Sabrina di Billy Wilder
Il remake di Sydney Pollack del ’95 con Harrison Ford che non regge il confronto con Bogart è inguardabile, Sabrina è questa e solo questa.
Il buon attempato chauffeur che da 25 anni guida la limousine della famiglia Larrabee, restando compassato al suo posto da perfetto snob, è il signor Thomas Fairchild (John Williams) padre di Sabrina (Audrey Hepburn).
Sul sedile posteriore i padroni, in mezzo il diaframma di vetro per non confondere i ruoli.
“Io vedo la vita come una limousine. Anche se viaggiamo assieme, ognuno di noi ha il proprio posto: c’è un sedile anteriore, uno posteriore e un finestrino in mezzo”.
“Odio le donne che ridono sempre!” piagnucola Sabrina rivolta a lui. “Non sognare l’impossibile”, risponde affettuoso e burbero alla figlia che guarda le feste di casa Larrabee con quegli occhioni immensi e tristi dal nascondiglio sull’albero, mentre il suo adorato David, rampollo sfaccendato dei Larrabee (un William Holden adeguatamente ossigenato) svolazza tra bellezze bionde e ridenti in bianco tight, con bottiglia di champagne e flut di cristallo ricoverati per ogni evenienza nelle tasche posteriori dei pantaloni.
Ma il destino ha deciso per lei, un corso di cucina di due anni l’aspetta a Parigi, il master dei poveri, il massimo a cui puoi aspirare se vivi ai piani bassi, e Sabrina è la mascotte della servitù che tifa per lei senza ritegno.
La tour Eiffel occhieggia ora dietro il finestrone rotondo davanti al quale si staglia, fiero, il capocuoco che la guarda disgustato (la dolce Sabrina non sa neanche rompere un uovo!).
Ma Parigi è sempre Parigi e fa miracoli.
Sabrina sboccia, non impara a cucinare ma non è più la timida ragazzetta che voleva morire per amore nel parco macchine dei Larrabee, aspirando ossido di carbonio e finendo sulle spalle del severo Linus, il fratello serio di David (un Humphrey Bogart non smagliante come sempre, ma la parte non lo prevedeva) che la riporta di sopra (e già lì il destino comincia a darsi da fare, come vedremo).
Sabrina è tornata da Parigi nella maestosa dimora dei Larrabee come un sogno, una ventata d’aria fresca, i suoi occhi sono luce, il sorriso perle, il corpo giunco.
Illumina quel mondo incartapecorito di uomini troppo seri e donne troppo ridenti, fanciulle da allevamento per matrimoni combinati e vecchie sussiegose, mariti spaventati che si nascondono con sigaro acceso nell’armadio e dandy perdigiorno che scialacquano i beni di papà. Dunque bisogna neutralizzarla, David non è indifferente al suo fascino ma c’è già una fidanzata pronta per l’uso, erede di una famiglia che possiede vaste piantagioni di canna da zucchero.
Mamma, papà e Linus si coalizzano, la fanciulla è amore, bellezza, joie de vivre, non c’è posto per una cosa simile e chi ci pensa sarà Linus che prepara l’intrigo per rispedirla a Parigi.
La teme, evidentemente, e se non è già questo un segnale! Comunque il destino sta continuando il suo lavoro, da quella volta in garage, manca solo il tocco finale.
Mentre David cura le conseguenze nefaste del vizietto di mettere bicchieri nelle tasche posteriori dei pantaloni per poi scordarsene sedendocisi sopra, Linus tesse la tela in cui resterà impigliato (e con nostra vera soddisfazione).
Del resto, tra Holden e lui l’esito era scontato, forse meno scontato sarebbe stato se al suo posto ci fosse stato Cary Grant, come doveva essere all’inizio, ma poi Cary diede forfait).
Sabrina è una favola moderna, ma come in tutte le favole da che mondo è mondo
” vissero tutti felici e contenti“.
Wilder passa la sua mano leggera sulle cose, guarda divertito, corruga di tanto in tanto la fronte, ma solo un po’, mette insieme un cast prezioso, di quelli che fanno pensare a felici congiunzioni astrali, e sembra dirci: “ Questo è uno dei tanti modelli della vita dell’uomo, sempre che non arrivino le tempeste dalla storia”.
Ora proviamo a scombinare le carte e lasciamo che a farlo, stavolta, siano grazia e allegria, in una parola Sabrina, la lady anomala di una sophisticated comedy che rivede e corregge la favola di Cenerentola (“d’altronde siamo nel XX secolo” si sente ripetere).Dopotutto, “nessun povero è mai stato chiamato democratico per aver sposato un ricco”.
Il grande cinema del tempo che fu ancora ci sorprende e ci fa star bene, e a volte si può.
Sei nomination ai premi Oscar 1955 ha vinto l’Oscar per i migliori costumi. Ha vinto anche il Golden Globe per la migliore sceneggiatura. Nel 1954 il National Board of Review of Motion Pictures l’ha inserito nella lista dei migliori dieci film dell’anno e ha premiato John Williams come miglior attore non protagonista.
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Sabrina
USA, 1954 durata 113’ b/n
regia di Billy Wilder
con Humphrey Bogart, Audrey Hepburn, William Holden, Martha Hyer, John Williams
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