1938-1939
“Come se non avessimo tutti desiderato proprio questo, prima della guerra!” esclama la voce che all’inizio dell’episodio sfoglia le foto di scena, ricordando la frase di Eduard. Avremmo voluto tutti che il tempo si fosse fermato, che non si fosse aperta la strada all’orrore. Ma la storia va avanti.
Lucie non vede da cinque anni i genitori rimasti a Berlino, vorrebbe averli con sé nella grande casa, l’ha detto quella sera ad Eduard e Martine.
Ora finalmente è andata a prenderli e li sta portando lì con la sua bella automobile.
La stanchezza, il sonno, una distrazione, un tragico incidente.
“Sono venuti qui e non hanno neppure visto il nostro paese, noi li abbiamo conosciuti solo da morti”, dice Hans, mentre il funerale sfila lungo la strada lucida di pioggia.
La vita continua e ci si ritrova tutti al cinema a Simmern, si vede Heimat di Carl Fröhlich mentre Zarah Leander canta Il vento mi ha raccontato una canzone, qualcuno si asciuga la lacrimuccia, le coppie, vecchie e nuove, sono felici di esser lì e si respira aria di famiglia.
Dopo lo spettacolo finiranno tutti da Pauline a mangiare le frittelle di Martine, così appetitose mentre friggono che Reitz regala loro un bel flash di colore.
Maria ha la sensazione di poter ricominciare da capo, Otto è l’uomo che può aiutarla a riscoprire quel pezzo di mondo che la fuga di Paul le ha negato, la loro storia inizia, è tenera e sommessa come loro.
Ernst è un po’ geloso della madre, delle cure di lei al braccio dello zio Otto, fa storie, vorrebbe coccole, Maria lo sgrida ”Sei grande!” “Sì, ma lo zio Otto è più grande di me!”, però è contento che lo zio Otto resti con loro, il problema sarà dopo, quando si profilerà il ritorno del padre.
Paul Simon torna sulla scena con una lettera che arriva a casa Simon con questa intestazione: Simon Electric Incorporated, Detroit, Michigan, USA.
Un accompagnamento sonoro sincopato segue il postino in bicicletta, bianco e nero e colore si alternano in rapida successione, Mathias smette di battere il ferro, Katharina lo chiama dalla soglia di casa:
“Il nostro Paul ci ha scritto dall’America”
Ora la lettera è lì, aperta sul tavolo, Anton la guarda quasi con paura, Mathias la prende, non vede le parole, la legge Maria.
Paul ha fatto fortuna, produce materiale elettrico, le notizie inquietanti che dall’Europa rimbalzano in America gli hanno ricordato di avere lì la sua Heimat, una patria con moglie e figli.
Vuol tornare, sono passati tanti anni, è preoccupato. Avverte che fra un anno arriverà in nave, farà sapere notizie.
“Quello straniero non ha più niente a che fare con me, è come se fosse morto, anzi per me è morto”, Maria piange dicendo questo a Otto “ e adesso dopo dodici anni il morto mi scrive una lettera”.
Otto deve andarsene, ma anche Ernst si ribella e scappa via, andrà a stare un po’ da Lucie.
La vita comincia davvero a cambiare, ora.
L’anno sta trascorrendo, i preparativi per il gran ritorno a casa fervono, nessuno però ha chiesto a Maria come sta e lei non sta bene.
Reprime a forza il rifiuto di questa realtà, sente il peso di un dovere che le impone ancora una volta di rinunciare a sé stessa e vede l’amore per Otto ormai senza futuro.
Tutto questo la sconvolge, si chiude in difesa, incapace di fare altro e il solco con l’uomo che ama si apre sempre più.
Otto intanto ha perso il lavoro, avere una madre ebrea nonostante il cognome tedesco è imperdonabile, esce di scena per tornare dopo anni, per un commiato dalla vita che è una delle pagine più belle di HEIMAT.
Nelle piccole storie dei piccoli uomini la storia dei grandi apre grandi ferite, e allora succede che i piccoli uomini non riescano più a vivere e continueranno, nonostante tutto, a farlo.
La nave Hamburg, il 9 Agosto 1939 è arrivata dall’America. ma Paul non può sbarcare, c’è bisogno di un certificato di appartenenza alla pura razza ariana (il cognome Simon suscita sospetti).
Sentiamo la voce di Paul al telefono, parla alla moglie e al figlio come da un altro pianeta, mescola parole in inglese, non ha la minima percezione dei drammi che ha scatenato.
L’opera di certificazione è tanto ridicola quanto difficile, i commenti dell’archivista, di Eduard e di Wilfried durante la ricerca sarebbero comici se non fossero così tragici e terribilmente reali.
In ogni caso, dati i tempi biblici della ricerca, Maria e Anton devono tornare a casa, mentre Paul aspetta in nave, il certificato sarà spedito appena pronto.
Nella stanzetta d’albergo che stanno per lasciare Maria, stanca e rassegnata, dice al figlio: “Anton, tua madre ha sbagliato tutto”. Ora davanti a lei c’è solo un gran vuoto e lei non sarà più la stessa, solare Marie che abbiamo conosciuto
1 settembre 1939: ultima scena, in una lunga sequenza la voce di Hitler comunica al popolo l’entrata in guerra della Germania con l’annessione della Polonia.
Sfilano facce di militari e giovani reclute accanto ad un monumento funebre.
La scritta è: “I sacrifici devono essere compiuti”
In paese è nato un bambino, lo chiameranno Victor.
Pauline corre prudentemente a ritirare i soldi in banca, le campane della chiesa suonano a distesa, sembra un segno del Signore.
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