“Mi rifiuto di rispondere” Un ricordo di Dashiell Hammett a sessanta anni dalla morte

“ Dashiell Hammett, processo all’America in formato noir” titolava De Cataldo su Repubblica due anni fa “I romanzi del grande scrittore statunitense, ambientati tra le strade violente e specchio della crisi del 1929, hanno cambiato per sempre il genere. Perché qui a essere colpevole non è il solito maggiordomo ma l’intera società”.
E quale occasione migliore di questo anniversario per parlare di USA, baluardo di democrazia nel mondo? Capitol Hill due giorni fa sotto assedio, è bastato un vetro rotto e tutti dentro a sventolare stelle e strisce sotto lo sguardo bonario di panciuti poliziotti e un Presidente che aizza senza che nessuno pensi a incriminarlo seduta stante.
Ma vediamo cosa combinavano invece negli anni Cinquanta i gloriosi USA, baluardo di democrazia, partendo proprio da Dashiell Hammett, vittima celebre.
Dashiell Hammett
“Hammett” ha scritto Raymond Chandler “restituì il delitto alla gente che lo commette per ragioni vere e solide, e non semplicemente per procurare un cadavere ai lettori, e lo fece compiere con mezzi accessibili, non con pistole da duello intarsiate, curaro e pesci tropicali. Mise sulla carta i suoi personaggi com’erano e li fece parlare e pensare nella lingua che si usa, di solito, per questi scopi”.
Dashiell Hammett (1894 Contea di St.Mary;1961 New York) fu distrutto dalla HUAC, commissione Mc Carthy.
Il senatore Joseph McCarthy (per altre notizie v. Appendice)
una seduta della HUAC
Hammett morì povero dopo lunga malattia (una vecchia tubercolosi mal curata degenerata in cancro) il 10 gennaio 1961, bandito da un decennio da Hollywood e dalla maggior parte dei media statunitensi, fu perfino proibita la lettura dei suoi racconti alla radio perché entrato nelle liste nere del senatore McCarthy.
Hammett fece sei mesi di carcere per oltraggio alla Corte, avendo rifiutato di fare i nomi dei dirigenti del Civil Rights Congress, che gestiva il fondo cauzioni per i militanti di sinistra arrestati per motivi politici e in attesa di processo. Fedele a quel “mestieraccio” che i detectives dei suoi romanzi svolgono in un’America cattiva, violenta e corrotta, Hammett preferì il silenzio, diritto inalienabile garantito dalla Costituzione, V emendamento.
Ci voleva coraggio, e lui ne ebbe.
Da allora ne vide di tutte, fino alla confisca dei suoi beni per una causa di tasse arretrate, anche questa accusa ben manipolata. A quel punto si ritirò in solitudine e in condizioni di povertà fino al 1956, quando il continuo aggravarsi della sua salute lo costrinse, malgrado il proprio orgoglio, a trasferirsi in casa di Lillian Hellman.
Chi era Lillian Hellman?
Era la sua compagna dal 1932, donna di teatro e di cinema, ottime frequentazioni, animatrice di gruppi delle migliori menti dell’epoca (Hemingway, Dos Passos), stalinista antitrotskysta e naturalmente iscritta anche lei nelle liste nere del senatore McCarthy.Vicina ad Hammett fino alla sua morte, morì a sua volta nel 1984.
Questi scarni dati biografici non colmano certo il ricordo di una vita (anzi due) trascorse in tempi funestati da guerre e persecuzioni, e nonostante il fertile contributo portato a cinema, teatro e letteratura, non abbastanza conosciute dal grande pubblico.



Il profilo di Dashiell Hammett è affidato ai suoi cinque romanzi (“Red Harvest“, “The Dain Curse“, “The Maltese Falcon“, “The Glass Key” e “The Thin Man” ) e ai cinquanta racconti, ai tre processi e sei mesi di carcere, all’ attivismo nella campagna per i diritti civili dei neri e alla lotta contro il franchismo e il nazismo, alla partecipazione a entrambe le guerre mondiali benchè di salute malmessa, ad una giovinezza difficile per le precarie condizioni finanziarie della famiglia e al lavoro di detective presso l’ agenzia Pinkerton dove imparò i segreti del mestiere.
Infine alla caduta senza fine, dopo anni di sudato mestiere e meritato successo: i processi del maccartismo.
Walt Disney, uno dei più collaborativi testimoni d’accusa nei processi HUAC
Hammett, come tanti altri, è stato un pezzo di storia macabra del ‘900, la tentazione di dimenticarla in nome di vicende altre, ugualmente o anche più dolorose, è sempre in agguato e dovere di tutti è non lasciare che questo accada.
Di seguito una nota in cui la Hellmann parla di Dash:

Lillian Hellman da: An Unfinished Woman
“Nulla comincia nel momento in cui noi crediamo, ma per molti anni ho pensato a quei giorni nelle solitarie stanze d’albergo di Londra come al momento iniziale della mia svolta verso i movimenti radicali della fine degli anni Trenta. (Io ci arrivavo tardi: in quel periodo molti intellettuali avevano già fatto questa scelta. Così tanti, in realtà, che alcuni stavano già cominciando ad andare in un’altra direzione.)
Mi colpisce ora il fatto di dover ammettere che non sono mai stata molto radicale in politica, almeno nel vero, migliore e più serio senso della parola. I ribelli raramente diventano dei buoni rivoluzionari, forse perché l’azione organizzata, persino il rapporto con altre persone, non è possibile per loro.
Ma questo io allora non lo sapevo e cosi, per confermarmi in quella sensazione, mi misi a leggere quel genere di libri che non avevo mai affrontato seriamente prima. Negli anni che seguirono misi da parte tutti i libri per leggere Marx, e Engels, Lenin, Saint-Simon, Hegel, Feuerbach. Certamente non li studiavo con la dedizione di uno studioso, ma li lessi con l’attenzione di un bravo studente, e Marx come uomo, o Engels con la sua Mary, divennero per un po’ più reali, per me dei miei amici.
Nel 1939, poco dopo Little Foxes, comprai una tenuta nel cosiddetto Westchester — le grandi proprietà erano più economiche delle piccole e ne feci una fattoria, una casa di campagna.
Hammett, che odiava la città più ancora di me, venne a passare là lunghi periodi, e forse i migliori anni delta nostra vita insieme furono proprio quelli passati in campagna. Di notte, con la sana stanchezza di una giornata passata a scrivere, o a fare i trapianti in giardino, o a pulire il pollaio, o ad andare a caccia in autunno, discutevo delle mie letture con Dash, che anni prima aveva letto e approfondito, come è suo carattere, le stesse cose che io stavo leggendo allora, e molte altre.
Credo che per lui le mie domande fossero stupide e irritanti — mio padre una volta mi ha detto che io vivo in un punto di domanda — ma Hammett era solito dire che non gli dava fastidio il tono polemico che io assumo sempre quando sto imparando qualcosa, perché era la prima volta nella nostra vita insieme, che era disposto a stare alzato oltre le dieci.
Ma in questo caso quel tono polemico veniva fuori per una ragione che io dovevo scoprire solo una decina d’anni dopo: una donna che non si sarebbe mai” impegnata” si trovava davanti a un uomo che lo era.
Per Hammett, come avrebbe provato in seguito, la fede socialista era diventata un modo di vivere e, sebbene egli fosse molto critico verso alcune dottrine marxiste, e le pratiche politiche a esse associate in passato e nel presente, se ne infischiava.
Io stavo cercando, senza saperlo, di mettere alla prova la sua fede, sentivo di non poterlo fare, e contemporaneamente rispettavo la sua posizione, la invidiavo, mi irritava. Egli era paziente, evidentemente nella speranza che io passassi dalla sua parte, divertito come sempre dalle mie pseudo arrabbiature, refrattario a qualsiasi influenza. Non intendo dire che ci fossero tra noi parole grosse. Non ce ne furono, eccetto in un caso, nel 1953, dopo che egli era stato in prigione e aveva ripreso a insegnare alla Jefferson School [scuola-quadri comunista. N.d.T].
Io ero spaventata all’ idea che questo collegamento ufficiale con la scuola lo riportasse in prigione e glielo stavo dicendo, mentre camminavamo per la 52° strada. Quando fummo a pochi passi dalla Sesta Strada egli si fermò e disse:
“Lilly, quando saremo all’angolo tu dovrai fare la tua scelta sul fatto che io me ne devo andare per la mia strada. Tu per me sei stata, più di… più di qualcosa di ‘positivo’ o altro, ma ora io sono nei guai e per te sono un peso. Non avrò mai niente da rimproverarti se ora te ne vai. Ma se non lo fai, allora questo tipo di conversazione non deve più ripetersi.”
Quando arrivammo all’angolo io cominciai a piangere e anche lui sembrava sul punto di farlo. Non ero capace dì parlare, cosi lui mi toccò sulla spalla e se ne andò. Stetti ferma su quell’angolo finché non lo scorsi più e poi cominciai a correre. Quando lo raggiunsi, mi disse: “Non penso a bere da anni. Ma ora ne ho proprio voglia. Comunque andiamo, che ti offro da bere.”
[…]
[Dash] si era costruito un suo senso dell’onore fin da bambino e rispettava le proprie regole, fiero di proteggerle. Nel 1951 andò in prigione assieme ad altri due fiduciari del fondo per le cauzioni del Civil Rights Congress perché si rifiutarono di rivelare i nomi di quelli che avevano contribuito alla raccolta dei fondi.
La verità è che Hammett non aveva mai messo piede negli uffici del Congress, e non sapeva neppure un nome di qualcuno che avesse contribuito.
La notte prima che egli comparisse in tribunale gli chiesi: “Perché non gli spieghi che non sai i nomi?”
“No, non posso dire una cosa del genere.”
“Perché?”
“Non so perché. Immagino che abbia a che vedere col fatto di mantenere la parola data, ma non ho voglia di parlarne. Non accadrà niente di grave, anche se credo che per un po’ andrò in prigione, ma tu non ti devi preoccupare perché…” e improvvisamente non riuscii a capire cosa stava dicendo perché la voce si era abbassata, e le parole gli uscivano dalla bocca in un’insolita fretta nervosa. Gli dissi che non riuscivo a sentirlo e lui alzò la voce e abbassò il capo.
“Odio questo tipo di discorsi, ma forse dovrei dire che anche se si trattasse di qualcosa di più grave della prigione, anche se fosse la vita, io la darei per qualcosa che credo sia democrazia, e non permetto ai poliziotti o ai giudici di dirmi che cos’è la democrazia.” Poi andò a casa a dormire, e il giorno dopo andò in prigione.
APPENDICE
Di seguito la testimonianza integrale di Lilliann Hellman alla House Committee on un-American Activities:
Tavenner: Lei è la signorina Lillian Hellman?
Hellman: Si, lo sono.
Tavenner: Dove è nata?
Hellman: A New Orleans, Louisiana, nel giugno 1905.
Tavenner: Qual è la sua occupazione?
Hellman: Sono una scrittrice, scrittrice teatrale.
Tavenner: Da quanto tempo scrive per il teatro?
Hellman: Dal 1933 circa.
Tavenner: Vorrebbe citare alla Commissione alcuni dei suoi lavori?
Hellman: The Children’s Hour (La calunnia), The Little Foxes (Piccole volpi), Watch on the Rhine (La guardia al Reno), Another Part of the Forest (L’altre parte della foresta), The Autumn Garden, The Searching Wind (Processo al passato).
Tavenner: Dove ha lavorato?
Hellman: Come scrittrice dì teatro principalmente a New York.
Tavenner: Non ha vissuto a Hollywood per un certo periodo?
Hellman: Sì. Ho fatto anche la sceneggiatrice.
Tavenner: In che periodo?
Hellman: Dall’inizio del 1935, circa, fino al 1945, e per un breve lavoro, dopo di allora.
Tavenner: Quando ci fu questo breve lavoro?
Hellman: Credo nel 194S o nel 1949.
Tavenner: Quale era il titolo?
Hellman: Non ha un titolo. Andai in California per lavorare per due settimane a una specie di trattamento di A Streetcar Nemed Desire (Un tram che si chiama Desiderio, dalla commedia di Tennessee Williams), che il produttore, in quel momento il proprietario, voleva sottoporre all’attenzione dell’ufficio Breen. In altre parole, non feci una sceneggiatura, ma semplicemente suggerii un soggetto al signor Breen.
Tavenner: Per quali case ha lavorato?
Hellman: Ho lavorato in gran parte per Samuel Goldwyn, discontinuamente, per circa dieci anni. Ho fatto anche un film con la Warner Bros, e The Searching Wind con Hal Wallis della Paramount.
Tavenner: Quali considera i suoi maggiori lavori come sceneggiatrice?
Hellman: Un adattamento del mio dramma The Children’s Hour, che si chiamò These Three (La calunnia), e un film chiamato The Dark Angel (L’angelo delle tenebre, di Sidney Franklin, 1935). Scrissi la sceneggiatura tratta dal mio Little Foxes (Piccole volpi). Ho sistemato la sceneggiatura tratta da Watch on the Rhine (Quando il giorno verrà). Scrissi la sceneggiatura tratta da The Searching Wind. Ho lavorato per brevi periodi su altri film. Ma questi sono i più importanti.
Tavenner: Quando andò a Hollywood?
Hellman: Per la prima volta vi andai nel 1930 e lavorai per la Metro Goldwyn Mayer, in qualità di lettrice e traduttrice, per lo più lettrice, Vi ritornai nel 1935, credo, per il primo lavoro da sceneggiatrice. Scrissi anche un film chiamato Dead End (Strada sbarrata) di cui mi ero dimenticata.
Tavenner: Per quanto tempo si fermò a Hollywood allora?
Hellman: Non saprei. Circa quattro o cinque mesi.
Tavenner: E quale fu la successiva occasione per un viaggio a Hollywood?
Hellman: Credo l’adattamento di The Children’s Hour, che sarebbe nel 1936. Non sono sicura di queste date.
Tavenner: Per quanto tempo si fermò a Hollywood nel 1936?
Hellman: Più o meno per lo stesso periodo. Non ho mai vissuto veramente a Hollywood. Ci stavo per due o tre mesi e poi tornavo. Credo che il periodo più lungo che vi ho trascorso è stato di sei, sette mesi nel 1937 o nel t938. […]
Tavenner: Nel corso del suo soggiorno a Hollywood conobbe Martin Berkeley? [Nota 1]
Tavenner: Durante le udienze in California nel 1951, Martin Berkeley ha testimoniato a riguardo di una riunione del Partito comunista tenutasi a casa sua nel giugno del 1937. Pare, a quanto ci disse, che si trattasse di uno degli incontri iniziali per l’organizzazione del Partito comunista a Hollywood. Le leggo la testimonianza:
“Tavenner: Vorrei che ora ci dicesse quando e dove fu organizzata la Sezione di Hollywood del Partito comunista.
“Berkeley: Per una strana coincidenza la sezione fu organizzata a casa mia. Dal momento in cui io ero giunto a Hollywood in gennaio il partito era cresciuto molto rapidamente. Jerome stava lavorando sodo, come anche Mike Pell e Lou Harris, e tutti noi stavamo lavorando sodo per reclutare nuovi membri. Ci rendemmo conto — a quel tempo non c’era ancora una vera organizzazione — che pur essendo membri del partito non avevamo un posto per riunirci. Nonvi erano ancora dei gruppi costituiti, c’erano solo pochi gruppi di studio, ed era tutto. Sentivamo di essere numericamente forti abbastanza da avere una nostra organizzazione. Che si chiamò la Sezione di Hollywood. A metà giugno 1937 si tenne una riunione a casa mia. Scegliemmo casa mia, perché aveva un salotto grande e molto spazio per parcheggiare, era sul Beverly Glen, che a quel tempo era ancora campagna, e il contratto d’affitto scadeva di lì a due giorni. La riunione riuscì molto bene. Avemmo l’onore della presenza di alcuni funzionari
dalla città, e gli animi erano alti.
“Tavenner: Vorrebbe dirci i nomi di alcuni tra quelli che parteciparono a questa riunione, che erano membri del Partito comunista?
“Berkeley: Oltre a Jerome e ad altri di cui vi ho già detto, vorrei aggiungere persone più‘nuove’. Eva Shafran, che era allora direttrice del settore educativo della contea, che poi è morta. Harry Carlisle, che sta per essere espulso dal paese, cosa di cui sono molto lieto. Era suddito inglese. Dopo che Stanley Lawrence rubò i fondi del partito e per farsi perdonare andòin Spagna a farsi accoppare, ci mandarono Harry Carlisle, che avrebbe dovuto tenere le lezioni di marxismo. Egli era presente a quell’incontro. C’erano anche Donald Ogden Stewart, Dorothy Parker, anche lei una scrittrice, e suo marito, Allen Campbell. Il mio vecchio amico Dashiell Hammett, che è ora in prigione a New York, per le sue attività. E quell’eccellente scrittrice di teatro, Lillian Hellman.”
[Signorina Hellman, alla luce di questa testimonianza, desidero chiederle se lei è d’accordo o meno che si tratti di affermazioni corrette, e se non lo sono, perché; e se lei ha partecipato a questo incontro come sostenuto sotto giuramento da Martin Berkeley, e poi vorrei chiederle alcune cose in merito alle attività delle persone che erano presenti. Prima di tutto, queste affermazioni sono vere?
Hellman: Mi piacerebbe molto discuterne con lei, signor Tavenner, e a questo punto la rimando alla lettera che vi ho scritto. Ho un gran desiderio di discutere di queste cose. Per essere onesta con me stessa, credo di aver faticato molto scrivendo questa lettera, e molto seriamente. Vi chiedo nuovamente di considerare ciò che vi ho scritto
Presidente: Allo scopo di rendere più chiaro il resoconto ufficiale, signor avvocato, a questo punto sarebbe bene mettere agli atti la corrispondenza che c’è stata tra la teste e me, in qualità di Presidente di questa Commissione.
Tavenner: Ho qui la lettera della signorina Hellman, indirizzata al Presidente e datata 19 maggio 1952, e mia copia della risposta a cura del Presidente, del 20 maggio 1952, Noto che la stampa ne sta distribuendo delle copie. Da chi vengono distribuite queste copie?
Rauch [Nota 2]: Da me, signor Tavenner. Ho pensato che, dato che voi le avevate messe agli atti, non si trattasse di un gesto inappropriato.
[…]
Tavenner: La lettera della signorina Hellman dice quanto segue:
“Come lei sa, ho ricevuto un mandato di comparizione per il 21 maggio 1952. Ho tutta la migliore buona volontà di rispondere a tutte le domande che mi riguardano. Non ho niente da nascondere alla Commissione e non c’è nulla nella mia vita di cui mi vergogni. Il mio legale mi ha avvertita che, secondo il Quinto Emendamento, godo del privilegio costituzionale di rifiutarmi di rispondere a qualsiasi domanda in merito alle mie opinioni, attività e associazioni politiche, a motivo della possibilità di un’autoincriminazione. Non desidero invocare questo privilegio. Sono pronta a testimoniare davanti ai rappresentanti del nostro governo, in merito alle mie opinioni e alle mie azioni, senza considerare i rischi o le conseguenze che me ne deriverebbero. Ma l’avvocato mi ha avvertita che, nel caso io risponda alle domande della Commissione riguardanti me, devo rispondere anche alle domande concernenti altre persone, e che se rifiuto di farlo, posso essere citata per vilipendio. L’avvocato mi ha avvertita che se rispondo alle domande che mi riguardano, ciò implica che ho rinunciato a fare appello al Quinto Emendamento, e posso essere legalmente costretta a rispondere alle domande che si riferiscono ad altri. Tutto ciò è molto difficile da capire per un profano. Ma c’è un principio in particolare che non capisco: non vorrei causare dei problemi a delle persone che al tempo in cui ci frequentavamo non hanno fatto discorsi né hanno compiuto azioni sleali o sovversive.
Non amo sovversione o slealtà di qualsiasi matrice, e se mi fossi trovata davanti a esse, avrei ritenuto mio dovere riferirlo alle autorità competenti. Ma far del male a persone innocenti,che ho frequentato molti anni fa, solo per salvare me stessa, è, secondo me, , indegno e disonorevole. Non posso e non voglio adattare la mia coscienza alle mode correnti, anche se da un pezzo sono giunta alla conclusione che non sono un ‘animale politico’, e che non troverei una collocazione confortevole in nessun gruppo politico.
Sono cresciuta secondo le vecchie tradizioni americane e ho imparato alcune semplici cose: dire sempre la verità, non giurare il falso, non far del male al mio prossimo, essere leale verso il mio paese, e così via. In generale ho rispettato questi ideali di onore cristiano e a essi mi sono attenuta come meglio ho potuto.
Sono certa che voi concorderete con queste semplici regole di umana decenza e non vi aspetterete che io violi la sana tradizione americana da cui traggono origine. Per questo vorrei comparire davanti a voi per parlare solo di me.
Sono pronta a rinunciare al diritto che mi protegge dall’autoincriminazione e dirvi tutto quello che volete sapere sulle mie opinioni e azioni, se la Commissione si asterrà dal chiedermi di fare i nomi di altre persone. Se la Commissione non intende concedermi questa assicurazione, sarò costretta a fare appello al Quinto Emendamento.
Vi sarò grata se vorrete rispondere a questa lettera.”
La risposta a questa lettera dice quanto segue:
“Rispondiamo alla sua lettera del 19 marzo 1952, in cui lei ci informa che nel caso la Commissione le rivolga domande relative ai suoi contatti con altre persone, lei si sentirà costretta a far ricorso al Quinto Emendamento. A questo proposito, tenga presente che la Commissione non può permettere ai testimoni di porre condizioni entro le quali testimoniare.
Siamo riusciti, in passato, a raccogliere una grande quantità di informazioni da persone che lavorano nel mondo dello spettacolo e che hanno collaborato di tutto cuore con la Commissione. La Commissione apprezza qualsiasi informazione che provenga da persone che sono state membri del Partito comunista. La Commissione si rende conto, comunque, del fatto che molte persone che sono state iscritte al Partito comunista a quel tempo credevano onestamente che non si trattasse di un’organizzazione sovversiva, D’altra parte va sottolineato, invece, che i contributi resi al Partito comunista da persone che non erano di per sé sovversive, rese possibile a quei membri del Partito comunista che erano e sono tuttora dei sovversivi, di portare avanti il loro lavoro.
La Commissione intende fornire l’occasione di essere ascoltata a qualsiasi persona del mondo dello spettacolo che sia stata identificata come comunista, in modo da permetterle di chiarire la posizione in merito al fatto che sia ancora iscritta al Partito comunista o meno. Tutte le persone da lei identificate nel corso dell’udienza godranno di questa opportunità di comparire davanti alla Commissione, secondo la nostra politica.”
Ora, le è stato chiesto se ha partecipato o meno a questa riunione organizzativa del Partito comunista, descritta da Martin Berkeley.
Hellman: Rifiuto di rispondere perché potrebbe risultare incriminante per me.
Tavenner: Desidero proseguire la lettura della testimonianza resa del signor Berkeley:
“Tavenner: Ebbe notizia in seguito che queste persone venissero considerate ‘membri del partito in generale’?
“Berkeley: È così.
“Tavenner: Quali tra queste persone?
“Berkeley: Diciamo così. Dopo questo incontro non ho più visto Stewart, la Parker, o Campbell, o la Hellman, o Hammett, a una riunione del partito. Essi erano presenti a questa riunione a casa mia e, parlando con Jerome e Lawson in un momento successivo, chiesi dove fossero Stewart e Hammett — mi era molto simpatico Dash Hammett — e mi spiegarono che erano stati assegnati a un gruppo che si chiamava ‘membri del partito in generale.’ Non furono più assegnati a nessun gruppo particolare della Sezione di Hollywood e non li rividi più, per quel che concerneva faccende organizzative. Immagino che adesso desidererebbero non essere venuti affatto. Ce ne sono in giro per tutto il paese di questi ‘membri del Partito comunista in generale.’
“Tavenner: Vuole spiegarci cosa significa membro ‘in generale’?
“Berkeley: Se si è una persona importante e non si vuole correre rischi… Supponiamo che l’onorevole Jackson intenda diventare comunista, che Dio ce ne liberi…
“Jackson: Non potrebbe scegliere un altro esempio, per favore?
“Berkeley: … sarebbe molto importante che nessuno fosse a conoscenza della cosa, e il partito non registrasse la cosa ufficialmente.
“Questo individuo avrebbe prestato giuramento al partito, avrebbe pagato le quote associative, avrebbe ricevuto le direttive dal partito, e avrebbe fatto ciò che gli veniva detto di fare, ma non sarebbe andato alle riunioni con altri scrittori, o altre persone ai vertici dei sindacati. Di tanto in tanto si incontrano con persone come… Sono sicuro che questi cinque scrittori che ho nominato erano ‘membri del partito in generale’ e si. incontravano segretamente con John Howard Lawson o a New York con V. J. Jerome o con uno che si chiamava Brown, un membro del Politburo. Incontrando queste persone, ricevevano le direttive dal partito, ma non prendevano contatti con nessun altro all’interno del partito.”
Era membro del Partito comunista in generale in passato?
Hellman: Rifiuto di rispondere per gli stessi motivi.
Tavenner: Conosceva V. J. Jerome?
Hellman: Rifiuto di rispondere per gli stessi motivi.
Tavenner: Conosceva John Howard Lawson?
Hellman: Rifiuto di rispondere per gli stessi motivi.
Tavenner: È membro del Partito comunista ora?
Hellman: No.
Tavenner: È stata membro del Partito comunista?
Hellman: Rifiuto di rispondere per gli stessi motivi.
Presidente: Vediamo se possiamo darci una mano vicendevolmente. Lei ha appena testimoniato di non essere iscritta al Partito comunista al momento attuale. A motivo che ciò potrebbe incriminarla, si è rifiutata di rispondere se è mai stata iscritta al partito in passato. Ciò che vorrei sapere è se lei può fissare una data, un periodo dell’immediato passato, durante il quale intende testimoniare di non essere stata membro del partito.
Hellman: Rifiuto per gli stessi motivi.
Presidente: Lo era ieri?
Hellman: No, signore.
Presidente: L’anno scorso di questo periodo?
Hellman: No, signore.
Presidente: Lo era cinque anni fa?
Hellman: Devo rifiutarmi di rispondere.
Presidente: Lo era due anni fa?
Hellman: No, signore.
Presidente: Lo era tre anni fa?
Walter: Era membro del Partito comunista a metà del giugno 1937?
Hellman: Rifiuto di rispondere, signor Walter, per gli stessi motivi.
Walter: Se ben ricordo la sua lettera al Presidente, lei non voleva testimoniare per non ‘causare dei problemi” alle persone i cui nomi potrebbero essere fatti in relazione alla sua testimonianza. Dato che Martin Berkeley ha già ammesso di essere stato iscritto al Partito comunista, che problemi pensa di causargli se ammette di essere stata a quella riunione a casa sua?
Hellman: Resto sulle posizioni della mia lettera. Ci ho lavorato molto, e ho cercato di spiegare esattamente cosa intendevo dire. Vi rimando a essa, a questo punto.
[…]
Tavenner: Il 12 febbraio 1948 il National Institute of Arts and Letters si rivolse al Presidente del Congresso per protestare contro le inchieste sull’infiltrazione comunista nell’industria cinematografica in quanto sconvolgimento del tradizionale senso del “fair play” americano e dell’umana decenza. Tra i firmatari di questa lettera c’è il suo nome. Questo nel febbraio 1948.Era membro del Partito comunista allora?
Hellman: Mi rifiuto di rispondere, per gli stessi motivi.
Tavenner: In una risposta a una domanda rivoltale da uno dei membri di questa Commissione lei ha affermato di non essere stata iscritta al Partito comunista tre anni fa, se ho capito bene.
Rauch: Mi scusi, signor Tavenner.
Tavenner: Due anni fa. Ma poi si è rifiutata di rispondere se era iscritta al partito tre anni fa. C’è un gran vantaggio tra questi due periodi (sic) che è molto importante, secondo me, e intendo chiederle se ha un particolare significato in relazione alla sua risposta. L’episodio coreano ebbe inizio nel 1950. Questo ha pesato sulla sua risposta relativa al momento in cui lei è disposta a testimoniare di non essere più stata membro del Partito comunista.
Hellman: Non credo.
Tavenner: Che cosa accadde, se accadde, che la rende disponibile a testimoniare di non essere stata iscritta al Partito comunista da due anni?
Hellman: Devo rifiutare di rispondere, per gli stessi motivi, signor Tavenner.
Presidente: Lei non è affatto costretta.
Hellman: Mi spiace molto, signor Presidente. È il mio modo di parlare, immagino. Mi riesce difficile controllarmi.
Presidente: Ma non posso permettere che dai resoconti appaia che lei è sottoposta a qualche pressione.
Hellman: Cercherò di starci attenta.
Presidente: Allora risponda se lei intende rifiutarsi di rispondere in base al privilegio costituzionale e in particolare al Quinto Emendamento.
Hellman: Sì, signore.
_______________________
[Nota 1]
Nel Tempo dei furfanti (Pentimento – Il tempo dei furfanti, Adelphi, 1978), la Hellman ha precisato di aver conosciuto Berkeley solo di vista e di non aver affatto preso parte a questa riunione, citata da Tavenner. In questo racconto è descritta in dettaglio l’amara esperienza vissuta da Lillian Hellman durante il maccartismo.
[Nota 2]
L’avvocato della Hellman. Sua era stata l’idea della lettera, nonostante si trattasse di una mossa molto rischiosa, che, infatti, non riuscì a nessun altro testimone ostile. Senza entrare in dettagli tecnici, davvero complessi in questo caso, si fa notare che il Quinto Emendamento, volto a proteggere dal rischio di autoincriminazione, non può essere invocato in parte, ma deve riguardare l’intera testimonianza
[Nota 3]
[L. Hellman, An Unfinished Woman, New York, Little, Brown and Co., 1969: traduzione italiana Una donna incompiuta, Editori Riuniti, 1984]
I DIECI DI HOLLYWOOD,10 persone vicine al partito comunista statunitense, uomini di cinema che , appellandosi alla libertà di poter esprimere liberamente le proprie idee politiche, si rifiutarono di rispondere agli interrogatori dell’HUAC concernenti la loro vicinanza politica con il partito comunista.
Per un’informazione abbastanza ampia e corretta:
https://it.wikipedia.org/wiki/Lista_nera_di_Hollywood
http://www.accademiadeisensi.it/2016/02/almanacco-quotidiano-cura-di_9.html
_____________________
Le immagini presenti nell’articolo appartengono ai rispettivi proprietari e sono utilizzate al solo scopo di corredare il testo.