Arrivano i russi (Die Russen kommen)

1992-93  

Dopo due anni di detenzione per traffico di opere d’arte in Unione Sovietica Ernst torna a casa. Il crollo dell’URSS ha facilitato le operazioni diplomatiche per il suo rientro in Germania e con lui arrivano anche i russi, un gruppo di origine tedesca che s’insedierà nelle abitazioni lasciate dagli Americani della base militare di Hahn in fase di smobilitazione.

E’ stato determinante al fine del suo rilascio il fatto che l’Unione Sovietica, le cui leggi Ernst Simon aveva violato, non esiste più in quanto tale”  dice la giornalista televisiva in attesa dello sbarco in aeroporto.

Non resta che pensare che il reato sia caduto in prescrizione con la fine di quel regime, altrimenti come spiegare lo stato di assoluta libertà di cui ora godrà Ernst?

Ma forse per reati di quel genere (corruzione di pubblici ufficiali, spoliazione di beni artistici e loro esportazione in altri paesi) due anni sono più che sufficienti. E’ accaduto di peggio in altri tempi ai marmi del Partenone:

Grazie ad un’abile azione diplomatica e con l’aiuto perspicace di alcuni suoi collaboratori come il reverendo Hunt e l’artista italiano Lusieri, lord Elgin, ambasciatore a Costantinopoli,riuscì ad ottenere dalle autorità turco-ottomane che governavano ad Atene, il permesso di salire all’Acropoli e prelevare “alcuni pezzi” dagli antichi monumenti.Questi “pezzi” si trasformarono presto in intere parti di edificio, come una cariatide dell’Eretteo o le più belle metope dal Partenone.L’intero “bottino” fu poi trasportato a Londra e successivamente venduto al governo britannico.Le modalità con le quali Elgin entrò in possesso dei Marmi, erano già poco chiare all’epoca; tant’è che il Governo inglese, prima di acquistare la “collezione Elgin”, istituì una commissione per verificare la legittimità del possesso da parte di Lord Elgin.Alla fine il Governo acquistò la collezione e la diede in custodia al British Museum, dove si trova a tutt’ oggi..

Ad ogni modo Ernst ora è cambiato, più aperto agli altri, solidale con chi ha visto soffrire in quel Paese per una detenzione ben più lunga della sua, dunque il suo aiuto al loro insediamento a Schabbach, in una nazione libera, ha tutta l’aria di un’espiazione volontaria e doverosa.

Tu sei uomo molto buono” gli grida Galina, giovane profuga che si allontana con gli altri sul camion che li porterà nelle nuove case.

Ernst continuerà a custodire la sua preziosa raccolta d’arte nella galleria sotterranea accessibile solo a lui, 1072 quadri di valore inestimabile chiusi in tre containers in acciaio a temperatura costante  di 16  gradi e mezzo e umidità 53%.

Il suo obiettivo è creare un museo nel paese per farle conoscere e dare lustro alla sua Heimat, pensa anche ad una grande sala da concerto per Hermann, è un sogno che coltiva da tanti anni in solitudine, lui dice che le grandi imprese si compiono da soli e volare era sempre stato il suo mondo. Ora che è a terra e quello che ha sognato è solo servito a renderlo più triste, il bisogno di avere qualcuno su cui contare si fa sentire.

La famiglia, Anton, i nipoti, tutti lo sentono estraneo e lui non ha mai fatto niente per integrarsi. Resta Tobi, il vecchio compagno di ribalderie che Ernst ora cerca a Dresda, la sua città. Il camion con la statua di Lenin è sempre lì, nel prato fuori del paese, un ricordo che forse può riunirli.

 

Die Mauer ist in unseren Köpfen (Il muro è nelle nostre teste) è una bella scritta che si snoda come un serpente sulle scale di casa di Tobi.

Ernst ha girato parecchio nel quartiere per trovarlo col suo fuoristrada e la donna che gli dà indicazioni ha esclamato: “Ah, ma lei non è uno di quegli immobiliaristi dell’Ovest sempre in giro qui intorno!”.

La riunificazione delle due Germanie comincia a far vedere il suo lato più vero, la faccia più rapace del capitalismo che ha fiutato l’affare e ha iniziato la sua sistematica opera di smantellamento della cultura dell’Est, considerata vuoto a perdere.

Vicende simili si vedranno in molti paesi dell’Est dopo la fine dell’impero sovietico e il mercato immobiliare è il più adatto a spericolate operazioni finanziarie.

Il fascino dell’Ovest non risparmia neppure i nativi.

Tobi gira le spalle ad Ernst, ora c’è l’arte “paesaggistica”, installazioni che allargano il campo d’azione dell’artista allo spazio ambientale, happening, nuove frontiere della ricerca artistica, i quadri di Ernst  non gl’interessano ed evidentemente neppure la sua amicizia.

Udo, l’altro operaio venuto dall’Est a restaurare la casa di Hermann e Clarissa, riappare con un loock da palazzinaro che suscita lo sguardo tra ironico e perplesso di Hermann, a cui vuol vendere un appartamento super lusso restaurato da poco.

Udo, te ne intendi di capitalismo molto più di me!

 

Ritorno a Schabbach

Si torna a questo punto all’Hunsrück, dove l’azione si ferma a raccogliere le fila per gli ultimi tre capitoli e annotare nuove tappe.

La grande famiglia di Anton, ramificata in figli e nipoti da un lato, e “la casa dell’amore” di Hermann e Clarissa dall’altro, anch’essa aperta e ospitale, saranno il centro di attenzione.

Case accoglienti, carriere e fortune accumulate con fatica e impegno, eppure, dietro la promettente facciata di questa buona borghesia che sfila su gran macchine di ritorno dal battesimo dell’ultimo erede, un ignaro Mathias Paul Anton che sarà nominato erede universale dal nonno, con notaio al seguito, davanti a tutti i commensali riuniti a banchetto, si agitano passioni e frustrazioni non proprio edificanti.

Anton si muove con paternalistica indifferenza, ai figli ha dato il meglio, tranne la possibilità di volare con le proprie ali.

I figli gli rendono pan per focaccia, in particolare Hartmut, e le coronarie del padre saranno messe a dura prova.

Il piccolo neonato si trova lì solo per caso, il nostro Hartmut, quella sera, nella lussuosa vasca idromassaggio, più che alla moglie pensava, vedendola in sovraimpressione, alla piccola Galina, giovane bellezza venuta dall’Est con le guance paffutelle e un maritino troppo all’antica.

La storia fra i due sfocerà in un divorzio che non farà felice nessuno, come vedremo nell’ultimo capitolo.

Hermann e Clarissa accolgono con doveroso affetto l’arrivo di Lulu con amico e fidanzato al seguito, ma dimenticano il giorno della sua laurea e i tre la festeggeranno senza di loro.

Forse, se fossero stati insieme, i tre amici spensierati e un po’ brilli non avrebbero dovuto chiamare un taxi, forse sulla strada del ritorno non sarebbero finiti contro la Porsche di Hartmut con Galina in fuga dalla famiglia opprimente, e forse Lutz, il fidanzato, non sarebbe morto e non sarebbe nato un altro orfano nove mesi dopo … ma chi può dire cosa decide a volte il destino?

indice Heimat 3