La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini

La città dei vivi, si potrebbe dire dei sopravvissuti, ma non è così, si continua ad essere vivi perché la vita è vita, spoglia, macchiata dal sangue, stretta nell’indifferenza, nell’apatia, nella rassegnazione, ma è vita.
Si arriva così ad una normalizzazione del dolore, la forza psicagogica dell’evento tragico non colpisce più il pubblico col “timore trascinandolo nella compassione” (Aristotele) piuttosto genera morbose curiosità massmediatiche, nelle persone care radica un dolore sordo che non scomparirà mai, ma con cui bisogna convivere. La città dei vivi è sempre quella, con le sue borgate da girone infernale , quelle di Pasolini erano Paradisi, strade come fiumi straripanti di auto, palazzi giganteschi e insensati come formicai dove ci si può barricare, nascondere, uccidere.
I pini di Roma cadono a mazzi, il povero Respighi piange nella sua tomba, gruppetti di ragazzi salgono e scendono dagli autobus vocianti parole incomprensibili, l’indifferenza regna sovrana, a meno che qualcuno non ti prenda di mira per borseggiarti.
Qui viveva Luca Varani, un bel ragazzo dal triste destino.
Essere nati a Sarajevo non è un buon auspicio, ma i genitori adottivi lo amavano, la ragazza pure.
Chi non si amava era lui. E se non ti ami alimenti inquietudini pericolose.
Lasciare la scuola, cercare un lavoro ben retribuito, aiutare il padre a vendere dolciumi nei Luna Park, no, non era accettabile.
Gabbriellini fa un ottimo film evitando derive sociologiche e psicologiche, tutto quel che c’è da capire si spiega da sé, un sano realismo trascorre di scena in scena fino al momento tragico che, come ogni buon poeta tragico, fa sviluppare in tutto il suo orrore fuori scena.
La cronaca è nota, accadevano cose tremende in quel casermone del Collatino dieci anni fa. La cocaina girava a fiumi, i soldi pure. I due assassini ne avevano, erano rampolli di buone famiglie.
Luca trova una strada per averne un po’ anche lui, si prostituisce.
Farà la fine che farà, i due volevano vedere che effetto fa uccidere qualcuno.
La vita continuerà e la giustizia farà il suo corso, la città dei vivi continua a vivere ma forse, come fa dire Sofocle al coro nell’Edipo a Colono:
Non essere nati è la sorte migliore per gli uomini
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La città dei vivi
Italia 2026 durata 103′
Regia di Edoardo Gabbriellini
Con Emanuele Maria Di Stefano, Valerio Mastandrea, Simona Senzacqua, Roberta Mattei