Altri cannibali di Francesco Sossai

Sossai si è presentato al pubblico del cinema Edera di Treviso (città dove ha preso casa da poco, forse perché incapace di abbandonare una volta per tutte la sue città di pianura) per parlare di quest’opera prima. La platea era piena, e questo l‘ha felicemente stupito. Mai a questo film aveva visto più di quattro/sei spettatori.

Sossai è un tipo che incarna in pieno i suoi due film.

E’ visivamente grigio, nel senso di abbigliamento casual fra contadino, scaricatore di porto e giardiniere.

E fin qui nulla da eccepire, ognuno si maschera come vuole e mica si è obbligati a mettere la cravatta e il vestito buono!

Ma la birretta no, quella non ci sta. Tenuta in mano come uno scettro, prima, durante e dopo il film, disturbava un po’ tipi schizzinosi come me.

Ma passiamo oltre.

A parte birretta e pantaloncini “torno adesso dal mare”, Sossai è uno in gamba.

Poche parole, ma ben dette. Timido? No, solo che non si esibisce. I suoi due film sono tutt’uno con lui, ne sta preparando un terzo, che Dio gliela mandi buona.

————————————–

Altri cannibali è un film girato con pochissimi mezzi, era in Germania all’epoca e lui racconta con divertita serietà i salti mortali per girarlo.

Alla fine l’ha fatto e il risultato c’è. Diverso da Le città di pianura, si avverte qualche buco di sceneggiatura da opera prima, ma come riesce a disegnare lui il nord-est nessuno mai.

Non è il nord-est di Segre, tutto sul veneziano, né quello di Mazzacurati, tra Padova, Piave e Tagliamento..

Il nord-est di Sossai è un mondo alla deriva, sembra una vecchia foto del passato ma poi ti accorgi che è il presente. E’ un presente immobile, privo di colore (il bianco e nero fa sembrare radiosi i film di Antonioni) dove si aggirano anime perse. Lo sfondo è il bellunese, s’intravede a tratti lo sly line delle dolomiti, lontane, grigie, schiacciate sul cielo immobile.

In quel mondo raggelato si muovono i due protagonisti intenti ad un progetto che dovrebbe ravvivare la loro vita insensata.

Quale progetto Sossai non lo dichiara mai apertamente, lascia fare al titolo, alla lunga scena dell’uccisione del maiale, al finale che, avvertiamo, fa chiudere gli occhi.

In realtà nulla accade fuor di metafora. “A te basta immaginare di farle le cose”, dice Ivan, lo studente di filosofia, a Fausto, l’operaio di uno di quei cantieri dove, dicono le cronache, 383.242 da gennaio ad agosto di quest’anno si sono consumati incidenti mortali e non. .

La metafora è chiara, fuori c’è un mondo alienato che insistiamo , caparbi, a credere sensato e razionale, e allora perché non tentare l’assurdo, l’impossibile? Provare il sapore della carne umana, fare cioè quello che in realtà facciamo, in tutti i modi e con tutti i mezzi.

Pensiamo a Nietzsche?

” Dov’è che ci muoviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all’indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto più freddo?” F.Nietzsche, La gaia scienza

O anche a  Thomas Bernhardt, cantore di quello che è stato definito “inabissamento epocale dello spirito e della storia”.

“Il pensare sino in fondo e in modo conseguente un oggetto, quale che esso sia, significa la dissoluzione di questo oggetto “.

Citazioni dotte per un film che non chiede tutto questo, ma che sa di vero. E del vero ha tutta la grigia inconsistenza, il sapore spesso disturbante.

Altri cannibali, perché altri? “Altro” è ciò che resta, ma “altro” è anche un elemento nuovo, aggiuntivo.

Come dire, adesso che tutto è stato distrutto, vediamo cos’altro resta. Mangiarci l’un l’altro?

Il film è duro da vedere, si esce come svuotati, le scene scorrono lente, insomma, si fa fatica a digerirlo.

Ma in finale un bel coro di alpini con le loro belle penne, scenario consueto da queste parti, risolleva gli animi. E finchè c’è un coro c’è speranza!

_____________________________

Altri cannibali

 Germania 2021 durata 96′

Regia di Francesco Sossai

Con Walter Giroldini, Diego Pagotto

 

 

 

Potrebbero interessarti anche...