ELOGIO DELLA FOLLIA

 

 

Quasi cinquecento anni fa, 1536, in un caldo giorno di luglio, moriva  a Basel, il grande Desiderius Erasmus Roterodamus (Erasmo da Rotterdam) dopo una vita che definire movimentata e illustre è poco.

Ma non è di lui che parleremo piuttosto di quell’Elogio della follia (Moriae encomium per chi sa le lingue) per cui si guadagnò gratitudine eterna da parte del consorzio umano.

Non volli offendere, ma ammonire, non nuocere ma giovare, non recar danno ma sostegno ai costumi degli uomini”.

In un sito di cinema non mancheremo di segnalare film che anche lui avrebbe visto volentieri, tanto il suo commento si addice.

Ebbene,  partiamo dal Prologo facendo i tagli necessari:

“Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia”.

 

Parla la Follia

“Qualsiasi cosa dicano di me i mortali – non ignoro, infatti, quanto la Follia sia portata per bocca anche dai più folli – tuttavia, ecco qui la prova decisiva che io, io sola, dico, ho il dono di rallegrare gli Dèi e gli uomini.

Non appena mi sono presentata per parlare a questa affollatissima assemblea, di colpo tutti i volti si sono illuminati di non so quale insolita ilarità.

D’improvviso le vostre fronti si sono spianate, e mi avete applaudito con una risata così lieta e amichevole che tutti voi qui presenti, da qualunque parte mi giri, mi sembrate ebbri del nettare misto a nepènte degli Dèi d’Omero, mentre prima sedevate cupi e ansiosi come se foste tornati allora dall’antro di Trofonio.

Appena mi avete notata, avete cambiato subito faccia, come di solito avviene quando il primo sole mostra alla terra il suo aureo splendore, o quando, dopo un crudo inverno, all’inizio della primavera, spirano i dolci venti di Favonio, e tutte le cose mutando di colpo aspetto assumono nuovi colori e tornano a vivere visibilmente un’altra giovinezza.

Così col mio solo presentarmi sono riuscita a ottenere subito quello che oratori, peraltro insigni, ottengono a stento con lunga e lungamente meditata orazione.

 

Marc Chagall, Il violinista sul tetto

Ora, tuttavia, devo esprimere la mia meraviglia per l’ingratitudine, o, come dire? per l’indifferenza dei mortali.

Tutti mi fanno la corte e riconoscono di buon grado i miei benefici, eppure, in tanti secoli, non si è trovato nessuno che desse voce alla gratitudine con un discorso in lode della Follia, mentre non è mancato chi con lodi elaborate ed acconce, e con grande spreco di olio e di sonno, ha tessuto l’elogio di Busiride, di Falaride, della febbre quartana, delle mosche, della calvizie, e di altri flagelli del genere.

Da me ascolterete un discorso estemporaneo e non elaborato, ma tanto più vero.

Non vorrei però che lo riteneste composto per farvi vedere quanto sono brava, come usa il branco dei retori. Costoro, come sapete, di un’orazione su cui hanno sudato trenta lunghi anni – e qualche volta l’ha fatta un altro – giurano che l’hanno buttata giù, e magari dettata, in tre giorni, quasi per svago.

A me, invece, è sempre piaciuto moltissimo dire tutto quello che mi salta in mente.

Nessuno, perciò, si aspetti da me che, secondo il costume di codesti oratori da strapazzo, definisca la mia essenza, e tanto meno che la distingua analizzandola. Sono infatti cose di malaugurio, sia porre dei confini a colei il cui potere è sconfinato, sia introdurre delle divisioni in lei, il cui culto è oggetto di così universale consenso.

D’altra parte perché una definizione, che sarebbe quasi un’ombra e un’immagine, quando potete vedermi con i vostri occhi?

… eccetera, eccetera, eccetera

(la Follia continua nel commento ai film)

Le folli avventure di Rabbi Jacob

Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza la vecchiaia neppure ci sarebbe.

Ditemi, per Giove, quale momento della vita non sarebbe triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso, senza il piacere, e cioè senza un pizzico di follia? E di questo è degno testimone il non mai abbastanza lodato Sofocle con quelle sue splendide parole di elogio per me: “Dolcissima è la vita nella completa assenza di senno“.

L’ultima follia di Mel Brooks

Se solo gli uomini fossero più fatui, allegri, dissennati, godrebbero felici di un’eterna giovinezza.

La gravosa vecchiaia, la molesta vecchiaia, odiosa non solo agli altri, ma anche a se stessa, nessuno dei mortali riuscirebbe a sopportarla se, ancora una volta, impietosita da tanto soffrire non venissi in aiuto io, e, a quel modo che gli Dèi della fiaba di solito soccorrono con qualche metamorfosi chi è sul punto di perire, anch’io, per quanto è possibile, non riportassi all’infanzia quanti sono prossimi alla tomba, onde il volgo, non senza fondamento, usa chiamarli rimbambiti.

Una pallottola spuntata

E tuttavia questo mio vecchio delirante è libero dagli affanni che travagliano il saggio; quando si tratta di bere, è un allegro compagno; non avverte il tedio della vita, che l’età più vigorosa sopporta a fatica. Talvolta, come il vecchio di Plauto, torna alle tre famose lettere [AMO], che se fosse in senno ne sarebbe infelicissimo. Invece per merito mio è felice, simpatico agli amici, piacevole in compagnia.

Frankenstein Jr

 

Non vi accorgete che gli uomini austeri, dediti a studi filosofici, o impegnati in faccende serie e difficili, in genere sono già vecchi prima di essere stati davvero giovani, e questo per le preoccupazioni e per il costante e teso dibattito mentale, che un po’ alla volta esaurisce gli spiriti e la linfa vitale?

Al contrario, i miei bei matti sono tutti grassottelli, lustri, senza una ruga, proprio come quelli che chiamano porcelli d’Acarnania, immuni, per certo, da qualunque disturbo senile, a meno che non si trovino a subire in qualche misura il contagio dei saggi, come capita, poiché la vita non consente mai una completa felicità.

Come ti divento bella

 

Le donne, invece, con le guance sempre lisce, con la voce sempre sottile, con la pelle morbida, danno quasi l’impressione d’una eterna giovinezza. Ma che altro desiderano poi in questa vita, se non piacere agli uomini quanto più è possibile? Non mirano forse a questo, tante cure, belletti, bagni, acconciature, unguenti, profumi; tante arti volte ad abbellire, dipingere, truccare il volto, gli occhi, la pelle? C’è forse qualche altro motivo che le faccia apprezzare dagli uomini più della follia? Che cosa mai non concedono gli uomini alle donne? Ma in cambio di che, se non del piacere? E il diletto da nient’altro viene se non dalla loro follia. Che questo sia vero non si può negare solo che si pensi a tutte le sciocchezze che un uomo dice quando parla con una donna, a tutte le stupidaggini che fa ogni volta che si mette in testa di ottenerne i favori.

No grazie, il caffè mi rende nervoso

Dimentica di me stessa, ho passato da un pezzo i limiti. Tuttavia, se vi pare che il discorso abbia peccato di petulanza e prolissità, pensate che chi parla è la Follia, e che è donna. Ricordate però il detto greco: “spesso anche un pazzo parla a proposito“; a meno che non riteniate che il proverbio non possa estendersi alle donne.

Il senso della vita

Vedo che aspettate una conclusione: ma siete proprio scemi, se credete che dopo essermi abbandonata ad un simile profluvio di chiacchiere, io mi ricordi ancora di ciò che ho detto. Un vecchio proverbio dice: “Odio il convitato che ha buona memoria“. Oggi ce n’è un altro: “Odio l’ascoltatore che ricorda“.

Perciò addio! Applaudite, bevete, vivete, famosissimi iniziati alla Follia.

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Moriae Encomium

di: Desiderius Erasmus Roterodamus (Rotterdam, 1466/1469 – Basilea, 12 luglio 1536)

con: Follia

 

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