Voci nel tempo di Franco Piavoli

Le cose non si possono tutte afferrare e dire come d’abitudine ci vorrebbero far credere; la maggior parte degli avvenimenti sono indicibili, si compiono in uno spazio che mai parola ha varcato.
(Rilke, Lettere a un giovane poeta)
Le voci riempiono lo spazio, le immagini scolpiscono il tempo.
Piavoli guarda i bambini giocare, i ragazzi crescere, gli adulti vivere.Lui dipinge con la macchina da presa.L’universo nella sfera di cristallo, il villaggio e il suo sabato, la siepe e il suo mare infinito.
Le voci del paese:
bambini, animali, ragazzi, ragazze
Il vagito di un bambino, la campana della chiesa.
Vociare di bambini che giocano. Un cagnetto saltella intorno abbaiando.
Un muggito da una stalla vicina, un carretto sull’acciottolato.
Un bambino fa scelte spietate, sul muro di fronte ha disegnato le sagome colorate dei compagni:
Tu sì, tu no, tu giochi, tu proprio no, no, no, no, tu…sss…i
Un’altalena cigola, le filastrocche della nonna scorrono:
Palla pallina/ dove sei stata/ dalla nonnina/ cosa t’ha dato…
Ragazzi rincorrono urlando un pallone.
Bambini giocano a nascondino, alla campana, giochi in via di estinzione, patrimonio comune dell’umanità custodito in aree protette.
Un contrappunto di muggiti e belati arriva dalla stalla, in controluce il pulviscolo d’oro avvolge il profilo della bambina.
Nel cortile della scuola i bambini corrono, gridano, mani grassocce si tendono verso una foglia che vola, o una farfalla, o nulla.
Uno finisce in punizione. Dietro la porta chiusa piange, grida “Apri”.
Brutta cosa.
Un funerale, i giochi si fermano.
Una testa si gira di scatto, guarda i ragazzi che corrono al fiume.
Le voci nella natura:
il fiume, gli uccelli, le piante del bosco, un canto di chiesa, il silenzio della sera
Il Mincio dall’acqua dorata.
Un tunnel di rami di pesco, un campanile sopra una nuvola rosa.
Dal chiostro l’eco di un coro a cappella.
I ragazzi ascoltano muti nel cono d’ombra della navata.
La sera arriva in silenzio, strisce di nuvole grigie spengono il rosa di chiome ammassate giù a valle che sembrano greggi.
Nell’acqua ferma del fiume le ombre si accendono di luci alle finestre.
La voce della festa:
la festa dei giovani
la sera, il fiume scorre lento, la gente esce in strada, la campana chiama.
Motorini, vociare di bimbi, un notiziario alla radio.
Le ragazze si fanno belle, i ragazzi girano intorno con le moto, danze di corteggiamento su due ruote e un casco in testa.
E’ il tempo della scoperta.
Un ragazzo triste guarda dalla sua carrozzella sotto il portico.
Risate, occhi che brillano, “ci vediamo giovedì?”, una sigaretta accesa.
Due anziani guardano, arcigni.
Una vecchina sorride.
Salsa e merengue sul prato fuori mura, minigonne svolazzano.
La più bella fra le belle sculetta felice, due ragazzi la guardano estatici, uno commenta all’orecchio dell’altro.
Una ragazza ha un problema, forse è incinta. Il ragazzo l’abbraccia.
Estoy enamorando… la faccia romantica del ritmo latino-americano.
Nuovi amori, nuovi tremori, e la festa va via così…
La sera scende e la luna è sempre lì, silenziosa e tonda, a specchiarsi nel fiume.
Coppiette sedute sull’erba la guardano.
La festa degli adulti:
Soprattutto cicale. La regina comincia, il coro aumenta e canta impazzito fino al tramonto, accecato dal sole.
La nuca rugosa di un contadino che guarda le stoppie riarse.
Un matrimonio.
Sul sagrato si sta in gruppo per la foto.
Il pranzo, gli auguri, gli applausi, i canti.
E la fisarmonica.
Qualche coppia attempata balla nella luce dorata del pomeriggio.
Gli altri guardano, sorridono, pensano.
Soffia una malinconia leggera e pian piano scende ancora la sera.
La luna è una falce sottile.
In paese si sta seduti davanti alle porte, ci si racconta, l’orologio batte l’ora e la luce dei fanali è fioca.
Voce di grilli in lontananza.
La voce della sera
il televisore
E’ alto sulla mensola, nel bar.
Voci di un thriller, un uomo guarda, in piedi:
“…era morto per asfissia, forse provocato dal solito cuscino premuto sulla faccia…”
(aria, aria, si scappa fuori nella notte blu…)
Una sirena lontana, l’autoambulanza.
Torna il thriller, l’uomo del bar è seduto col suo bicchiere vuoto sul tavolo.
Interno notte: un uomo in canottiera bianca seduto a tavola mangia con la testa dentro una fettona d’anguria. Non l’alza fino alla fine, ma ascolta.
Di fronte a lui, dal televisore, la voce di uno sceneggiato drammatico.
Il bicchiere di vino rosso sul tavolo è mezzo pieno (o mezzo vuoto).
Dal riquadro della finestra, blu su nero intenso, lo spicchio di luna fa l’occhiolino sornione.
La voce del lavoro
Torna la voce del giorno, la festa è finita, l’estate è passata.
Al lavoro in città, una mamma saluta, guarda il figlio sparire.
Bianca, rossa, blu, metallizzata, le macchine passano tutte sotto quell’arco di pietra.
Le rughe in primo piano sul bel viso assorto di lei, il fischio del treno che sfreccia (è un Freccia rossa) e il grande campo del cielo con un volo di aereo rombante.
Nel tempo, voci del tempo.
Ma i ragazzi rincorrono ancora il pallone, i vecchi al sole in piazza s’incantano ai gorgheggi del soprano che prova La Vally, “Ebben? ne andrò lontano” .
I pioppi vibrano leggeri e argentati, stormi di corvi lasciano gracchiando il campanile.
Torna il carretto, smuove un fruscio di foglie secche sul selciato.
E’ autunno, in paese restano i vecchi con la loro fatica su per le scale, le gocce sul comodino e una vespa che sbatte contro il vetro.
La pioggia e il suo rumore, un cavallo dal muso arguto la guarda scrosciare.
Una pendola, ticchettio discreto, il musetto di un gatto e una foto ingiallita di donna.
L’acqua del fiume è bruna, l’oro si è depositato sul fondo.
Presto arriva la neve, torna l’allegria bambina e la campana si sveglia.
Una tela di Brueghel si anima
il Canon di Pachelbel riempie la tela.
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Voci nel tempo
Italia, 1996 durata 87’
Regia: Franco Piavoli
Soggetto Sceneggiatura Fotografia: Franco Piavoli
Musiche: Franco Ghigini, Alfredo Catalani, Johann Pachelbel
Voci nel tempo è un film di Franco Piavoli, del 1996, girato a Castellaro Lagusello (MN) presentato alla 53.ma Mostra internazionale d’arte cinematografica di venezia nella sezione “settimana del cinema italiano” – film interpretato dagli abitanti di Castellaro.
Terzo capitolo di un trittico iniziato nel 1982 con ‘Il pianeta azzurro’ e proseguito nel 1988 con ‘Nostos – Il ritorno’,
sull’Autore:
Nato a Pozzolengo nel 1933, dopo la laurea in legge, Franco Piavoli si dedica all’insegnamento del diritto e contemporaneamente coltiva l’arte della pittura e della fotografia. Da fine anni Cinquanta gira alcuni cortometraggi. Nel 1982 presenta il suo primo lungometraggio, Il Pianeta azzurro, alla 39ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, per cui vincerà il Nastro d’Argento come miglior regista esordiente l’anno successivo.Seguiranno altri tre lungometraggi (Nostos – Il ritorno, 1989; Voci nel tempo, 1996; Al primo soffio di vento, 2002). Ultima opera del regista è il mediometraggio Festa del 2016.
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