Hamnet – Nel nome del figlio di Chloè Zhao

Può l’arte dare un senso al dolore? Hamnet /Hamlet risponde che nessun lutto può essere elaborato, ma l’arte può creare nuova vita e la breve storia di un piccolo e sfortunato bambino diventare la storia eterna di un capolavoro.
E alla fine, “tutto il resto è silenzio”.
Le ultime parole di Hamlet chiudono la scena in un crescendo emotivo per il pubblico del Globe Theatre che segue tendendo le braccia verso le tavole di legno del palcoscenico, quasi ad abbracciare quel divino bambino che sta morendo.
L’ultima mezz’ora del film di Chloè Zhao è un crescendo di amore e dolore quasi insopportabile, quei primi piani sui volti di Will e Agnes, quel ricordo di un grande amore che li ha uniti, quel bambino morto troppo presto, quella distanza che ha dato spazio all’arte e ne ha tolto alla vita.
Will Shakespeare è un povero insegnante di Latino e Greco che si mantiene dando lezione ai figli capoccioni del possidente locale.
Agnes è una fanciulla solare, creatura del bosco, di lei si dice sia figlia di una strega.
Dicerie in un villaggio d’altri tempi.
I due s’incontrano, si amano, nasce una bambina e poi due gemelli, maschio e femmina, il maschio è Hamnet.
Sappiamo che nella dizione inglese Hamlet e Hamnet si equivalgono.
L’amore può bastare ad una vita? Può escludere tutto il resto?
No, William ha un destino, è a Londra, è il teatro.
E Londra è lontana dal paesino fra i boschi, Stratford-upon-Avon.
Agnes (nella realtà Anne Hathaway) resta lì ad aspettare i suoi rari ritorni; lui l’ama, ama i suoi figli, ma l’arte è una rivale troppo esclusiva, possessiva, gelosa.
Agnes ritroverà il suo Will quella sera a teatro, le braccia tese sulle tavole di legno calpestate dal Prence di Danimarca morente, una sovrapposizione multisensoriale con il suo piccolo Hamnet che la peste, o forse altro, si portò via.
Tutto il resto è silenzio, il pubblico tace assorto e defluisce, poi il prossimo spettacolo e l’arte rinasce.
La natura è centrale nei film di Chloè Zhao. Per due terzi lo spazio è immerso nel verde del bosco, nello scrosciare dell’acqua. I personaggi, Will e Agnes, si muovono come gli elfi delle saghe nordiche; sentiamo, vediamo, il colore che fa da sfondo ai grandi drammi del Bardo, quelle storie eterne sono nate lì.
“Lirismo rarefatto” è la definizione più giusta, i moti interiori dei protagonisti traspaiono in quelle pennellate pastello fino a quando, nella penombra di interni sempre più bui, si trasformano in solitudine, dolore, tragedia,
Lui è lontano, c’è un mondo nella sua testa che nulla può fermare.
Lei partorisce con dolore, nutre i figli, ne perde uno, Hamnet.
L’arte ne conserverà il ricordo, eterno.
Otto nomination agli Oscar, miglior regia, attrice, scenografia, sceneggiatura, casting, costumi e colonna sonora, Zhao l’ha già portato in anteprima mondiale al Telluride Film Festival, la pellicola ha avuto anche una proiezione speciale al 50º Toronto International Film Festival e alla 20ª Festa del Cinema di Roma.
Adattamento cinematografico del romanzo Nel nome del figlio. Hamnet di Maggie O’Farrell, scrittrice irlandese co-autrice della sceneggiatura insieme alla regista, Hamnet racconta una storia ambientata nell’Inghilterra rurale del XVI secolo, dove l’intreccio di amore, dolore e perdita culmina nella sublimazione dell’arte.
Jessie Buckley, moglie di Shakespeare e Paul Mescal, il drammaturgo, si muovono all’interno di una storia privata che confluisce con naturalezza nella dimensione storica, alimentando quel passaggio dalla vita all’arte che è stato e sarà sempre il mistero su cui il genere umano continuerà ad interrogarsi senza trovare risposta.
E tutto il resto è silenzio.
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Hamnet – Nel nome del figlio di Chloè Zhao
Gran Bretagna 2025 durata 125′
Regia di Chloé Zhao
Con Jessie Buckley, Paul Mescal, Joe Alwyn, Emily Watson, Zac Wishart, James Lintern