I cent’anni di Vittorio De Seta

 

Spostando il baricentro verso i gesti e il tempo, e soprattutto verso gli interstizi del tempo, Vittorio De Seta ci ha mostrato l’Italia, quella dei suoi tempi e quella che avremmo dimenticato, il Sud dello sviluppo senza progresso, piaga che nei successivi settanta anni, metastasi inarrestabile, avrebbe mangiato città d’arte da Milano a Palermo, coste da Lignano-Rimini a Tropea, montagne da Cortina alle Madonie, manca il cielo che ci guarda ridendo da lassù.

 

Cento anni dalla nascita, 15 ottobre 1923, un caro amico, Zavattini, una missione affidata ad un cine-occhio che sapeva dove guardare e soprattutto come raccontarlo a noi, gente di corta memoria a memoria futura.

Poche cose rimaste su you tube, il mai abbastanza lodato Fuori Orario che lo celebra in piena notte, le tv debordanti dei Fazio di turno che non hanno tempo per lui.E di restaurare i suoi corti e lungometraggi neanche l’ombra.

Ma noi non dimentichiamo.

Pasqua in Sicilia (1954), Lu tempu di li pisci spata (1955), Isole di fuoco (1955), Surfarara (1955), Contadini del mare (1955), Parabola d’oro (1955), Pescherecci (1958), Pastori di Orgosolo (1958), Un giorno in Barbagia (1958), I dimenticati (1959).

“Paesaggio socio-antropologico e contesto psicoanalitico-esistenziale”, cosi Treccani definisce il suo cinema, ma le parole non bastano e, soprattutto, non servono.

De Seta bisogna guardarlo, anche con quelle immagini sgranate, ascoltare i suoi commenti, sentire (è il verbo giusto) quel dialetto a cui non applica sottotitoli, il dialetto è la musica dei posti in cui nasce, e si capisce così.

Nel 1961 arriva Banditi a Orgosolo, erano solo lui, la moglie Vera Gherarducci e un operatore.

Tra John Ford e Aleksandr P. Dovženko De Seta entra a pieno titolo, paesaggio che narra, attori non professionisti,  racconto e documento, poesia e canto della natura e dell’uomo.

Interessante la storia del film, uno spaccato della nostra povera italietta:

Estratto da un testo pubblicato sul web, lettura illuminante per chi voglia acquisire dati scientifici sul fenomeno/problema del banditismo sardo e di una certa questione meridionale e insulare che, nonostante i 150 anni dall’Unità d’Italia, è tutt’altro che risolta.

“Nel 1954 un intero numero di Nuovi Argomenti (fasc. 10, sett.-ott. 1954) raccoglie i saggi e i risultati delle indagini condotte dall’antropologo Francesco Cagnetta tra il 1950 e il 1954, pubblicate con il titolo: “Inchiesta su Orgosolo”.

A pochi giorni dalla pubblicazione, il 9 novembre 1954, l’allora Ministro dell’Interno Mario Scelba denunciò all’autorità giudiziaria sia Cagnetta che i direttori della rivista, per «reato di vilipendio delle forze armate» e «pubblicazione di notizie atte a turbare l’ordine pubblico» e chiese – ottenendolo – il sequestro della rivista.

La questione fu discussa in Parlamento, dove Pietro Nenni la definì «la più terrificante indagine che sia comparsa negli ultimi sessant’anni». In quella sede Giovanni Berlinguer affermò con forza il diritto d’indagine della stampa, tesi poi accolta dal Pubblico Ministero, sicché il 16 marzo 1955 il Giudice Istruttore del Tribunale di Roma decise l’archiviazione sentenziando che «nella pubblicazione del Cagnetta e gli articoli pubblicati dagli anzidetti quotidiani non ricorrono estremi di reato».

Anche se per la scarsità della tiratura e per gli effetti del sequestro l’inchiesta divenne immediatamente introvabile, il lavoro di Cagnetta sollevò un’eco immediata sulla stampa italiana (vedi Il Corriere della Sera, Il Contemporaneo, L’Avanti, Paese Sera, La Stampa ed altri) e su quella straniera (vedi The Times, Le Figaro) dove vennero pubblicati numerosi estratti. Tale eco fu rinnovata nel 1961 quando, alla Biennale di Venezia, fu assegnato il Premio opera prima al film di Vittorio De Seta Banditi a Orgosolo.”

Interpretato da pastori sardi, come si legge in apertura, fra gli interpreti c’è il bianco gregge che segue docile e scampanellante la fuga di Michele e Giuseppe, i due fratelli in cerca di una salvezza impossibile fra le rocce del Supramonte.

 

Il gregge è l’anima di questo film, ha i suoi momenti di virgiliana dolcezza nella scena della pecora dalla zampa rotta che Michele si carica sulle spalle, ha quella belante mitezza che lo spinge a seguire il padrone dovunque, lanosa massa fluttuante fra balze e dirupi, fino a morire, estenuato, senza acqua e con le povere zampe maciullate, carcasse abbandonate su cui volteggiano gli avvoltoi.

Il gregge è tutto ciò che segna la vita di questi pastori, è il loro debito con le banche, la risorsa per le famiglie, il bianco formaggio che premono in forme rotonde nei casolari di pietra dove passano la notte col fuoco acceso, sdraiati a terra su pelli di capra.

Infine, è la loro possibilità di essere onesti e non banditi.

Gusti personali, ma Banditi a Orgosolo è la cosa più bella di De Seta.

Ma poi c’è altro, si entra nella contemporaneità per capire miti e riti della tribù, e nel 1966 Un uomo a metà, nel 1969 la coproduzione italo-francese L’invitée (L’invitata) portano le nevrosi in primo piano, erano tempi in cui Jung e Freud si mangiavano a colazione, pranzo e cena, nulla che sfuggisse al maestro dei poveri minatori delle zolfare e dei contadini che scappavano a Torino a lavorare alla Fiat per non morire di fame.

Ma quando nel 1972 arriva Diario di un maestro, uno sceneggiato televisivo in quattro puntate, tratto da Un anno a Pietralata di A. Bernardini, 15 milioni di share, De Seta ritrova il suo centro.

Vedere quelle periferie romane (Tiburtino 3, Pietralata) fatte di casermoni o baracche, ruderi di antichi acquedotti di età imperiale e prati brulli, attraversati da rigagnoli, crea le emozioni di un’esperienza tra il romantico e il fantascientifico, ma di una fantascienza rivolta al passato.

Nulla è più riconoscibile,oggi, di quegli spazi, personaggi, motivazioni alla base dell’assunto pedagogico che dettò il romanzo e suggerì il film.

Ci chiediamo su quale pianeta siamo approdati nel frattempo, dov’è che la navicella ha sbagliato rotta per finire nel mondo in cui è finita, la scuola delle tre I (Inglese, Internet, Impresa, che un simpatico post del PD modifica con Impoverita, Invecchiata, Inadeguata).

Quel maestro, quella scuola, quei ragazzi poveri e rumorosi, violenti solo fino a quando uno non dimostra loro le ragioni della non violenza, oggi sono nei libri e nei film di un tempo molto lontano.

Pasolini e Don Milani, De Seta e Bernardini cinquant’anni dopo.

Un confronto necessario, peccato non farlo almeno una volta l’anno.

Per finire con un tocco di attualità, non poteva mancare Lettere dal Sahara, 2006.

Le lettere sono quelle che Assane, clandestino senegalese protagonista di vicende durissime di violenza e rifiuto dopo il suo approdo in Italia, scrive alla madre in Senegal e riceve dal vecchio prof. di Storia e Filosofia dell’Università di Dakar, da cui tornerà per raccontare..

C’è dolore e ammirazione, sguardo attento privo di condanne manichee, c’è il bello e il brutto di due mondi diversi, ognuno decide per quale optare, ma “non vi sentite superiori” dice il vecchio prof ai ragazzi che imparano a scuola “forse dovrete partire anche voi e l’esperienza raccontata da Assane vi ha detto che non sarà facile. Se tornerete, però, potrete lavorare per il vostro popolo che ne ha bisogno”.

L’Africa di De Seta forse è un sogno possibile e rivolto al futuro, quella che conosciamo noi oscilla tra stragi, carestie, respingimenti e ricchi résort per turisti spensierati.

Ci si chiede, durante l’ultima mezz’ora, se esiste ancora un pezzettino d’Africa così.

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FILMOGRAFIA

Lungometraggi

Documentari

  • Lu tempu di li pisci spata – cortometraggio (1954)
  • Isole di fuoco – cortometraggio (1954)
  • Sulfarara – cortometraggio (1955)
  • Pasqua in Sicilia – cortometraggio (1955)
  • Contadini del mare – cortometraggio (1955)
  • Parabola d’oro – cortometraggio (1955)
  • Pescherecci – cortometraggio (1958)
  • Pastori di Orgosolo – cortometraggio (1958)
  • Un giorno in Barbagia – cortometraggio (1958)
  • I dimenticati – cortometraggio (1959)
  • In Calabria (1993)
  • Dedicato ad Antonino Uccello – cortometraggio (2003)
  • Lettere dal Sahara (2006)
  • Pentedattilo – Articolo 23, episodio del film All Human Rights for All (2008)

Televisione

 

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