Che. Guerriglia di Steven Soderbergh
“Io sto qui e per farmi andare via da qui mi dovranno uccidere. Io sarò al fianco di quelli che resteranno, fino alla vittoria”.
[Ernesto Guevara ai rivoluzionari boliviani]
“Nel marzo del 1965 Che Guevara informò i suoi collaboratori del Ministero Cubano dell’Industria che partiva alla volta di Camaguey per verificare la produzione di canna da zucchero. Pochi giorni dopo Guevara scomparve senza lasciar traccia. Dove fosse andato era oggetto di continue speculazioni, persino sua moglie Aleida affermava di non sapere dove si trovasse. Mentre da più parti si premeva per avere spiegazioni sulla scomparsa del Che, Fidel Castro decise di rendere pubblica una sua lettera”.
Nella lettera il Che, rinunciando ai suoi incarichi nella direzione del partito, al posto di ministro, al grado di comandante e alla sua condizione di cubano scriveva a Castro: “Altre terre del mondo reclamano i miei modesti sforzi”.
Arrivato in Bolivia, a La Paz, il 3 novembre 1966 si unì ai rivoluzionari del luogo ed insieme a loro partì per la giungla per addestrare le milizie ribelli ad una nuova sfida.
Mario Monje (Lou Diamond Phillips), leader del partito comunista boliviano, non appoggiò la lotta armata del Che contro il governo del presidente Barrientos:
“Mi dispiace, ma non ci sono le condizioni per il tipo di lotta che tu proponi”.
Nella risposta di Guevara è la sintesi di lui come uomo e come combattente, il suo testamento spirituale più profondo:
“Mario, in qualunque parte del mondo dove l’uomo sia sfruttato dall’uomo ci sono le condizioni. Quando in miniera ci lavorano i bambini, quando il 50% dei minatori non raggiunge i trent’anni di vita e quando questi stessi minatori fanno sciopero per migliorare i loro salari e sono massacrati dall’esercito, ci sono le condizioni o non ci sono le condizioni? Quando la mortalità infantile e quella delle guerre sono le più alte dell’America Latina per mancanza di ospedali e di cure mediche, esistono le condizioni, per me. Se una cosa abbiamo imparato a Cuba è che una sollevazione popolare senza l’appoggio della lotta armata non ha nessuna possibilità di prendere il potere”.
Questa seconda parte racconta la Passione e la Morte del Che.
E quale parola migliore di Passione si poteva usare per un inarrestabile, lento, faticoso viaggio verso la morte?
“Combattiamo come se fossimo già morti” dice Ernesto/Ramòn/Fernando ai pochi compagni di utopia che gli restano accanto fino alla fine, e moriranno tutti, e sanno che quello è il loro destino, eppure non cedono, seguono questo Cristo redivivo che Soderbergh immerge in campi di luce azzurrina, proietta su sfondi ora tropicali, ora desertici, sassosi, tutti segnati dal senso di una sconfitta imminente e totale.
La povertà estrema di quei villaggi vuoti di vita, i volti impassibili, chiusi da una centenaria abitudine all’ottusità di quei contadini che lo tradiscono, non lo accettano, ci dicono subito che non siamo a Cuba, qui l’avventura dell’eroe solitario che non crede in Dio ma nell’Uomo si ferma, anche se il suo magnetismo continua a tracimare, e ancora il soldato di guardia al suo relitto lo avverte potente e deve scappar via, altrimenti lo slegherebbe per permettergli la fuga.
Che – Guerriglia, girato tra la Spagna e la Bolivia, doveva essere inizialmente l’unico film sul Che e sulla sua tragica avventura boliviana, 300 giorni, braccato dalle pattuglie di Barrientos.
Lo sceneggiatore Peter Buchman dilatò il racconto fino ad oltre 4 ore di durata, inserendo gli eventi della rivoluzione cubana narrati nel film precedente e creando un grande racconto epico in cui il Che grandeggia per la sua inimitabile umanità.
Un film doloroso, che segue con infinita pietas gli ultimi eventi di una vita eccezionale, che doveva inevitabilmente concludersi come si chiudono i sogni, all’alba, e l’immagine finale del Che, affacciato alla spalletta del ponte del piroscafo che va a Cuba, chiude circolarmente un’avventura troppo umana per essere realizzabile.
La base sonora accompagna scene in cui spesso si cerca il silenzio e sono accordi di chitarra nella prima parte, ben presto sostituiti da un sottofondo al sintetizzatore che ha il ritmo della marcia funebre.La tensione della narrazione, il frenetico piano sequenza dell’imboscata tesa dall’esercito di Barrientos, equipaggiato ed addestrato dagli Stati Uniti, e il silenzio prima della battaglia che segnerà la sua cattura sono momenti di grande cinema, la solitudine dell’eroe è fatta di colori lividi, sonorità spettrali, dissonanze, il viaggio terreno del Che termina qui.
Una voce di donna sul finale è il canto d’addio.
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“Combattiamo come se fossimo già morti“
Che. Guerriglia. Seconda parte
USA 2008 durata 131′
Regia di Steven Soderbergh
con Benicio Del Toro, Demián Bichir, Santiago Cabrera, Elvira Mínguez, Jorge Perugorría, Edgar Ramirez, Victor Rasuk, Armando Riesco, Catalina Sandino Moreno, Rodrigo Santoro, Unax Ugalde, Lou Diamond Phillips, Kahlil Mendez, Franka Potente, Julia Ormond
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