Nureyev – The White Crow di Ralph Fiennes

a cura di Giorgio Camaioni

UN CORVO BIANCO VOLA SU SPOLETO

Corvo bianco è un ossimoro, quasi non esiste in natura, il corvo è nero per definizione. [E ha una cattiva reputazione].

Anche per Fabrizio de Andrè, che di fantasia ne aveva, è nero il corvo che rassomiglia alle nuvole nere che vanno… vengono… ogni tanto si fermano…, e anche quando – le nuvole – certe volte sono bianche… e corrono… e prendono la forma dell’airone o della pecora… o di qualche altra bestia… mai rassomigliano a un corvo bianco.

E’ solo nel mito che il corvo una volta era di piumaggio bianco, ma Apollo …

“… innamorato di Coronide, dovendosi assentare per un periodo di tempo, decise di incaricare il corvo, suo fedele servitore caratterizzato da un bellissimo piumaggio bianco, di sorvegliare la fanciulla. Durante l’assenza del dio, Coronide si innamorò del giovane Ischi con cui tradì Apollo; il tradimento, però, fu scoperto dal corvo che decise di avvertire immediatamente il suo padrone. Lungo la strada il corvo s’imbatté nella cornacchia, che cercò di dissuaderlo dal suo proposito raccontandogli di come lei stessa fosse stata punita da Minerva per averle rivelato il tradimento di una sua protetta. L’uccello, ignorando il consiglio della cornacchia, rivelò ad Apollo l’infedeltà dell’amata, scatenando l’ira del dio che, preso dalla collera, uccise Coronide trafiggendola con una freccia. La donna prima di morire gli rivelò di essere incinta di suo figlio, che, per colpa del suo gesto di collera, sarebbe morto insieme a lei. Pentito del suo gesto, Apollo tentò con ogni rimedio di riportare in vita Coronide; non riuscendoci, prima di porla sulla pira già accesa, estrasse il bambino dal suo ventre e lo affidò al centauro Chirone. Al bambino fu dato il nome di Esculapio che in seguito, ereditando le doti curative paterne, sarebbe diventato il dio della medicina.

 

Apollo trafigge Coronide di Domenico Zampieri, detto Domenichino (1581-1641)

In seguito Apollo per punire il corvo, reo di aver fatto la spia e di aver quindi determinato la morte di Coronide, trasformò il colore delle sue piume da bianche a nere. Attraverso il mito dunque si spiegherebbero, oltre all’origine del colore del piumaggio, anche le caratteristiche di esagerata loquacità e di portatore di cattivi presagi tradizionalmente attribuite al corvo.

(The Oxford guide to classical mythology in the arts 1500–1990, University Press, Oxford 1993)

 

Resta Rudolf Nureyev, il Corvo Bianco può essere solo lui.

Vola su Spoleto nei giorni del Festival: che non se ne cura affatto, nel programma non c’è. Sicchè lui – Corvo Bianco non per niente – compie un blitz col suo film proprio nel centralissimo Cinema Pegasus, poche ore prima dell’incontro dove a lungo si parlerà della sua quasi contemporanea grande “collega” Pina Bausch. La classicità dell’uno è altra cosa rispetto al rivoluzionario teatro-danza dell’altra, ma poichè Nureyev non era un commercialista, nè un fuochista della Transiberiana (anche se c’era nato, sul treno per Vladivostok…) ed è pur sempre del ramo, se Leonetta Bentivoglio e Lutz Förster l’avessero solo nominato, direttore-Giorgio Ferrara li avrebbe forse cacciati? (schizofrenie festivaliere, capirle è come cercar di capire che c’entrasse il vincitore di Sanremo con la Spoleto dei 2Mondi…)

Il film

Non so niente di cinema né di danza e balletti russi, ma penso che più che il racconto della vita e del carattere di Nureyev questo film sia un faro su un periodo storico quasi recente, drammatico e buio.

 

La regia privilegia il bianco e nero per descrivere – a suo modo – la Russia anni ’40-’60 del grande inverno sovietico: paesaggi di case basse piantate nel fango solido, geometriche periferie senza smalto (le kommunalki), città grigie dalle architetture del potere solenni e arroganti, carcerarie fabbriche, atmosfere oppressive e senza sorriso, anche quelle delle famiglie affollate. Posti da torvi corvi neri

 

Invece è proprio da lì che svetta d’improvviso un Corvo Bianco.Un ragazzino esile, ma più intelligente, più bravo e perfezionista, più studioso, più ambizioso, più diverso. Quegli ambienti opachi, scontrosi e senza futuro li respinge subito bombardandoli con gli occhi, e li abbandona senza rimpianti. Ne cerca altri “fuori”, nell’Occidente proibito.

Intuitane l’esistenza, li conquista col talento e la volontà, li rivoluziona col suo “mestiere” di rivoluzionario ballerino-drammatico: la sua danza non è ginnastica ma letteratura, la sua vita è oltre il successo, oltre la “libertà minima”, oltre gli amori, oltre l’arte.

Va controvento, con le ali ai piedi. Lo adorano, pochi lo amano. Solo lui è e fa così, solo lui chiamano “Corvo Bianco”.

Il film è come lui. Non indugia sui fatti, non racconta con ordine stanco. Salta. Muta velocità. Va… viene… ogni tanto si ferma… corre… Gli ambienti statici da “Guerra Fredda” incrociano i dinamismi e le luccicanze parigine, il colore della neve non è sempre monotono, la Cortina di Ferro non può esistere nei teatri e negli aeroporti, le assurde regole si superano con un salto, con una piroetta, con un ”NO”: le facce da spia del KGB possono perdere. Sono continui momenti sospesi: il montaggio, audace come un balletto. Il mondo della danza, mai scivolando in secondo piano, cede tuttavia il protagonismo alla ribellione istintiva, alla voglia estrema di libertà senza confini, alla politica. Nureyev, “il tartaro volante”, fa quasi un ’68 per conto suo, usando con spregiudicatezza la sua commovente solitudine. E con pieno successo.

L’altro stupefacente contrasto: il film proiettato (fuori Festival) nell’affettuosa ex chiesa romanica sconsacrata che da due secoli non vede messa. 78 poltroncine di velluto rosso sotto affreschi del ‘500, mezzi-altari di travertino grezzo (ma quasi di design), vetuste capriate di legno ben restaurate, il calore giusto delle massicce mura di pietra squadrate. Sotto lo schermo, un salottino con un coda nero Steinway & Sons: per concerti, incontri, conferenze, dibattiti. [domani si parlerà di Pina Bausch]

 

 

Anche quest’ex chiesetta di San Lorenzo “illuminatore” (appunto) è un Corvo Bianco. L’afa di Spoleto resta chiusa fuori, con il suo Festivalone dei 2Mondi. Comprese le imponenti BMW-dai-vetri-scuri (proprio stridenti, con Spoleto, e neanche specie in estinzione): quelle dello sponsor ufficiale, che nella piazzetta vanno… vengono… ogni tanto si fermano…

Normali corvi neri. Metallizzati.

Nureyev – The White Crow

Gran Bretagna 2018 durata 122′

Titolo originale The White Crow

Regia di Ralph Fiennes

Con Oleg Yvenko, Adèle Exarchopoulos, Sergei Polunin, Raphaël Personnaz, Chulpan Khamatova

 

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