Gli spostati di John Huston

The misfits . Gli spostati? Il titolo ha un peso e la traduzione funziona, ma “disadattati”è più esatto, anche se non ha lo stesso suono cinematograficamente invitante.

Disadattato ha  un’accezione più psicologica e sociale. Indica “chi non riesce a integrarsi o ad affrontare in modo adeguato i problemi e le regole dell’ambiente in cui vive, provando spesso disagio o vivendo ai margini”.

I nostri quattro eroi sono  persone per qualche motivo non integrate,  vivono allo sbando di espedienti senza progetti.

Come  gocce d’acqua su un piano inclinato si sono incontrati e come gocce si sovrappongono, si mescolano, ubbidiscono a leggi naturali come la gravità. Disintegrati dal mondo si integrano fra loro.

Nella donna sopravvive una forma di pietà verso i deboli, nella fattispecie gli animali, negli altri tre uomini c’è solo un istinto di sopravvivenza infarcito di miti anacronistici.

Quali? Gay (Clark Gable ) vuol essere libero di “non andare sotto padrone”, lo ripete di continuo, continua a sentirsi un cowboy d’altri tempi, ma in definitiva si è votato ad una vita da miserabile.

Guido (Eli Wallach) é un irresoluto vittima di frustrazioni (voleva fare il medico), ha perso la moglie di parto perché non è riuscito neppure a portarla in ospedale, sa volare col suo aereo sgangherato ma per cosa? Per individuare cavalli bradi nella desolata prateria del Nevada e spingerli verso gli altri due che li prenderanno al lazo.

Il guadagno verrà dalla trasformazione di quegli splendidi animali in scatolette di carne per cani.

Perce (Montgomery Clift) é più giovane ma già stazzonato, continua testardo a fare rodei da cui esce ogni volta piú malridotto, quasi morto, monta anche un toro fin quando lo portano via con la testa fasciata.

I tre hanno incontrato Marlyn (Marylin Monroe) un” raggio di sole quando apre gli occhi”  ( così recita lo script di Arthur Miller da cui, tempo qualche mese, Marylin si separerá).

Lei è sempre la magica Marylin di tutti i suoi film, ma con una bella dose di tristezza in più. Poco manca alla sua morte, che si porta addosso come una triste abitudine, un “vizio assurdo”.

Marlyn é desiderata dai tre, lei sceglie Gay, il quartetto va avanti insieme senza scopi né progetti, in quelle lande desolate rimane solo uno sbiadito ricordo del passato, la gloriosa frontiera travolta dal tempo è un “ triste blues nella notte dell’ovest”, i quattro si aggirano da  sopravvissuti e per loro non c’è più posto.

Marlyn conserva una specie di joi de vivre che emana dalla sua bellezza, un fluido che si trasmette agli altri e detta un finale aperto. Continueranno così, fino alla fine.

Huston gira scene memorabili, gli spazi sterminati e brulli percorsi dai cavalli in fuga, l’aereo di Guido che li insegue per portarli alla cattura col lazo, la lotta di Gay col cavallo catturato mentre Marlyn lo afferra con tutte le sue forze per opporsi, la lunga sequenza della liberazione degli animali che Marlyn è riuscita ad ottenere dai tre. Pagine  da annali del cinema.

Gli esterni fanno il paio con gli spazi claustrofobici della casa (sarebbe meglio dire baracca) di Guido che Marlyn (ah, le donne!) si sforza di rendere carina e abitabile. Infine, indimenticabile, il recinto del rodeo, squallida sopravvivenza di antichi riti.

Non c’è nulla di più né di troppo, ma è tutto quel che basta a questo film, bello e dannato, come sappiamo dalle cronache che ci raccontarono di Gable e Marylin morti poco tempo dopo aver girato.

A Huston non servivano produzioni megagalattiche né effetti speciali,  il suo magico tocco fa dire tutto anche al silenzio.

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Gli spostati

USA 1961 durata 125′

Titolo originale The Misfits

Regia di John Huston

Con Marilyn Monroe, Clark Gable, Montgomery Clift, Eli Wallach, Thelma Ritter, James Barton

 

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