla realtà, i due fidanzatini si rivedranno fra una settimana, la prossima, meravigliosa “domenica da 35 yen”. Yuzo si allontana sorridendo, mentre le luci di Tokyo occhieggiano a distanza.
Kurosawa gira nel ’47 questo film che è impossibile definire con un’etichetta unica.
E’ neorealista senza esserlo programmaticamente, surreale con una solida presa sulla realtà, è una favola vera girata nel Giappone nel dopoguerra, in piena ricostruzione morale e materiale.
Masako e Yuzo attraversano la giornata di festa senza potersi permettere granchè, hanno in tasca 35 yen, sono poveri, incontrano poveri (lo “sciuscià” dall’aria disincantata e dalle risposte spiazzanti, il balordo che raccatta avanzi dai camerieri nel seminterrato del cabaret ), intorno a loro si muove un’umanità indifferente, spesso ostile.
Yuzo, orgoglioso e pragmatico, non ha più i sogni di prima della guerra, sente che sta per cedere, “sono un cane randagio” dice a Masako, la ragazza sorridente nel suo impermeabile fradicio di pioggia gelata, una piccola donna saggia che non rinuncia alla speranza.
Non hanno un posto dove ripararsi, lei è una “ragazza perbene”, si muove a disagio nella stanza di lui, dove la pioggia sgocciola dentro un catino. Volevano andare a sentire l’Incompiuta, con venti yen il biglietto lo compravano, ne hanno solo pochi di più, ma i bagarini hanno fatto fuori gli ultimi posti e i prezzi sono saliti, neanche un caffè si possono permettere e per saldare il conto Yuzo lascia il cappotto in pegno.
Dunque, cosa resta se non sognare? E allora volano sulla città come le figurine di Chagall; nel parco, è già sera, sognano la pasticceria che forse un giorno apriranno, mimano la scena, ma ecco, sono nello spiazzo dell’Auditorium,sarà Yuzo a dirigere l’Incompiuta per Masako.
La scelta felice di Schubert per la favola finale assolve il giovane Kurosawa da ogni sospetto di sentimentalismo.
Immagini e musica intrecciano sinestesie perfette, quella musica che, stando alla celebre definizione di Adorno, è “come un viandante che vive la sua esistenza in un mondo che non gli appartiene mai e che tuttavia sa contemplare con disarmante acutezza, percependone le voci arcane, esiliato non dal mondo ma nel mondo entro cui percorre il suo cammino circolare” è in sintonia perfetta con questo traum-der-liebenden, e accompagna Yuzo e Masako alla fine di una meravigliosa domenica con la sua armonia mutevole, ricca di contrasti, con le sue esplosioni orchestrali e i pianissimi in rapida sequenza, fino alla dolente rassegnazione delle ultime note.
La coppia seduta ad aspettare il treno è un’immagine chapliniana di rara efficacia. La domenica è finita.
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Una meravigliosa domenica
titolo originale: Subarashiki nichiyobi
Giappone, 1947 durata 108’ b/n
regia di Kurosawa Akira
con Numasaki Isao, Nakakita Chieko, Watanabe Atsushi, Nakamura Zeko
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Per una retrospettiva integrale della filmografia di Kurosawa:
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