Diamante nero di Cèline Sciamma
Sono quattro e sono nere, terza generazione di immigrati dai posti più diversi che nessuno ricorda più, vivono a Seine-Saint-Denis, banlieue nell’hinterland di Parigi. Prendono la RER (treno locale) a sud verso la città, e arrivano nel gigantesco centro commerciale di Les Halles.
Parigi è questo, nient’altro, qualche taccheggio innocuo, vestitini per ballare e cantare, cantare a squarciagola Diamond di Rihanna in una delle scene più belle del film.
Muoversi come un piccolo branco solidale, scontrarsi con l’altro branco, duelli corpo a corpo in cui si perde la maglia sfilata via a forza dall’avversaria, i ragazzi da una parte a ridere e motteggiare, le divisioni dei ruoli sono rimaste intatte, le donne sono oggetto del desiderio o di sfruttamento, peggio ancora se sorelle di un maschio fratello/padrone. Il padre non c’è, i diritti sulle sorelle li ha lui e botte se si trasgredisce.
A Lady il padre ha tagliato i capelli a zero per punizione, Marieme non se la cava meglio, il fratello tiene molto alla sua reputazione nel branco di amici, e che si parli della sorella come di una puttana perché ha scopato con uno dei suoi amici, no, questo non è accettabile.
Certo Ismael (il boy di Marieme) la sposerebbe anche domani, non è quello il problema.
Il problema è Marieme.
E’ bella, forte, disorientata. Ma di sposarsi, fare un figlio e vivere da mogliettina premurosa anche no. Ci sono scelte difficili, ma vanno fatte, e se non hai soldi né un posto dove andare a dormire raccogli le forze, qualche lacrima e via, Marieme in qualche modo ce la farà.
A scuola le hanno detto di scegliere un indirizzo commerciale e imparare l’impianto idraulico perché i suoi voti sono troppo bassi per il liceo.
Fuori di là, sul muretto, sono appollaiate tre ragazze come lei, figlie della periferia senza nome. Capelli lunghi e lisci, trucco abbondante, aria strafottente. A sedici/diciotto anni è giusto così, ridere, ballare, far chiasso e ubriacarsi un po’, la loro confort zone è la pazza voglia di vivere insieme, hanno tirato dentro anche Marieme, all’inizio diffidente e ritrosa, poi integrata e ben presto perfino più arrabbiata.
Piccole donne crescono, si diceva una volta, e strada se n’è fatta tanta da quei romanzi di Louise Alcott, ma neanche Jo March poneva in cima ai suoi sogni il matrimonio.
E’ cambiato il colore della pelle, la famiglia è diventata un optional, la periferia di Parigi non è la tranquilla e verde provincia del Massachussets fine ‘800, e se anche le sorelle March erano quattro e hanno avuto i loro problemi, Marieme (Karidja Touré) e le sue tre amiche sono figlie di un tempo spietato, hanno attraversato distanze siderali da quel mondo che forse sembrava protetto, ma forse non lo era affatto.
Oggi sono sole, possono contare su sé stesse e nessun altro, oggi le donne che stanno diventando possono per la prima volta dire “Siamo libere”.
Il prezzo sarà alto, stanno imparando anche questo.
Sciamma trasmette una grossa carica empatica verso questo piccolo mondo fatto di poco, verso quei corpi giovani che si muovono come se lo squallore che le circonda fosse un paradiso, che guardano con occhi interrogativi, ridenti e a volte tanto tristi il mondo dove sono capitate a vivere.
Diamanti neri.
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Shine bright like a diamond
Find light in the beautiful sea
I choose to be happy
You and I, you and I
We’re like diamonds in the sky
You’re a shooting star I see
A vision of ecstasy
When you hold me, I’m alive
We’re like diamonds in the sky
Diamante nero
Francia 2014 durata 108′
Titolo originale Bande de filles
Regia di Cèline Sciamma
Con Karidja Touré, Assa Sylla, Lindsay Karamoh, Marietou Touré, Idrissa Diabate
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