La ragazza sul ponte di Patrice Leconte

 

Adèle (Vanessa Paradis) è un bellissimo viso in primo piano che appare e scompare fra i titoli di testa.
Occhi da cerbiatta, nasino francese e zazzera scompigliata, sorride, a volte, un sorriso da bambina con i denti un po’ separati tra loro, l’imperfezione che serve alla bellezza per essere perfetta.
Racconta di sé alla voce fuori campo, sembrerebbe un tutor dei servizi sociali, mentre nella zona d’ombra sulla quinta di fondo cinque o sei personaggi immobili, seduti, ascoltano (una giuria?).
Adèle racconta con incoscienza innocente di quando andò via da casa e da scuola per seguire il primo ragazzo, di come volesse far l’amore perché sapeva che questo era la prova del suo esistere, e poi di tutti quegli uomini, uno dietro l’altro, intenzionati a farglielo credere, magari solo per un quarto d’ora, a volte anche in una toilette sull’autostrada. E dice che la sfiga la perseguita e non sa cosa farci, o forse lo sa.
Scena successiva, un ponte sulla Senna e lei al di là della spalletta che si guarda le punta delle scarpe e poi guarda giù, e poi di nuovo le scarpe.

“Lei sembra una donna che sta per fare un errore”
E’ Gabor (Daniel Auteuil), lei lo guarda a occhi sgranati e lui non li scorderà più, anzi, sarà a quelli che penserà alla fine del film, quando sta per fare la stessa cosa, solo che siamo sul ponte che unisce le due sponde del Bosforo a Istanbul, con i minareti della moschea di Solimano che si stagliano nel cielo mentre fa sera.
La favola dell’impossibile che diventa possibile di tanto cinema di Leconte sta fra questi due estremi.
E’ in bianco e nero, iperrealista e onirico, rutilante, prismatico, accelera e rallenta al ritmo della musica, ora cubana ora affidata a “Who Will Take My Dreams Away?” e alla voce di Marianne Faithful e da Parigi, passando per Montecarlo e l’Italia, atterra ad Atene (stupenda vista sull’Acropoli dai tetti del Licabetto) e poi sul Bosforo.
Lui raccatta donne depresse sui ponti, non hanno nulla da perdere e così le usa nel suo lavoro di lanciatore di coltelli.
Lei ora è nel momento giusto e, soprattutto, non è una donna qualsiasi.
La sfiga li accomuna, ma con Adèle, sarà la sua bellezza, saranno la sua innocenza e l’alone di impalpabile leggerezza che l’avvolge, il connubio diventa perfetto, magico, telepatico addirittura.
Non sono amanti, lei continua tranquillamente a farsi attirare come una falena da chi la guarda con occhi pieni di promesse (finirà per questo anche in una scialuppa in mezzo al mare), lui, tenebroso e insieme ironico, impareggiabile lanciatore di coltelli anche nelle condizioni più estreme, è un disperato che sta facendo l’ultimo tentativo.
Dopo il tuffo di entrambi nella Senna e la fuga dall’ospedale sembra davvero che si entri nella favola, la ruota della fortuna gira prodigiosamente, esageratamente nel verso giusto, ci si chiede se sogno o son desto, casinò, lotteria, accendino d’oro sul bordo della strada, il successo in spettacoli sempre più coreografici, scintillanti, applauditi, è il trionfo ma a patto di essere uniti, come le due parti di una banconota strappata.
Lungo questa fantasmagoria ci accorgiamo che qualcosa sta succedendo nei due personaggi, anche se tutto sembra procedere sui binari iniziali dell’impersonale rapporto di lavoro.
Il lancio dei coltelli acquista sempre più l’aspetto di un intenso rapporto erotico, inconsapevole per entrambi ma vissuto ogni volta come tale.
Leconte è maestro nelle gradazioni, nella creazione di atmosfere e suggestioni, nel far sembrare le metafore realtà e viceversa.
Come in ogni favola che si rispetti, si arriva anche qui alla rottura dell’equilibrio iniziale e le peripezie dell’eroe, in questo caso due, precipitano rovinosamente verso il basso perché è venuto meno il rispetto di quel patto di unità sancito dalla banconota strappata.
L’uno senza l’altra è perdente, lei scopre per l’ennesima volta che l’ultimo bel fascinoso e premuroso incontrato (addirittura le ha chiesto che parte del letto preferisce) non è quello giusto.
Ma allora, quello giusto dov’è?
Si sta quasi buttando giù dal ponte sul Bosforo.
“Lei mi sembra un uomo che sta per commettere uno sbaglio”.
Infatti, sarebbe un grosso, imperdonabile sbaglio!

La ragazza sul ponte

titolo originale:La fille sur le pont

Francia 1999 durata 90’

regia di Patrice Leconte

con Vanessa Paradis, Daniel Auteuil, Luc Palun, Demetre Georgalas

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