Lo straniero di F. Ozon

L’opera di Camus “Ci offre la promessa di una letteratura classica, senza illusioni, ma piena di fiducia nella grandezza dell’umanità; dura ma senza inutile violenza, appassionata ma riservata; una letteratura che si sforza di descrivere la condizione metafisica dell’uomo pur partecipando pienamente ai movimenti della società”.
A trent’anni Camus pubblicò Lo straniero e Il mito di Sisifo e Sartre trovò le parole più giuste per presentarlo al mondo, uno sconosciuto che diceva di sé: “Fui posto a metà strada fra la miseria e il sole”.
Il sole dell’Algeria, la miseria di una famiglia senza fortuna.
Da allora Camus ha segnato la strada, una breve strada, neppure trent’anni , ma siamo ancora qui a pensare a lui, leggere le sue opere, vedere i film nati dalla sua scrittura.
Indimenticabile, definitiva; Mersault, niente nome, solo Mersault e nessun indizio sulla sua forma fisica, è l’uomo a livello zero
Visconti e Ozon hanno avuto i loro problemi a scegliere l’attore giusto. Ci riesce Ozon, meno Visconti, Mastroianni non funziona, e neppure il colore.
Benchè il libro sia pieno di colore, dall’azzurro del cielo alle liquide trasparenze del mare, alle sfumature rosso mattone della sabbia infuocata, ai fiorellini leggeri dei vestiti estivi di Marie, il bianco e nero è quello che avvertiamo intorno a Mersault, un Benjamin Voisin, molto francese ma abbastanza anonimo per sembrare sospeso fra i due mondi e non appartenere a nessuno.
Uno straniero, appunto.
Ozon segue fedelmente i momenti della storia, e l’impressione, rileggendo il libro a visione avvenuta, è che la scelta non possa essere altro che la bicromia.
I problemi nascono quando si pretende di sovrapporre i due testi. Letteratura e Cinema hanno vita propria, e il Cinema, che spesso viene dopo, si prende le sue giuste licenze, fa i suoi inevitabili tradimenti.
Nell’immaginario di chi legge le parole lievitano e prendono corpo; trasferite sullo schermo può succedere che non corrispondano pienamente alle nostre immagini mentali e comunque coinvolgano altri campi della percezione.
Quale delle due vinca in rigore filosofico inutile dirlo. Camus è insuperabile e la (ri) lettura del testo s’impone.Merito di Ozon è aver creato un ponte fra le due opere, averne sollecitato la scoperta o riscoperta, e aver regalato alla platea due ore di buon cinema.
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Lo straniero
Francia 2025 durata 120′
Titolo originale L’étranger
Regia di François Ozon
Con Benjamin Voisin, Pierre Lottin, Denis Lavant, Swann Arlaud, Rebecca Marde