KOSMOS di Reha Erdem

I tre membri dei Silver Mt. Zion (Efrim: chitarra, piano, voce; Thierry: contrabasso; Sophie: violino) per un sound in cui s’incrociano folk e musica tzigana, chamber-rock e post-rock, in una combinazione di straordinaria intensità emotiva.

E’ Kosmos, film dalle straordinarie sonorità che accompagnano una fotografia superlativa e circondano di un alone magico, folle, catartico Kosmos, il misterioso personaggio venuto dal nulla, caduto dagli spazi siderali nella neve di un villaggio di frontiera della montagna turca, dove arriva correndo, sembra una fuga, piange, ansima, ma nessuno lo insegue, corre sul greto del fiume, entra in acqua e afferra il corpo di un bimbo che la corrente gelida sta portando via, salvandolo in extremis.
Un giorno Kosmos sparirà correndo, ancora lungo la stessa pianura bianca a perdita d’occhio, sarà un puntino sempre più piccolo in lontananza, la macchina salirà lentamente a riprendere un cielo immenso, dai bagliori di metallo argentato dove campeggia una luna bianchissima, immobile, circondata dalle costellazioni brillanti.

 

La musica dei Silver Mt.Zion rende tutto reale e irreale in questa favola di una condizione umana sfiorata per un attimo da una presenza metafisica, che altera equilibri antichi, scatena contraddizioni ed è contraddizione essa stessa.
Nel contatto con gli uomini e le loro logiche l’innocenza di Kosmos non ha cittadinanza, alchimie perverse trasformano in morte il suo messaggio di vita e di amore.

La piccola comunità di montanari poveri, spesso malati e infelici, lo accoglie dapprima con generosità, le sue capacità taumaturgiche risvegliano speranze, ma Kosmos non è un santo né un profeta, è solo amore puro che non conosce i limiti che l’uomo s’impone, e dunque diventa un corpo estraneo, da espellere.
Kosmos ruba per dare a chi ha bisogno, fa discorsi che suonano incomprensibili, si muove privo di gravità perché la sua unica forza di gravità è, lui dice, l’amore, ma Kosmos è il diverso, colui che gli altri guardano perplessi, viene accolto perché può dare, ma poi è espulso perché non si può capire.

Solo Neptun, il nome che si dà per lui la ragazza del fiume, sorella del bambino salvato, entra in sintonia con la sua dimensione, la loro è una ricerca continua l’uno dell’altra, fatta di corse nella neve, un dialogo che usa il linguaggio degli uccelli, nessun contatto fisico, solo sguardi, silenzi e canto, e poi gli immensi sorrisi di Kosmos che illuminano la scena come una luce, ma poi il buio scenderà al suo urlo lacerante che vede morte dove voleva ci fosse vita e felicità.
E dunque dovrà fuggire, di nuovo, passando da quella porta che Neptun apre per lui, verso quella pianura innevata fino all’orizzonte lontanissimo, e solo allora capiremo da dove veniva, da chi fuggiva all’inizio del film.
Fuggiva dagli uomini.

 

Reha Redem

Opera del 2009 della già lunga carriera di Reha Erdem (nel 1989 con A Ay vinse il premio dell’Associazione degli Scrittori turchi per il miglior film dell’anno) il più importante regista turco contemporaneo, riconosciuto anche all’estero con partecipazioni importanti (Berlinale, Torino, Roma) e nomination all’Oscar, Kosmos è un’opera di grande bellezza in tutte le sue componenti, contiene un messaggio forte che l’autore affida ad uno script che ha la suggestione delle antiche scritture sapienziali e, soprattutto, alla presenza impetuosa di Saygin Soysal, un angelo disperato, luminoso, troppo umano e costretto alla fuga.

Frequenti intermezzi di crudo realismo a forte carica simbolica sono le scene girate nel mattatoio, il contrasto col gelido candore esterno accentua la sensazione di straniamento che percorre tutto il film, un senso di profondo smarrimento si respira in ogni scena, mentre la neve cade, ininterrotta, a coprire di tristezza e silenzio un mondo senza felicità.

 

Kosmos
Turchia, 2009, durata 110’
regia di Reha Erdem
con Saygin Soysal, Türkü Turan, Serkan Keskin, Sermet Yesil, Nadir Saribacak, Murat Deniz, Cüneyt Yalaz, Suat Oktay Senocak, Akin Anli, Hakan Altuntas

 

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