Nessun dolore di Gianni Amelio

Il film parla di qualcosa che ancora non è accaduto.
Dunque potrebbe accadere, e a guardar bene già accade.
La didascalia iniziale potrebbe funzionare per un film di fantascienza. E fantascientifico questo film lo è, prefigurando situazioni estreme, di confine, realtà fino ad un certo punto vissute come normali.
I sentimenti siamo abituati a circoscriverli, tracciarli, definirli (fines, i confini). Se i confini saltano anche il dolore, il sovrano-despota dei sentimenti, tocca il punto impensabile, come dice Elsa (Valeria Golino): “A volte si tocca il punto impensabile dove anche il dolore è gioia piena”.
Impensabile, giusto, siamo convinti che ogni cosa si possa pensare e, pensandola, farla essere vera.
Non è così. C’è il caso inaspettato, c’è un momento in cui si fa un incontro che ti cambia la vita, ti costringe ad essere altro da quello che pensavi di essere e ti accorgi che i tuoi confini erano solo convenzioni, o meglio, protezioni.
Amelio tocca un tema a lui sempre caro, Lamerica, Il ladro di bambini, sono passati molti anni e le storie non cambiano, ci sono solitudini e disperazioni che il tempo non riesce a sanare, piuttosto le aggrava e se una volta essere nomadi era una condizione naturale, i popoli si spostavano alla ricerca di nuove terre e le civiltà si mescolavano, ne nascevano altre, addirittura quel geniaccio di Aristofane inventò la città degli uccelli, fra la terra e il cielo, oggi siamo nella terra dei confini, dei muri, dei piccoli orticelli personali che custodiamo con granitica determinazione.
Vedi le Città: non sono per gli amici ma per i nemici, che hanno imparato a costruire sudando mura gigantesche e a procurarsi navi da guerra.” (Aristofane, Gli uccelli)
Davide ( Alessandro Borghi) vende (o meglio, tenta di vendere) libri usati in un piccolo stand al centro di Piazza Risorgimento a Roma. Alle spalle di quella piazza c’è la Stazione Termini, il luogo dell’attesa, lungo i muretti esterni si allineano ogni giorno masse di senza tetto e senza lavoro, un popolo multietnico che non ha confini perché non ha una terra.
Uno di quei padri tenta di affidare a Davide il figlio, 8/9 anni. Non conosce la lingua, quasi glielo butta addosso e Davide recalcitra, scattano subito le difese. Il bambino lo segue, in silenzio, occhioni spalancati, l’uomo lo respinge, il bambino cammina in mezzo alla strada, disorientato, una moto lo stende a terra.
Morirà in ospedale, il trauma per Davide è forte, definitivo, come insormontabile è il senso di colpa.
Quello che segue è la vita di un uomo che non riesce più ad essere quello di prima, ora che il confine si è macchiato di sangue ha capito il male del mondo e non ci sta.
La vicenda si dipana con colpi di scena, la conoscenza con Elsa diventa amicizia, condivisione, il guardiano dell’obitorio (Valerio Mastandrea) è il terzo uomo, soli ma consapevoli.
La vita continuerà, pochi leggeranno quei libri, sparsi a terra e abbandonati. Il loro divino compito, abbattere i confini, sarà forse perso per sempre.
Ma gli uomini-libro ci sono, nel film di Truffaut, in qualche piazza solitaria, nella cella di un carcere, fra le montagne del Tibet.
E’ l’ultimo sogno dell’umanità, nessun dolore supererà mai tanta gioia.
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Nessun dolore
Italia 2026 durata 96′
Regia di Gianni Amelio
Con Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea, Beidja Yahiaoui, Gabriel Bovino