Giulio Regeni – Tutto il male del mondo di Simone Manetti

Dieci anni fa, era il 3 febbraio 2016, quando il cadavere orribilmente torturato di Giulio Regeni fu trovato alla periferia del Cairo.
Dieci anni sono davvero troppi, e non solo per i genitori che non si sono mai arresi nel cercare giustizia e verità, sono troppi per tutti noi che continuiamo a reggere striscioni gialli nelle piazze d’Italia, troppi per un paese che si ritiene civile.
Oggi nelle sale gira un film, poche sale e pochi passaggi, la commissione di finanziamento pubblico all’audiovisivo non l’ha ritenuto degno di finanziamento, qualcuno fra i commissari si è dimesso, ma la vergogna resta. Polemiche non sono mancate all’indomani, e francamente non c’interessano. Roba buona per alimentare il solito cicaleccio italico che dopo qualche giorno sfuma e infine si dimentica.
Il film di Simone Manetti è onesto e documentato, dice le cose che vanno dette, non altera, non si scaglia, riferisce dati di fatto, testimonianze, parla di una via crucis di cui finora ci sfuggivano molte stazioni, e ora le conosciamo.
Si fa una grande fatica a resistere fino alla fine, è tutto talmente assurdo e, purtroppo , vero.
Solo ora, benchè negli anni abbiamo seguito la storia, abbiamo visto i genitori nelle tappe italiane venire a raccontare il loro strazio e dirci le loro speranze, solo ora di fronte a quelle sequenze che raccontano dall’inizio e dal vivo quello che mai vorremmo sentire, l’orrore di quella morte ci tocca nel profondo.
Giulio è morto forse senza sapere perché, quando il corpo è martoriato il dolore chiude tutte le porte. A cosa avrà pensato? Che risposte si sarà dato? Non lo sapremo mai, ma sappiamo che tutto quello che ha fatto prima di essere catturato era la semplice vita di un ragazzo pieno di ideali, di curiosità. Ricercava per conto di Cambridge, cosa?
Perché i poveri erano così poveri, perché i bancarellari del Cairo, moltissimi, non erano sostenuti da un sindacato, perchè, perché, troppi perché.
In un regime non bisogna andare in giro a chiedere troppi perché, questo sì, l’avrà capito mentre si accanivano su di lui.
E infine è morto. Una volta si chiamavano martiri, ora come lo chiamiamo?
“Tutto il male del mondo si è accanito contro di lui”, questo disse la madre Paola quando riconobbe nel viso sfigurato del figlio quel ragazzo partito anni prima dal paesello del Friuli pieno di gioia, di voglia di esserci, di esplorare il mondo.
Dieci anni, l’Italia non ha fatto molto, poteva. Eravamo e continuiamo ad essere partner economici di quel Paese.
Ma c’è di peggio, “il 7 dicembre 2020, al termine del bilaterale tra i due capi di Stato, il presidente francese Macron ha conferito la Legion d’Onore al presidente egiziano al-Sisi. L’entourage dell’Eliseo non ha voluto rendere pubblico il riconoscimento” (fonte Wikipedia).
In Egitto si continua a torturare e ammazzare, come in ogni regime che meriti questo nome.
Giulio Regeni non sapeva cosa la vita aveva in serbo per lui. Tre o quattro giorni di torture e avrà capito. Oggi, da dieci anni, pensiamo a lui, a quel bel viso sereno e così lo ricordiamo.
Ciao Giulio.