Noi e loro di Delphine e Muriel Coulin

Noi e loro titolo italiano, The Quiet Son titolo internazionale, Jouer avec le feu, titolo originale, Quel che serve di notte, romanzo di Laurent   Petitmangin da cui nasce il film.

I titoli sono importanti e stavolta, a loro modo, dicono ognuno qualcosa di vero del film, in pratica lo raccontano tutto con quella capacità di sintesi che oggi sembra perduta per sempre, sepolti da fiumi di parole inutili.

E il film resta sullo stesso binario semplice e rigoroso, è il caso di dirlo, trattando di un ferroviere, il padre.

Tre uomini, due giovani, i figli, 20 e 23 anni, e il padre, Pierre (Vincent Lindon, coppa Volpi a Venezia) mezza età, gran lavoratore, ex sessantottino, oggi vive solo per questi due ex adolescenti che la madre ha lasciato a lui, morendo.

Nessuna donna, moglie, madre, nonna, morosa a riscaldare la scena, solo loro tre e il loro crudo destino di uomini soli in un appartamento arredato e tenuto alla meglio, dove sembra di essere sempre immersi nell’ombra.

Louis, il più piccolo, ha testa e studia, è educato e responsabile, affettuoso e attento. Supera il test alla Sorbona e troverà una stanza economica a Parigi solo perché padre e fratello lo costringono, lui resterebbe a Nancy, vicino casa, per non pesare sulle magre finanze.

L’altro, Fuss, è quello che si dice un disadattato.Disoccupato, un diploma di metalmeccanico neanche conseguito, ha uno di quei destini segnati che schiere di sociologi e psicanalisti si accaniscono a valutare per individuarne cause e conseguenze.

E questo ci sta, è vero che il sistema ti può annientare, che i tempi che corrono hanno un peso determinante su soggetti di facile presa, che nazi e fascio sono sempre più specchietti per allodole e la violenza (verbale e non) sta diventando il modo più spiccio per sistemare le divergenze; è vero anche che la figura materna (e la sua mancanza) ha il suo peso, soprattutto per figli maschi (con questo ringraziando il buon padre Freud).

E’ tutto vero, ma allora perché i due fratelli prendono strade così diverse?

Un problema di comunicazione col padre molto assente per turni stressanti di lavoro? Manca amore in casa? No, anche senza ti voglio bene e smancerie varie i tre sono molto legati e si capisce da sguardi, gesti, qualche pacca o abbraccio fugace.

Perché dunque Fuss si fa abbindolare da gruppi di fascio-nazisti, frequenta fight club, fa risse con i rossi, ripete slogan razzisti e, alla fine, la vita gli presenterà il conto?

Nessuno stupore né partecipazione commossa o indignata, sappiamo com’è il mondo, da qui a peggio.

Pochi esterni, il dramma si consuma in famiglia, covo di tutte le contraddizioni ed esplode in zone irraggiungibili, fuori controllo. Il fenomeno è reale, nella Francia e non solo, Fuss passa dai campi di calcio in cui era un mini campione a curve di ultras nello stadio dove incontra i nuovi amici.

Pierre guarda con apprensione, sa come può finire, diventa perfino ossessivo a tratti, ma le tattiche sono sempre sbagliate in questi casi. Ama questo figlio, lo segue ma non trova strade, capisce che la sua vita è su un piano inclinato e in tribunale tenta un’arringa difensiva che mette a nudo le difficoltà a vivere di giovani fuori controllo perché senza futuro nè passato.

“Quando odiano chi è diverso e parlano dicendo noi e loro, sappiamo che non può che finire male”.

Integrazione, solidarietà, convivenza interetnica, tutte parole al vento, come bypassarle quando l’unico credo è la violenza?

Le due registe, Delphine e Muriel Coulin, sanno il fatto loro, fanno un film crudo che stride dall’inizio alla fine: martellate, suoni punk, metallici, colori virati al rosso mattone, treni notturni illuminati da torce di controllo binari portate da Pierre che fa il turno di notte.

L’orizzonte è livido, esasperato, il buio avvolge non solo le strade e le case ma la vita stessa. L’impotenza delle vecchie generazioni di fronte alle derive dei giovani che o la droga o ideologie aberranti fanno deragliare come treni impazziti, è lì, in tutta la sua realtà, senza risvolti melodrammatici.

Fuss è il fragile figlio di tempi duri, gli resta un’unica speranza, sempre lei, accucciata sul fondo del vaso di Pandora: nella gabbia in cui starà per il prossimo ventennio, abbraccia il padre e sussurra:   “Spero che Lou ce la faccia, per tutti e tre.”

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Noi e loro

Belgio, Francia 2024 durata 110’

Regia: Delphine Coulin, Muriel Coulin

Cast: Vincent Lindon, Sophie Guillemin, Benjamin Voisin, Denis Simonetta, Hugo Bariller

 

 

 

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