L’altra verità di Ken Loach

Frankie (John Bishop) guardia privata a Baghdad, viene ucciso sulla Route Irish e il suo collega Fergus (Mark Womack), decide di scoprire la verità su quella morte.

 

Fergus e Frankie, amici sin dall’infanzia, sognavano da ragazzi di girare il mondo e da grande Frankie era diventato paracadutista, Fergus era entrato nelle forze armate speciali britanniche, la SAS, inviate su fronti di guerra in missioni cosiddette di pace. Congedato, era diventato contractor (guardiaspalle armato come Rambo per la protezione di privati).

Fergus trascina Frankie nell’impresa, vanno in Iraq e nel settembre 2007 Frankie viene ucciso sulla Route Irish, la strada più pericolosa del mondo.Fergus, sconvolto, non crede alla versione ufficiale e indaga sulla morte dell’amico. Al suo fianco c’è Rachel (Andrea Lowe) la vedova.

 

“Yusa, sbandato reduce di guerra, è il cane randagio inevitabilmente destinato a diventare un cane rabbioso da abbattere”.

E’ di Cane randagio di Kurosawa che si parla, siamo nel ’49, ma non si può non tornarvi col pensiero di fronte all’ultima scena di questo film di Loach, mezzo secolo dopo e ancora una sporca guerra da raccontare dalla parte di vittime non innocenti.

Fergus è uno sbandato, senza più passaporto e una familiarità con l’alcool che gli si legge in faccia. Ha trascinato l’amico d’infanzia e di bisbocce in Iraq col miraggio di paghe stratosferiche, un’ avventura irachena su cui da anni lucrano centri di potere di mezzo mondo, e adesso Frankie è morto in un tragico primo settembre, mentre andava e veniva “come una pallina da jo-jo” dall’aeroporto alla Green Zone.

Una morte che non convince, c’è un cellulare che da Frankie arriva fortunosamente a Fergus con un filmato che nessuno doveva vedere, vi è registrata un’azione di contractors, mercenari che sparano in corsa ad auto sospette, e non importa se in quel momento due bambini sono sul ciglio della strada e uno riprende la scena, si spara anche a loro.

E che dire della famiglia con due bambini che ora insanguina i sedili del taxi crivellato di colpi? Ma Frankie non ci sta, raccontano che sembrava impazzito dopo quell’azione, l’Iraq non era per lui, glielo dicevano, lui non era di quelli che escono “per farsi un turbante”, come proclamavano gli altri quando andavano ad ammazzare iracheni tanto per sfogarsi un po’, e ci ha rimesso la pelle.

Fergus ricostruisce a modo suo la verità, lungo questa strada gli capita anche di sbagliare qualche bersaglio, la tortura è un mezzo che ha imparato da loro e a loro la restituisce, ma quando individua quello giusto lo colpisce con stile.

Gli dicevano sempre che il povero Frankie era capitato, ahimè, nel posto sbagliato al momento sbagliato.

The wrong place in the wrong time sarà la sua firma di vendicatore, poi farà la scelta più giusta, e definitiva, per sé.

Un Ken Loach superbo, senza un attimo di respiro. Route Irish è stato scritto dallo scrittore fisso di Loach, Paul Laverty  e ha segnato il ritorno alla fotografia dopo moltissimi anni di Chris Menges, che aveva lavorato con Loach negli anni ’70. Girato in Giordania ed in Inghilterra, include una serie di scenari di guerra inusuali per Loach ma è soprattutto un tragico, disperato, a tratti dolente racconto di vite spezzate, un modo forse unico, nella noiosa pletora di film fioriti sull’argomento, che non sfiori mai la retorica, il compiacimento, che non assolva nessuno e ci mostri la vera faccia di questa e di tante guerre simili.

C’est l’argent qui fait la guerre, l’Iraq, dice con voce suadente il business man di turno, ora comincia a non rendere più, bisogna passare al Darfur, e non più azioni di commando ma ricostruzione, imprese, attività di pace più redditizie per le nostre finanze e contratti miliardari da non perdere.

“Ma cosa vuoi Fergus?”, cane randagio con la barba di tre giorni e l’alito che puzza di alcool, perché punti la pistola sulla guancia di Nelson, il Rambo strapagato tornato da laggiù per ripescare quel cellulare e ora alla guida del suo bel Range Rover con una sacca piena di mazze?

“Voglio capire perché a voi piace tanto giocare a golf”.

Ecco come parla un grande maestro del cinema.

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L’altra verità

titolo originale Route Irish

Gran Bretagna, 2010 durata 109’

regia di Ken Loach

con Najwa Nimri, Stephen Lord, Mark Womack, Andrea Lowe, John Bishop, Trevor Williams, Talib Hamafraj

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