L’appartamento di Billy Wilder

 

Suicidarsi a Natale? Perché no? E’ il momento migliore perché passi qualche angelo a impedirlo. Ci stava provando George Bayley, cittadino di Bedford, quando arrivò Clarence, angelo senza ali, e conclusero che la vita è meravigliosa, cadde la neve e tutti aprirono i regali di Babbo Natale sotto l’albero.

Qui a suicidarsi ci prova Fran Kubelik, una Shirley MacLaine così carina, simpatica e dolce da meritare in pieno Jack Lemmon, detto Cicci, impiegato di concetto che, per far carriera, presta il suo appartamento ai superiori dediti a innocue (per loro) scappatelle.

Gli ingredienti ci sono, un tubetto di sonniferi nel bagno di Cicci, che gli serve a recuperare un po’ di sonno, visto il traffico che si svolge a casa sua e Sheldrake, il capo dei capi, quello sul piano più alto del grattacielo, così insospettabile e compassato da sembrare una persona seria. Nella parte un Fred MacMurray più antipatico che mai, sembra che ci goda a provocare lo spettatore in platea! E chi penserebbe mai che è lui ad aver conquistato l’irraggiungibile miss Kubelik degli ascensori? Non ce l’aveva fatta nessuno, lei sempre gentile e carina, con quel bel fiore fresco sul vestito e un sorriso per tutti, ma le mani a posto, per favore!

Tornando al Natale, anche lì c’è tutto:

c’è Sheldrake che deve scartare i regali nella bella casa di White Plains con i bambini che giocano con i nuovi giocattoli trovati sotto l’albero e la bella moglie fedele e rassicurante al suo fianco (e dunque non è certo il momento per parlare di divorzio!),

c’è la segretaria a cui l’aveva promesso (il divorzio) quattro mesi prima di prometterlo anche a Fran e che da vera amica ha spifferato tutto a Fran durante la festa degli auguri di Natale in ufficio,

e c’è Fran che, nonostante tutto, lo ama.

Per finire ci sono i regali di Natale da scambiare, altrimenti il divino bambino potrebbe non nascere. Ma dove scambiare quelli che non sono depositati sotto l’albero? Nell’appartamento di Cicci, e dove sennò?

Non dimentichiamo a questo punto che Cicci sta salendo di piano in piano con le promozioni nel ramo “soccorso a mariti insoddisfatti”, e l’esclusiva per l’utilizzo del suo appartamento al gran capo lo ha portato alla vicepresidenza, ufficio a fianco di Sheldrake e toilette privata.

Tallone d’ Achille di Cicci: la signorina Kubelik.Lui l’ama, non lo confesserebbe neanche a sè stesso, ma è l’unico a togliersi il cappello in ascensore, e questo Fran l’ha notato.

Strade che s’incrociano, si scontrano, si aggrovigliano, la commedia degli equivoci impazza, il rincorrersi frizzante di situazioni sempre più esilaranti non ha freni, c’è il Wilder migliore qui, da 3 Oscar: sceneggiatura, scenografia, miglior film.

Per tornare al suicidio: sì, un bigliettone da 100 dollari come regalo non è proprio il massimo fra i regali d’amore, forse è perfino una bella cafonata, anche se all’epoca si comprava parecchio con quei soldi. La povera Fran, però, non è allegramente cinica come le colleghe e restare sola nell’appartamento di Cicci con cento dollari e il rimmel che cola sulle guance la porta per forza in bagno.

E lì ci sono i sonniferi.

Il nostro Cicci, che nel frattempo ha capito tutto, capisce anche questo e corre dove lo porta il cuore, l’importante è che lei si salvi e meno male il vicino di casa medico che la notte di Natale non ha impegni e arriva con la sua borsa miracolosa. Il suo nome è Dreyfuss, con un nome del genere è normale che abbia antenati europei, magari ebrei, mastichi il tedesco e gli dica una parola magica.

Il bivio drammatico, a questo punto, per Cicci è: tenersi il posto con toilette personale o mollare tutto e recuperare la propria dignità di “mensch” ( questa è la parola magica)?

All’odioso Sheldrake che il giorno dopo arriva bel bello a chiedergli come al solito la chiave, ne restituisce una: quella della toiletteE così la notte di Natale il nostro Cicci è solo con una Magnum di champagne nell’ appartamento, finalmente suo.

Come la passerà? La berrà da solo? Andare al cinema per saperlo.

Solo l’11 e 12 dicembre, in versione originale con sottotitoli italiani e splendido restauro. La fotografia in bianco e nero di Joseph LaShelle in formato widescreen dà alla Grande Mela degli anni Cinquanta il gusto amarognolo di un piccolo limone, la storia è consueta, Natale è in arrivo, ieri come oggi, tutti sono più buoni e la febbre dei regali è al massimo.

L’unica differenza è che L’appartamento non è un cinepanettone ma un gran film, e questo sì è un regalo.

 

L’appartamento

The Apartment – USA, 1960, durata 125’

regia di Billy Wilder

Sceneggiatura: Billy Wilder, I.A.L. Diamond. Fotografia: Joseph LaShelle Montaggio: Daniel Mandell Scenografia: Alexandre Trauner. Musica: Adolph Deutsch.

Interpreti: Jack Lemmon (C.C. Baxter), Shirley MacLaine (Fran Kubelik), Fred MacMurray (Jeff Sheldrake), Ray Walston (Joe Dobisch), Jack Kruschen (dottor Dreyfuss), David Lewis (Al Kirkeby), Hope Holiday (Margie MacDougall), Joan Shawlee (Sylvia), Naomi Stevens (Mildred Dreyfuss), John Seven (Karl Matuschka). Produzione: Billy Wilder per The Mirisch Company.

 

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