Dolor y Gloria di Pedro Almodovar

a cura di Lucia Pompei
Dolore e gloria, titolo impegnativo, importante, per il nuovo film di Pedro Almodovar, o meglio, Almodovar tout court… (v.titoli di coda)
Dunque vediamo: un regista di grido, Salvador Mallo, giunto oltre la mezza età, è infelice. Vive in una casa da sogno, elegante e firmata, con una domestica del suo paesello, ha una segretaria-tata che lo adora e accorre a tutte le ore. Salvador non fa nulla da anni, soffre di varie malattie, quasi tutte psicosomatiche, tranne un problema alla gola che si rivelerà poi di facile risoluzione… e non puo’ essere diversamente visto che Antonio Banderas, che lo interpreta a onor del vero magistralmente, è un figo pazzesco, appena appena invecchiato unicamente da una barba sale e pepe e qualche ciuffo arruffato ma giovanilmente folto.
E da qui si scatena una serie di flashback con classica miseria mediterranea, cioè vita pittoresca addirittura in una grotta, madre bellissima ( Penelope Cruz) ma molto, molto ingombrante e volitiva, padre più o meno inesistente, e infine la scoperta della sessualità nella figura di un aitante e, direi, ben dotato imbianchino, a cui lui, bimbo prodigio,ha insegnato a leggere, scrivere e far di conto.
Sto volutamente esagerando,ma è perché il film mi ha convinto poco: Salvador non ha risolto il rapporto con la madre, e neppure con il suo attore di un tempo, Alberto, né con Federico, l’amante amatissimo che lo aveva abbandonato anni prima, ed è per questo che soffre. Però tutto si snoda in lunghe sequenze silenziose, che vedono il regista compiere semplici e meticolosi atti quotidiani, rimuginando in un silenzio inerte, troppo inerte, nel quale si mangiucchia cibo pronto o si sniffa eroina,così, tanto per arrivare a sera, in una solitudine interrotta solo dalla segretaria incomprensibilmente devota che lo chiama al telefono.
Alla fine, molto rimuginata e, a mio avviso, poco approfondita e motivata, la crisi si risolve, Salvador elimina i suoi fantasmi, fa pace con Alberto, rivede Federico e chiude finalmente il rapporto con lui,e, cosa piu’ importante, sistema la madre in una teca sigillata, che è poi il posto dove tutte le madri ‘ intense ‘ andrebbero collocate, cioè fa un nuovo film, proprio sulla sua infanzia.
Ho avuto l’impressione che tutto si regga principalmente sulla bravura degli attori, specie del bravissimo, splendido bambino, e questo non è mai un bene.
Inoltre suppongo che un regista spagnolo, anche del calibro di Almodovar, senta sempre dentro di sé l’imperativo categorico di fare un film “spagnolo”, con tanti colori, tanto sole e tante fantasticherie, tutto un repertorio che ci si aspetta,ma che pesa e spesso finisce per nuocere.
Ovviamente ogni autore ha il suo stile, il suo marchio di fabbrica, compresa la riconoscibilità etnica, ma io aspetto con pazienza un film spagnolo con attori magari castani, un po’ spelacchiati,o male in arnese, in una cittadina dove è brutto tempo, magari in autunno…
Dolor y gloria
Spagna durata 108′
Regia di Pedro Almodóvar
Con Antonio Banderas, Penélope Cruz, Asier Etxeandia, Leonardo Sbaraglia, Julieta Serrano
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