You hide me di Nii Kwate Owoo

Solo un anno dopo Dahomey (qui recensito in data 22/12/24) documentario/lungometraggio di Mati Diop sul ritorno in Africa dalla Francia colonizzatrice di pochi reperti delle migliaia rapinate 130 anni fa, arriva su Mubi un documentario sullo stesso argomento.

Mati Diop racconta di essersi ispirata a questo corto, girato 55 anni fa, un documentario molto incisivo, dura un quarto d’ora, ed è tuttora fuorilegge in Ghana poiché riguarda l’ex impero britannico con cui è bene mantenere buoni rapporti diplomatici, secondo gli apparati governativi.

Dahomey ha vinto l’Orso d’oro a Berlino 2024, di You hide me si era persa la strada e solo il recupero su Mubi ci permette di vederlo integrale e sottotitolato.

Chi commenta è il regista, Nii Kwate Owoo, classe 1944, ghanese sempre molto attivo nella rivendicazione dei diritti usurpati in Africa.

Mostra i sotterranei del British Museum dove sono accatastati (sì, accatastati) reperti bellissimi di un’arte africana che si volle e si continua a negare.

Un corto che non ha ambizioni stilistiche né mira a raccogliere premi, vuol solo far sentire la sua voce, che grida vendetta al cospetto di Dio, per usare un linguaggio biblico.

Difficile trovare la scheda nei database di siti di cinema, il tempo ha fatto la sua parte, ma non è solo quello il problema, il problema lo mette ben in evidenza Owoo, ascoltiamolo.

 

Di seguito notizie dal web di utile lettura:

“Dal 30 aprile al 2 maggio 2021, Cinema RESIST! mostrato il cortometraggio You hide me (1970) diretto da Nii Kwate Owoo. In un video realizzato per l’evento, il regista ha parlato con Agustina Andreoletti (RJM) dell’importanza della realizzazione e della distribuzione di questo film negli anni ’70 e della sua attualità oggi, 50 anni dopo. Mi nascondi Ghana 1970, 16 Min., b/n, digitale Inglese con sottotitoli (inglese/tedesco) Regia: Nii Kwate Owoo.

Il regista ghanese Kwate Nii Owoo ha ottenuto l’accesso ai depositi sotterranei del British Museum e ha filmato i preziosi manufatti africani conservati nel seminterrato. Con un abile mix di astuzia e audacia, Owoo è riuscito a superare in astuzia la direzione del museo e l’intero sistema di sicurezza per entrare nei sotterranei segreti. È bastato un giorno per dimostrare l’entità del furto di opere d’arte africane nascoste in sacchetti di plastica e casse di legno. Il film era disponibile online su www.rjm-resist.de da venerdì 30 aprile, 19:00 a domenica 2 maggio, 23:59 (CET). IL CINEMA RESISTE! è una serie di film sul cinema postcoloniale nel contesto della mostra RESIST! L’arte della resistenza. Mostra film che trattano dei movimenti di resistenza contro l’oppressione coloniale o le tracce del colonialismo fino ai giorni nostri dalla prospettiva del Sud del mondo. L’attenzione è rivolta ai registi e alle narrazioni che portano con sé la propria conoscenza dell’oppressione e della resistenza. L’attenzione si concentra su contro-narrazioni auto-responsabilizzanti, su rappresentazioni cinematografiche che sfiorano il passato coloniale nel senso di un processo di decolonizzazione in corso. La serie dà uno sguardo ai movimenti di protesta storici e contemporanei.

Nii Kwate Owoo è anche un accademico e regista ghanese. Owoo ha studiato alla Mfantsipim School (Cape Coast, Ghana) e successivamente si è recato nel Regno Unito e ha studiato regia, macchina da presa e montaggio alla London Film School (1968–71) e all’Isleworth Polytechnic (Londra). Il suo film documentario You Hide Me è stato girato nel 1970 in Inghilterra (dove faceva parte del collettivo cinematografico Cinema Action) e presenta il furto e l’occultamento di rare opere d’arte africane nel seminterrato del British Museum, con Owoo che sostiene la restituzione delle opere d’arte al loro luogo di origine. Owoo è stato produttore e regista di numerosi altri importanti progetti cinematografici, come il film del 1991 Ama: An African Voyage of Discovery, che ha co-diretto con Kwesi Owusu per la televisione Channel 4. Dal 1993 al 1995, Owoo è stato caporedattore presso l’Ecrans d’Afrique, Federazione panafricana dei produttori cinematografici, ed è stato fondatore e capo dell’Unità di ricerca sui media presso l’Istituto di studi africani (Università del Ghana) dal 1978 al 2002.”

 

Qui la trascrizione di parti essenziali del testo:

You hide me, tu mi nascondi, fin dal titolo la parola è ai reperti.

Gli oggetti furono portati in Europa da ufficiali, missionari, mercanti e dagli specialisti della colonizzazione, gli etnografi…

Razzie di un esercito conquistatore…

1897, l’esercito inglese razziò la città di Benin. Portò via 3000 artefatti artistici…

Gli europei non hanno mai portato le loro opere d’arte in Africa…

Nessun artista europeo dell’epoca sembra aver mai viaggiato in Africa per studiare l’arte africana.

Durante il lungo periodo della tratta degli schiavi gli europei dimostrarono disinteresse per l’arte africana…

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Cominciarono a collezionare oggetti d’arte quando passarono dalla compravendita di schiavi all’amministrazione coloniale diretta…

Obiettivo di base dei colonizzatori: stabilire il proprio dominio sulle colonie attaccando apertamente le civiltà, le strutture sociali, religioni, lingue, arti…

Tattica peculiare negli affari sociali e culturali: alcuni aspetti furono incoraggiati ma solo se potevano essere controllati…

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Dopo aver spodestato re e capi, alcuni furono rinominati dall’amministrazione coloniale per essere sfruttati…

Attacco aperto alle religioni africane, alcune cerimonie furono consentite per preservare una facciata…

Questo equivale a distruggere una civiltà dall’interno simile ad un lavaggio del cervello…

Persuadere gli africani a credere che la propria civiltà fosse inferiore…

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Qual era lo scopo delle collezioni etnografiche in Europa? Le collezioni venivano esibite in modo tale da stabilire una gerarchia culturale…

Greci Romani Egizi avevano posizioni di spicco nei musei, quelli africani venivano accatastati in stanze strette o nascosti…

Lo scopo era stabilire quali erano migliori e quali primitive…

Materiale raccolto per propaganda anti africana…

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Dopo l’indipendenza modificarono i toni…

Prima ne parlavano come razze arretrate, poi come produttori di opere d’arte…

Ora mostre d’arte africana si fanno in Europa e America ma sono riabilitazioni sospette…

Prima si parlava di civiltà disumane e primitive, poi se ne riabilitano certe parti come esempi di civiltà superiore…

Perché?

Si tratta di un’attività molto proficua di esperti in Europa e America che ricorda l’attitudine dei colonizzatori che decidono cosa debba continuare ad esistere…

Europa e America hanno le collezioni più importanti e proiettano una certa fisionomia dell’Africa…

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Oggi i paesi industrializzati hanno bisogno di un ceto medio africano che sia orientato verso occidente perché è necessario creare distinzione fra ceti alti e bassi…

L’immagine dell’arte africana che proiettano sull’Africa è destinata al ceto medio…

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Non viene mai detto come questi oggetti furono acquisiti…

Non viene detto come spesso furono bruciati dai missionari o distrutti dagli eserciti…

Sanno che i musei in Africa hanno ben poco e il materiale è più accessibile in Europa…

In Europa e America si pubblicano libri sull’arte africana ma i libri non possono sostituire il materiale conservato fuori dell’Africa…

Perché gli africani possono solo leggere libri scritti dai bianchi?

Come possono i governi spiegare ai giovani che non possono ammirare il loro patrimonio culturale nei propri paesi?

Chiediamo che vengano immediatamente restituiti.

Sono le ultime parole e la mdp riprende un mercato africano brulicante di uomini e merci.

Mentre parla, Owoo apre armadi e scatole, sfila buste di plastica che coprono i reperti, quello che dice non è molto, ma acquista una risonanza immensa vicino a manufatti di grande bellezza che nulla hanno da invidiare a tante opere che hanno lastricato il ‘900 per mano di grandi artisti universalmente conosciuti.

In Dahomey una lunga sequenza su studenti universitari che commentavano il ritorno di quei pochi pezzi lasciava a tutti un’amara riflessione sull’espropriazione che intere generazioni hanno subito e continuano a subire.

E ora che questi pezzi ci sono, potranno andare tutti a vederli? I bambini poveri dei villaggi isolati come potranno?Ci hanno sempre detto che discendiamo dagli schiavi. Ma io discendo dalle Amazzoni e ne sono fiera, grida una ragazza.

Cosa significa parlare dell’anima di una nazione? Che ruolo giocano le opere d’arte nell’identità di un paese? I musei sono ancora importanti in questo processo?

Espropriare i popoli della loro arte, oggi ancora sepolta altrove, è privarli della loro identità, del loro orgoglio, della forza di credere in sé stessi, è preparare la strada a nuove schiavitù, e di quali siamo ben consapevoli.

1970, You hide me, tu mi nascondi.

Pericoloso per i bianchi non farlo.

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You hide me

Ghana 1970

di Nii Kwate Owoo

 

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Le immagini presenti nell’articolo appartengono ai rispettivi proprietari e sono utilizzate al solo scopo di corredare il testo.\

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