CRIMEN di Mario Camerini

Era l’ottobre di tre anni fa, quando ancora ci si baciava incontrandosi per strada, non si girava con mascherine tirate giù sul mento pronte a risalire al primo segnale di pericolo, i virus in letargo si ritempravano dalle ultime fatiche e si preparavano alle prossime.

Si andava al cinema, tutte le poltrone erano occupate e si mangiavano perfino i pop corn.

Ma quella sera no, roba seria, c’erano gli esperti che ci dicevano tutto. Date, nomi, quisquilie e pinzillacchere atti a suscitar sbadigli e rumorose fughe dalla sala.

Era la festa del cinema in città, un compaesano celebre andava festeggiato, come ogni anno, e il film era gratis, particolare non  ininfluente.

Il figlio celebre era Luciano Vincenzoni (per la città di Signore e Signori sarà sempre il figlio più intelligente) che aveva scritto con altri grandi nomi soggetto e sceneggiatura per un miracolo del nostro cinema, Crimen.

Da non dimenticare Gianni Di Venanzo, direttore della fotografia,  una perla del cinema italiano originario di Teramo (e così, tra Teramo e Treviso, il cinema era nel mio destino).

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