E’ il nome del re di Argo, sposo di Clitemestra, che torna vittorioso da Troia dopo dieci anni di guerra. Con lui c’è Cassandra, una delle figlie di Priamo, fatta schiava e sua concubina.
Sarà ucciso in un tremendo bagno di sangue insieme a Cassandra da Clitemestra ed Egisto, suo amante..
Agamennone è il primo atto della trilogia intitolata Orestea, l’ultima fatica di Eschilo di cui abbiamo conoscenza e il suo punto d’arrivo più alto. Dopo Agamennone la trilogia prosegue con le Coefore, nome del coro di donne portatrici di libagioni sulla tomba del re ucciso.
Nelle Coefore Oreste, giovane diciottenne figlio della coppia Agamennone e Clitemestra, torna con l’amico e cugino Pilade dalla lontana Focide dove la madre l’ha esiliato da piccolo dopo l’omicidio, e compirà la vendetta imposta dalla divinità uccidendo la madre assassina.
Poche parole su Pilade, il giovane cugino legato ad Oreste da grande amicizia, a cui Eschilo assegna una sola, fondamentale battuta in risposta all’accorata domanda di Oreste che deve uccidere la madre per ordine dell’oracolo di Apollo ed è pieno di angoscia:
Oreste: Pilade, che faccio? Ucciderò mia madre?
E Pilade risponde: E dove andranno gli oracoli di Apollo, da Pito imposti, e i giuramenti sacri? Inimìcati tutti, e non gli dei.
L’amicizia fra Pilade e Oreste è un tema forte che percorre tutta questa parte della trilogia dopo Agamennone e segna ancora una volta la valenza di forte valore umanistico del teatro antico.
Ricordiamo che un piccolo bronzo di De Chirico del 1940 si trova a Roma nell’aranceria di Villa Borghese.
Uno dei titoli con cui il bronzetto fu conosciuto, fin dalla sua comparsa, fu Amici antichi, ed esalta il gesto della figura di sinistra, Pilade, che poggia affettuosamente la mano sopra la spalla di Oreste mentre le due teste sono poggiate una contro l’altra.
Un antico marmo che li ritrae nella stessa posizione è a Madrid al Museo del Prado.
La terza tragedia della trilogia è Eumenidi, il dramma della giustizia, la legge che s’impone alle antiche consuetudini barbare.
Oreste si è rifugiato a Delfi perseguitato dalle Erinni scatenate dal sangue della madre. Oggi le chiameremmo sensi di colpa. Sarà Apollo, dio di Delfi in coabitazione con Dioniso nella sede dell’oracolo, a permettere ad Oreste la salvezza inviandolo ad Atene.
Qui, con la mediazione di Pallade Atena, le selvagge Erinni saranno placate diventando Eumenidi (le benevole, la buona mente) e Oreste sarà assolto dal tribunale cittadino dell’Areopago che sancirà la fine del sangue che chiama sangue dando inizio alla supremazia della legge dello Stato.
Agamennone è una tragedia durissima, scabra, compatta, segnata da un senso di imminente rovina che non dà tregua. Se volessimo usare un linguaggio cinematografico la potremmo definire un noir con tinte horror.
Il coro è predominante in tutto lo sviluppo, ed è costituito da anziani argivi disposti sugli spalti della reggia da dove vedono i segnali dell’arrivo della flotta di Agamennone. Scena bellissima i cui valori visivi sono affidati magnificamente alle parole. Nei vecchi argivi si avverte paura, disagio, premonizione per quello che accadrà.
Protagonista assoluta dopo l’incipit è Clitemestra, una donna di cui Eschilo esplora l’animo fino in fondo, con una profondità di lettura degna di un grande psicanalista.
Clitemestra ha nutrito per anni un rancore profondo contro il marito che ha sacrificato la figlia Ifigenia per la ragion di Stato, per permettere alla flotta greca di salpare per Troia.
Dieci anni prima la flotta non riusciva a partire perché bloccata in porto dall’ira di Artemide di cui Agamennone aveva ucciso la cerva sacra durante una battuta di caccia. Odisseo, in combutta con gli altri re capi dell’esercito, fa sapere ad Agamennone che dovrà sacrificare la sua primogenita alla Dea. altrimenti la spedizione resterà ferma. Agamennone, non senza dolore ma privo di alternative, farà arrivare la figlia presso l’accampamento con la scusa di darla in moglie ad Achille, l’eroe sublime che tutte vorrebbero come sposo.
Naturalmente con la ragazza si presenta anche la madre, orgogliosa del gran matrimonio come ogni madre che si rispetti. Agamennone aveva raccomandato al messaggero di dire a Clitemestra di non venire, ma la donna era stata irremovibile. Quando vede Ifigenia condotta con l’inganno sull’altare del sacrificio, Clitemestra giura vendetta.
Sappiamo che la giovane fanciulla fu salvata dalla Dea che la portò via dall’altare sostituendola con una cerva, ma ormai il guaio era fatto e l’Agamennone di Eschilo ci racconta il seguito.
Dieci anni dopo
Clitemestra ora ha un amante con cui regna da anni. Si tratta di Egisto, che a sua volta ha tutte le ragioni per odiare Agamennone, essendo figlio di Tieste, nemico acerrimo del fratello gemello Atreo, padre di Agamennone, per questioni di potere. Atreo aveva invitato Tieste ad un banchetto di riconciliazione e gli aveva servito le carni di alcuni dei suoi figlioletti. Tieste si accorge della tremenda realtà solo dopo aver mangiato. Egisto fu l’unico a sopravvisvere in questa triste saga familiare.
Ora Agamennone si ripresenta dopo dieci anni, avendo ucciso la figlia (Clitemestra non sa dell’intervento di Artemide in salvataggio di Ifigenia) e con la giovane Cassandra sua concubina La faida familiare, a questo punto, può finire solo in un bagno di sangue e Clitemestra si distinguerà per doti di simulazione e adulazione nei confronti del marito al fine di raggiungere il suo scopo.
In tre momenti Clitemestra mette a punto il suo piano:
dialogo con il coro
con il messaggero
con Agamennone che arriva stanco per la lunga campagna di guerra e desideroso di godersi pace e tranquillità nel focolare domestico. Nella vasca da bagno dove lo accompagnerà una moglie gentile e premurosa troverà la morte. Siamo alla scena centrale della tragedia, con il gran tappeto rosso che la regina stende davanti al marito per invitarlo al bagno dove Egisto è pronto a massacrarlo.
Nella tragedia greca le scene cruente si svolgono sempre dietro la quinta di fondo, pena la contaminazione degli occhi dello spettatore. Sentiremo solo le urla.
Il tappeto rosso è un tocco di genio e quel rosso che si dilata sul pavimento fa sempre pensare alla scena famosa di Shining di Kubrick, quando il sangue invade il corridoio dell’Overlook Hotel stendendosi come un tappeto rosso davanti alla follia di mister Jack).
Nella seconda parte della tragedia Cassandra dialoga col coro in un episodio di orrore sconvolgente. Lei sa cosa sta per accadere, conosce la sua fine, ha la condanna che il dio Apollo le ha inflitto di non essere creduta e il suo discorso sembra delirante, quasi onirico, fino a diventare di straziante lucidità nella parte finale.
In chiusura entrano in scena Clitemestra, Egisto e il coro.Egisto vorrebbe fare strage dei vecchi argivi che sente ostili. Clitemestra lo placa, il suo furore si esaurisce nella mitezza di donna stanca di atrocità.
Le sue parole nel finale.
“Altro male non si provochi, o diletto a me su tutti! Abbastanza sia già questa messe di lutti che cogliamo. Questo danno basti: sangue non versiamo. – A voi non tardi di tornare ai vostri tetti, venerabili vegliardi, prima di fare o patir dolorie. Quanto facemmo era fatale. Auguriamo che quest’ora segni la fine d’ogni male=.
Siracusa, teatro greco, 2022
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