Father mother, sister brother di Jim Jarmusch
Desolandia è quel non luogo dove prima o poi si finisce per vivere, passata l’infanzia inconsapevole e la giovinezza trasgressiva, quel che resta della famiglia è un luogo desolato da dove sono spariti uno o entrambi i genitori.I figli superstiti ( in questo caso a coppie) tengono in piedi quel che resta di tempi forse felici; non hanno figli, quindi il mondo dei nipoti è bypassato, resta un affetto che induce a qualche raro ritorno, doveroso e necessario.
Fra i tre racconti, in scene geografiche diverse, Irlanda, Stati Uniti e Francia, Jarmusch semina brevi quadri di vita molto reali, c’è quella malinconia che invade quando ormai si ha ben poco da raccontarsi o progetti da far partire. Sono vite molto simili, si parla in macchina senza dirsi granchè andando dal padre o dalla madre o ci si ferma a dirsi qualcosa per un caffè prima di entrare nell’appartamento, vuoto perché i genitori sono morti in un incidente aereo.
E’ il terzo quadro; i due, maschio e femmina, sono gemelli, ventenni, il loro è un legame forte che non ha bisogno di molte parole e la loro giovinezza apre il cuore alla speranza che non finisca sempre e solo così, e sopravviva un po’ di sentimento nel “deserto del reale”.
La colonna sonora, minimale come tutto il resto, fatta di riverberi che avvolgono di un’atmosfera rarefatta i personaggi, è firmata anche da Jarmusch, le tre scene sono separate da effetti cromatici fluttuanti come onde mosse da un triste vento; ci sono elementi che fanno da collante, quasi a distoglierci dalla convinzione che la vita può essere altro.
Sono strade prive di traffico, solo auto parcheggiate ai bordi, pochissimi pedoni, sono i tre ragazzi che fanno piroette con gli skate board sulla carreggiata come se stessero in pista, sono i brindisi fatti con acqua, o caffè, o thè, spariti i superalcolici, il vino appartiene a “tempi di baldoria”.
C’è un rolex, vero o finto, chissà, non deve più segnare il tempo, che senso avrebbe?
Cast di prima scelta che incarna alla perfezione tristezza e ironia, dal vecchio padre ancora bisognoso di aiuto economico (Tom Waits), a Charlotte Rampling, la madre scrittrice tranquilla e sorridente, ma sostanzialmente asettica, ai gemelli Luka Sabbat e Indya Moore, forse perché i genitori non ci sono più sembrano i più legati loro da autenticità affettiva.
Ognuno dei personaggi ha un mondo che non traspare, se non per brevi tratti, e un vissuto che non si fa percepire se non per flash. Quel che sopravvive di un dialogo forse assente da sempre, è lo spaccato desolantemente vero della famiglia, dei suoi silenzi, delle sue vite trascorse vicine senza conoscersi. Quel lungo non detto, anni e anni passati sapendo poco e forse neanche quel che conta, hanno creato quello strano volersi bene che chiamiamo famiglia, quel diradarsi degli incontri, quel pensarsi da lontano e non riconoscersi da vicino.
Il minimalismo di Jarmusch dà la giusta lentezza alle immagini, il silenzio è la cifra più coerente con quanto accade nel mondo, dove si è soli, famiglia o no. Pessimismo? No, piuttosto spleen.
Come arginarlo? I due ragazzi sanno gli effetti dello spinello (ma lo chiamano in altro modo, le mode vanno avanti); le due sorelle si raccontano qualcosa, “un po’per celia e un po’ per non morire”, non hanno neanche letto i romanzi della madre, donna che sembra del tutto indifferente alla cosa, infatti regala alle figlie non un libro ma dolcetti. Il vecchio padre è alle soglie della demenza senile e i figli lo guardano con filiale pietà.
Leone d’oro quest’anno a Venezia , Father mother, sister brother segna cronologicamente le tappe, dal vecchio al giovane, come Le tre età della donna di Gustav Klimt, ma senza rame, argento e oro.. Le tre storie aprono con il vecchio e, passando per la mezza età, conducono ai giovani. Senza lustrini, i colori della vita sfumano tutti al grigio.
Father mother, sister brother
Regia: Jim Jarmusch
Interpreti: Tom Waits, Adam Driver, Mayim Bialik, Charlotte Rampling, Cate Blanchett, Vicky Krieps, Sarah Greene, Indya Moore, Luka Sabbat, Françoise Lebrun
Distribuzone: Lucky Red
Durata. 110′
Origine: USA, Italia, Francia, Irlanda, Germania