3 Natale come mai fino ad allora (Weihnacht wie noch nie)

1935

Come sempre, in apertura di capitolo, scorrono foto di scena che hanno il sapore delle foto ingiallite dell’album casalingo, una voce riassume i fatti accaduti, ci ricorda i protagonisti di questo o quel momento, commenta come si potrebbe fare parlando di ricordi fra amici. Sono istantanee di gente del posto, scene di vita della famiglia Simon, tornano le parole che hanno detto solo in quell’occasione o i modi topici del loro parlare consueto (nonna Katharina ha il primato della citazione, la più vecchia e lo spirito più libero fra tutti).

La voce è quella di Glasich, il vagabondo del paese, quello tornato dalla guerra con le mani rovinate dai gas, sempre in piazza a seguire le storie e le persone.

E’ lui la memoria storica di Schabbach, presente in ogni capitolo della prima sezione, tornerà alla fine di HEIMAT 2 e sarà lui che Hermann W. Simon, l’ultimo figlio di Maria, incontrerà lungo la strada che lo riporterà a casa dopo tanti anni.

Siamo già nel ’35, gli anni passano veloci e alcune storie si sono modificate, altre hanno continuato il loro corso in questo mondo di periferia, immerso nella quiete della campagna renana, dove nulla sembra accadere che non sia il naturale alternarsi del giorno alla notte.

Ma nel ’33, lo ricordano bene, hanno festeggiato il compleanno di Hitler anche lì, e per quest’anno si prepara un altro grande evento: passerà da Hunsrück un’importante delegazione del terzo Reich, tre grossi papaveri che preparano il congresso della Renania.

Lucie entra in fibrillazione, la grande casa con 52 finestre che ha fatto costruire da Eduard, ora borgomastro, con il prestito di un banchiere ebreo, finalmente avrà il ruolo che le spetta e lei potrà coronare tutti i suoi sforzi, nonostante il marito, così privo di ambizioni, si ostini a non capire, a non darsi da fare abbastanza!

Eduard, anima candida sempre disposto ad ubbidirle, ha un’unica passione, la fotografia, e gira con la sua macchina foto, perso ad immortalare appena può ogni momento di vita della piccola comunità. Ora, poi, sembra che gl’interessi solo la mostra che sta organizzando col Gauleiter! Per fortuna è tornato da Berlino per Natale il giovane Wilfried Wiegand, elegante e impettito obersturmfürher (“sembra Dio sceso in terra” commentano in paese) e le cose sì che adesso volgeranno nel verso giusto, pensa Lucie, piena di vezzi e mossettine verso il biondino, mentre il marito corre giù in cantina a prendere di quello buono.

E’ Wiegand il tramite del partito per l’organizzazione della tappa a Hunsrück dei tre grandi, Lucie non sta nella pelle, si dà molto da fare perchè si aspetta che si fermino per un lunch a casa sua, l’unica che possa degnamente ospitare un tale evento.

Non accadrà, il suo sogno sfuma e i grandi useranno la sua casa per una breve sosta segreta, si vedrà solo il loro portavoce che ringrazia e, invisibili come divinità, usciranno di scena col seguito di SS e macchine rombanti. Gli affari di Stato li aspettano, la Grande Germania da costruire è nelle loro mani.

Lucie ed Eduard restano in cucina a consumare mestamente tartine e tazze del vino migliore, mentre fuori il piccolo guercio del posto, Hans, scivola con lo slittino sul ghiaccio.

“Mai che succeda qualcosa in questo Hunsrück di cui una persona possa sublimarsi” piagnucola Lucie, che non sa più cosa inventare per appagare la sua ambizione e dare un po’ di carica al povero Eduard, sempre più disorientato e fuori posto con quella divisa addosso!

Nel Natale appena passato tutto il paese si è riunito nella chiesa cattolica e per la prima volta ne hanno ammirato le luci e i canti, il rituale così solenne.

C’è ottimismo in giro, tutto sembra andare davvero per il meglio ora che il Terzo Reich ha messo le cose a posto e la gente spende, girano belle macchine, Pauline e il marito vendono tanti orologi!

Fuori dalla chiesa Eduard ha fatto belle foto di gruppo, mentre dalla casa di papà Wiegand arriva l’eco di un discorso del Fürher, amplificato dal grammofono.

Wiegand non è andato alla messa di Natale, “la vera religione ora”, ha dichiarato a voce alta, che tutti lo sentano bene “è quella hitleriana”.

Il telefono è arrivato anche in paese, della riforma agricola e del recupero crediti si parla con entusiasmo, le speculazioni delle banche ebraiche e il malgoverno di Weimar per fortuna sono acqua passata!

Maria e il timido Anton sembrano, con Katharina, le uniche persone rimaste con i piedi per terra in questo invasamento collettivo, come il piccolo Hans, il ragazzo con l’occhio guercio che mira così bene ai pali del telegrafo.

Un giorno, era in giro a bighellonare, una SS di guardia l’ha visto sul bordo di un campo di lavoro che guardava curioso i prigionieri.

Gli ha detto: “Ragazzo, tu sei un tiratore nato, con quell’occhio chiuso. Guarda, se io punto il fucile su quell’uomo, chiudo un occhio e sparo, pum, quello cade.”

La lezione di tiro all’uomo è servita, Hans è cresciuto nella propria autostima e ora passa il tempo sparando ai cappuccetti di porcellana bianca dei pali del telegrafo. Non ne sbaglia uno.

Prevale il bianco e nero, in questo episodio, il colore si accende poche volte, spesso quando il potere entra in scena, a volte solo per rapidi guizzi.

Ultima inquadratura, la lunga strada fuori dal paese è lucida di pioggia e la fila di pali del telegrafo corre ai lati; sopra, il cielo livido,  Hans corre sulla sua bicicletta.

Siamo dalle parti di Cartier Bresson, “… c’è un istante in cui tutti gli elementi che si muovono sono in equilibrio”.

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Indice HEIMAT 1