Silenzio! di Teddy Lussi-Modeste

La scuola al cinema, il cinema sulla  scuola. Negli anni la scuola ha spesso fornito spunti, personaggi, trame.

Partendo da due film dei più antichi, Addio, Mr. Chips (1939) di James Hilton e Zéro de conduite (1933) di Jean Vigo, e senza citare il gran numero degli altri che negli anni hanno riempito (si fa per dire) le sale, arriviamo a oggi, anzi ieri, 2024, Silenzio! (Pas de vague titolo originale, titolo internazionale The good teacher, c’è da scegliere).

Essendo molto sensibile ai titoli (odio i quadri senza titolo) trovo quello italiano il più appropriato,

Silenzio è una parola simbolo, si adatta al clima che si respira in questa scuola intitolata a Paul Eluard, una specie di atteggiamento omertoso misto ad afasia che nasce da paura da parte di qualcuno o chiusura strafottente ad ogni tentativo di dialogo da parte di altri.

Fino a qualche generazione fa Silenzio! era urlato, sussurrato, detto con voce stanca o divertita, accompagnato da eloquente gesto delle mani di prof che tenevano a bada classi tutto sommato rispettose e più o meno attente, con picchi di eccellenza. Ma le parole hanno una storia, si adattano ai tempi, Silenzio ha cambiato strada.

Nella periferia o in centro città, la scuola oggi è un pianeta che si fa fatica a riconoscere.

Buttati alle ortiche tutti i film buonisti che ne esaltano il grande potenziale educativo, film come questo affondano le mani in una realtà disturbante, storie vere per la maggior parte chiuse fra le mura di aule dove la precarietà è la cifra distintiva.

Precari non sono solo i prof , lo sono tutti, gli alunni che passano e vanno, la didattica che sta diventando un’utopia, i piani alti che se ne fregano, i presidi tesi a far carriera e magari passare a funzionari di Regione o Ministeri, le famiglie che con occhiuta vigilanza sono pronte a far denunce ed esposti se il pupo si lamenta e poi neppure ti salutano se li incontri per strada.

In mezzo a tutto questo Julien (un bravissimo Francois Civil) tenta di sopravvivere.

E’ omosessuale, vive con un ragazzo , non l’ha comunicato alla classe e ai colleghi e non si capisce perché avrebbe dovuto farlo. Eppure è una sua colpa, incredibile ma vero.

Qualche ragazzina della classe lo punta, è carino, lo denunciano per stalking (che significa volerci provare nel loro gergo) lui spiega Ronsard, Finché la vita e la stagion d’amore, ad amar c’invitano… Vieni amor mio, e sia colma la deliziosa messa dei baci

Apriti cielo! I bulletti fanno commenti volgari, Leslie crede di essere concupita, il fratello duro minaccia di morte il prof.

I colleghi dapprima sono solidali, poi si tratta di pagare un avvocato con un fondo comune, così si tirano indietro. Preside e Polizia sono realtà immobili, di fronte a loro l’impotenza del cittadino lavoratore si dispiega in tutta la sua miserabile realtà.

Julien è solo, potrebbe andarsene, non lo fa.

Nel film non ci sono gran discorsi, e soprattutto non ci sono le solite parabole ideologiche. Julien ha un senso etico che oggi va cercato col lumicino. Si è a metà anno, non lascia la classe.

Inoltre, ed è la scena più bella, per lui la sua materia è al primo posto, e quando scopre il diario di una ragazzina a cui la madre ha detto di scrivere tutto quello che il prof dice e fa in classe, qual è la sua reazione?

In un rigo accumula cinque errori di grammatica!

Un grande!

Il clima è teso, per tutta la durata, avvertiamo la sofferenza e il disagio di quest’uomo che non urla, non scalpita, sembra non credere a quello che gli sta accadendo, ma resiste.

Il regista è stato un prof, conosce bene l’ambiente, ne restituisce la durezza tanto più imprevedibile trattandosi di un mondo di giovani a cui si vorrebbe indicare un futuro.

Il finale è aperto, non sappiamo come finirà ma abbiamo capito Julien, un eroe, un piccolo eroe sconosciuto di tempi molto amari.

Silenzio!

Francia, Belgio 2024 durata 91′

Titolo originale Pas de vagues

Regia di Teddy Lussi-Modeste

Con François Civil, Shain Boumedine, Bakary Kebe, Toscane Duquesne, Mallory Wanecque

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