Congedo da Schabbach (Abschied von Schabbach)

1999

11 agosto 1999, eclisse totale di sole visibile da Monaco.

Il capitolo finale di HEIMAT unisce i due punti estremi del suo segmento spaziale, Monaco-Schabbach, celebra l’ultima “festa dei vivi e dei morti” e luce e buio si fondono in uno straniante “effetto notte” che scende sulla città, mentre tutti guardano in alto, in silenzio, trattenendo il respiro.

Si riannodano nel gran finale tutti i fili dell’enorme matassa fatta di tante storie, nel crescendo sinfonico leggero e arioso con cui Reitz riporta tutti i suoi personaggi più cari alla ribalta, e li fa sfilare in una parabasi che sembra voler coinvolgere il suo pubblico, come una volta dal proscenio del teatro delle maschere, ora che tutti i problemi sono posti, le domande fatte, le risposte in gran parte rimaste in sospeso.

 

Gunnar, ex operaio della DDR, ex Mauerspecht, picconatore a tempo pieno del muro della vergogna, arricchito quanto basta per poter buttar via marchi senza problemi, capace ancora di dire “i soldi non sono tutto”, è il servus currens, il geniale capocomico che inventa il “teatro nel teatro”, e crea, abilmente mimetizzato dietro le quinte, la grande festa di fine millennio nella casa di Hermann e Clarissa sul Reno.

 

Gunnar è a Monaco in quel giorno speciale di agosto, deve presentarsi in carcere a scontare sei mesi per guida in stato di ebbrezza.

Lì seguirà tutta la prassi dei controlli, fosse stato un assassino non l’avrebbero trattato peggio.

Ma Gunnar è uno dei personaggi più positivi di HEIMAT, Uwe Steimle, l’interprete, un cabarettista prestato al cinema di Reitz con ottime performances attoriali, è l’anima di questo capitolo dell’addio e dà la giusta misura al tono, dal tragico al macchiettistico, che poi è quello che la vita vera reclama.

Nella RDT era tutta un’altra cosa per la faccenda dell’alcool, – brontola mentre il secondino l’accompagna in cella– tasso 0,0 .e oggi? c’è chi dice 1,5 , altri 0,8, non si sono messi d’accordo, come faccio a saperlo io? e poi, quella macelleria! quello mi arriva sparato al centro di una curva, e se di notte ti viene davanti una macchina con gli abbaglianti? Voglio vedere chi è capace di evitare lo scontro senza finire dentro al negozio! E così, grazie a me, il Comune si è accorto di questo pericolo per il traffico, chi ci ha rimesso sono io e la strada della morte è diventata a senso unico e il buon macellaio si è rifatto il negozio a mie spese …. è venuta perfino la TV bavarese, però questo nella sentenza non lo scrivono e scrivono “resistenza a pubblico ufficiale”-

 

Entrando in cella aggiunge: “Gunnar Brehme sarà un vero esempio di detenuto modello”.

Dalla cella è sicuro di uscire prima del tempo per buona condotta, c’è il Capodanno da organizzare e non dà retta al compagno simil-nazi, palestrato, rasato e tatuato che gli dice beffardo:

Leccargli il culo, se intendi questo mi viene da vomitare, cazzate cristiane e psicomerda, o si è pecore o si è lupi, ricordatelo! Con questi devi tirare fuori le palle, così sanno con chi hanno a che fare! Fa’ un gran casino, provoca qualcuno e rompigli la faccia a furia di cazzotti, così, per divertimento, nel West End per esempio, fa’ scoppiare qualche bombetta così alle donne volano via le mutande….”.

 

Gunnar non gli dà retta e a suon di fax, telefonate e costosi bonifici farà partire la più grandiosa festa di fine millennio che si possa immaginare, metterà in moto mari e monti per ordinare meravigliosi fuochi d’artificio sul Reno, squadre di elettricisti, cuochi e musicisti convergeranno nella Günderrode-House, perchè da lì è iniziata la nuova vita per tutti e lì tutti dovranno ritrovarsi la notte di Capodanno.

Ma lui non uscirà dal carcere prima della scadenza, mentre il mondo brinda al nuovo millennio, lui, sulla brandina, guarda la cartolina-carillon che gli ha portato Nadine, la figlia che non vedeva da anni.

Jennifer, l’altra figlia, era rimasta piuttosto indifferente, quella sera a Monaco, dopo l’eclisse, quando lui era piombato in casa della moglie così, tanto per rivederle, in attesa di andare in carcere.

Aveva guardato il sole senza occhialetti affumicati, il mattino, e gli occhi gli lacrimavano da matti, non era commozione, no di certo, Gunnar non piange!

 

Nei pochi mesi che separano l’estate dal Capodanno c’è ancora tempo per veder fallire il progetto di Lulu e del museo, con il container dei quadri di Ernst, il “tesoro dei Nibelunghi”, sepolto definitivamente sotto le tonnellate di terra della frana provocata dalle cariche di dinamite fatte brillare per recuperarlo, e c’è tempo di morire, stavolta tocca a Rudy, vecchio oste saggio di Schabbach, un altro pezzo di memoria storica che se ne va.

 

Per Hermann il percorso fino al funerale è un viaggio onirico nella memoria, e inizia sull’autostrada che lo porta a Schabbach:

“… e a un tratto mi si apre il cuore, mi appare la sagoma dei monti dell’ Hunsrück, nomi conosciuti di località di famiglie note, nomi di strade  di boschi, di case sperdute, punti di riferimento, percepisci il senso del luogo, sei come un cane che ritrova la memoria col naso, storie sepolte sotto terra, nomi di morti, Rudy Moltz, adesso anche lui è diventato storia”.

Nel sogno, sotto i due tigli gemelli dei suoi sedici anni, tornano i morti, riemergono dal profondo rimozioni che si fondono con la realtà, e ancora una volta la sua macchina, sotto la pioggia battente, si arresta davanti ad una bara ferma al centro della strada, come allora, nel 1982, quando arrivò tardi al funerale di Maria (cfr.HEIMAT prima parte, 11, La festa dei vivi e dei morti).

 

Il costante substrato della sua esistenza.

“Da principio tutto gli è dato, tutto dipende da lui, tutto gli accade ed è solo con grande sforzo che alla fine riesce a conquistarsi e a mantenere una sfera di relativa libertà. Solo quando si è assicurata tale conquista, solo allora, è in condizione di poter riconoscere che si trova di fronte alle sue fondamenta, ai suoi principi – involontari perché gli sono stati dati – che egli non può sopprimere. I suoi principi non sono semplicemente qualcosa che appartiene al passato, ma vivono in lui come il costante substrato della sua esistenza, plasmandone la coscienza almeno tanto quanto il mondo fisico che lo circonda.” (C. G. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni).

 

Anton, Ernst, Lutz o Rudy che parla per enigmi del “tesoro dei Nibelunghi” o dice “oggi si sente con gli occhi e si guarda con le orecchie” , con la stessa profetica chiarezza di un oracolo.

Il suono delle campane e la banda del funerale riportano Hermann alla realtà.

Nel cimitero il suo sguardo si ferma sui nomi della sua giovinezza, Lucie, Katharina, Maria, Mathias, .come quel giorno lontano, dopo il funerale di Maria, mentre girava tra le tombe fiorite parlando col guardiano, ma allora c’era tanta luce e i colori erano brillanti.

Il legame con Clarissa sembra aver trovato il suo equilibrio:

“Se tu canti le mie canzoni, quelle che ho scritto per la tua voce, riacquisto la mia sicurezza”.

“Dopo la mia malattia io so che non saremo mai al sicuro” risponde Clarissa.

Il concerto di Monaco, la sera dell’eclisse, li vede insieme, per la prima volta dopo gli appuntamenti mancati per anni, come il concerto per “violoncello mancante”, anche allora a Monaco.

Clarissa canta un testo della von Günderrode:

 

E’ tutto silenzioso e vuoto,

niente più mi dà gioia

gli odori non profumano più

l’aria non spira più

il mio cuore è così pesante.

Tu rosso intimo

fino alla morte,

il mio amore deve somigliarti

senza mai arretrare

fino alla morte.

A te rosso incandescente

deve somigliare.

 

La festa di fine anno si avvicina, Lulu è l’unica che mancherà, insieme a Gunnar, l’organizzatore.

Avrebbe potuto accettare la proposta di matrimonio di Delvaux, l’architetto francese dallo sguardo buono che ha lavorato al progetto del museo e ama Hölderlin:

“Lo sai cos’ha di stupendo Hölderlin? In tutto vedeva un inizio e si entusiasmava.”

A Lulu quella proposta sembra fatta con l’intenzione di salvarla. Certo non è così, ma è anche certo che sceglierà la solitudine.

Per Lulu la storia del museo era qualcosa di più che un museo, era una storia di famiglia, qualcosa di cui essere orgogliosa: “non ho mai tenuto di più a un progetto come a questo”.

Difficile, quasi impossibile, ora, credere a un nuovo inizio.

Il piccolo Lukas è al sicuro da nonno Hermann che gli insegna a suonare il pianoforte, lei andrà da Rholand, erano insieme anche quando morì Lutz, forse sarà l’ultimo Capodanno per lui, c’è una condanna a morte per AIDS  senza speranza di sospensiva.

Non dipende completamente da noi essere o no felici”, e su questo tutti devono rassegnarsi.

 

31 dicembre 1999

E’ la fine del millennio, gli invitati ci sono tutti, la Günderrode-House risplende, vecchie e nuove storie si riassumono, incontri inaspettati stupiscono, Galina si è risposata, Hartmut ha fatto fallire la Simon Optik, ha ripreso la solita moglie, ora vende vino per conto del suocero e tratta affari in comune col marito di Galina; Udo, il palazzinaro dell’Est, a cinquant’anni ha scoperto di poterlo fare sei volte in una notte con una ventitreenne da sballo, ma Jana, la moglie, è sempre lì, forse sospetta ma non dice niente; qualcuno ha deciso di rendere pubblica la propria omosessualità, qualcun altro ha messo su una buona attività commerciale e gli basta così, tutti si chiedono dov’è Gunnar ma nessuno lo sa, alla fine smettono anche di cercarlo, e a mezzanotte, finalmente, dal fiume saliranno le stelle.

Clarissa canta Maybe this time.

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1 gennaio 2000

E’96l’alba del nuovo millennio, la piazza è deserta, Lulu, Rholand e il suo amico sono belli, giovani e infelici, camminano con una bottiglia in mano.

Previsioni di Rholand per il futuro:

“Piano piano gli orologi spariranno perché nessuno bada più alla puntualità, in architettura spariranno gli angoli retti perché stiamo imparando a far crescere le case come le piante, gli uomini diventeranno donne e le donne uomini, saranno persone, avranno libertà di scelt,  faranno tutto contemporaneamente”

Lulu deve tornare da Lukas, li saluta :“Io inizio senza lavoro il terzo millennio, senza un progetto, senza soldi e senza aiuto”

Gli occhi di Lulu sfumano in un trionfo di filtri azzurrini.

La lunga storia di HEIMAT finisce qui.

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