Come ogni tragedia greca, Prometeo incatenato è il dramma della condizione umana soggetta al destino e all’imminenza della morte. Una possibile via d’uscita da questa angoscia è data dal progresso della tecnica che gli offre una provvisoria e fallace convinzione di essere immortale e dominare il destino.
Il fuoco è il primo passo in questa direzione, simbolo della tecnica necessaria all’uomo per sopravvivere e dominare la natura, che lo vorrebbe altrimenti ben presto soccombente a tutto in quanto anello più debole della catena.
Prometeo incatenato nel 2012
Prometeo, titano coraggioso e ribelle, ruba il fuoco a Zeus che lo teneva accuratamente nascosto agli uomini, ben sapendo che l’uomo potente si sarebbe opposto al suo domini tirannico.
Il furto del fuoco non rimane impunito e Prometeo viene incatenato alla rupe perché il suo atto, mosso da filantropia, agli occhi di Zeus è considerato un peccato di ybris, di arroganza.
Prometeo diventerà così in eterno il simbolo della ribellione contro il potere tirannico, ma il suo destino sarà di soccombere di fronte alla necessità impersonata da Zeus.
L’ordine dell’ Universo è intangibile, l’uomo è destinato alla sconfitta, sia anche un titano, fascia intermedia fra uomo e dio.
Il potere del dio è assoluto, ma l’uomo ha il diritto di ribellarsi lottando, in questo è la sua dignità, nell’orgoglioso eroismo della cui vanità è ben consapevole.
Questa tragedia ha sempre presentato difficoltà di attribuzione, anche se ormai fa parte del catalogo Eschileo.
Perché questo problema?
Innanzitutto per il linguaggio, lontano dal sublime e arduo mondo linguistico eschileo. Poi per una certa tendenza al patetico, tono molto lontano dalla grave compostezza del teatro di Eschilo. Infine, e soprattutto, per l’immagine di Zeus, presentato come tirannico persecutore dell’umanità e non come supremo garante di giustizia. La religiosità di Eschilo è estranea ad una simile concezione del dio.
Forse l’opera appartiene ad un autore della cerchia sofistica, molto più tarda, o forse negli altri due drammi non pervenuti della trilogia, Prometeo portatore di fuoco e Prometeo liberato, ci sarebbe stata un’evoluzione che non ci è dato sapere.
Al di là di queste problematiche strettamente filologiche, il Prometeo incatenato ha comunque segnato una tappa fondamentale per la considerazione acquisita dal personaggio nella cultura occidentale.
Prometeo è il ribelle che ha donato agli uomini il fuoco inaugurando il cammino della civiltà.
Protagonista positivo, dunque, in lotta contro il potere assoluto e arbitrario del Dio, è anche depositario di un segreto che Zeus tenta di estorcergli in cambio della liberazione, ma lui sceglie di non cedere e il suo supplizio dovrà durare all’infinito.
La superiore dignità dell’eroe che accetta in nome della sua libertà interiore un supplizio atroce è un tema fondamentale della tragedia greca, e in questo senso il Prometeo eschileo appartiene a pieno titolo alla galleria dei grandi eroi tragici.
Inoltre, la messa in scena è particolarmente suggestiva.
L’immobilità del protagonista, legato alla rupe del Caucaso dove ogni giorno un avvoltoio arriva a rodergli il fegato che regolarmente rinasce, l’ha fatta definire la tragedia più immobile del teatro greco,
Eppure contiene un forte dinamismo interno, una tensione che nasce dalla volontà del protagonista. E’ la convinzione etica del valore del suo gesto in nome del quale il progresso umano trionfa, contro ogni tentativo dispotico e ogni volontà trascendente.
Lungo il corso dell’azione sfileranno alcuni personaggi portatori di ulteriori significati.
C’è il coro delle oceanine, amiche del titano, che sale dalle profondità dell’ Oceano loro padre per recare conforto a Prometeo. E’ una scena di grazia sublime. Nella fretta, dicono le fanciulle, hanno dimenticato le scarpine sul fondo del mare. Un tocco di magnifica leggerezza nel contrasto con la durezza della pena di Prometeo.
Di seguito attraversa in velocità la scena la ninfa IO, trasformata in giovenca dall’ira di Zeus per non aver ceduto alle sue profferte amorose, infine Ermes, il solito dio mediatore, inviato da Zeus per sapere il segreto.
Invano, l’eroe non cede e si arriva alla peripezia finale, allorchè Zeus, impotente e furioso, scaglia il fulmine contro la vetta del monte a cui Prometeo è legato così che il titano rimarrà schiacciato sotto l’enorme peso.
La visione del Prometeo incatenato è di gradevole eleganza, e l’allestimento scenico si presta ad effetti speciali che la regia deciderà.
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