Lady Nazca – La signora delle linee di Damien Dorsaz

Possiamo definirlo un monumento a tutte le donne che lottano con pervicacia da millenni, osteggiate, messe alla berlina, costrette ad una vita durissima per sostenere un’idea, per raggiungere una meta che agli uomini costerebbe ben poco?

Sì, è questo Lady Nazka – La signora delle linee.

Un biopic fatto di sabbia, pietre e silenzio, mugghia spesso solo il vento del deserto che spazza via le povere attrezzature di Maria, il sole dardeggia impietoso, una pozza d’acqua in una specie di oasi dà un po’ di refrigerio.

Una famiglia di etnia Quechua vive ai margini del deserto, lontano dal mondo civile, in una capanna presso la caverna dove Maria trova riparo e resterà fino alla morte, a 95 anni. 

Dapprima diffidenti, poi suoi amici perché la capiscono; unici, sanno che Maria sta ricucendo il terribile iato che per cinquecento anni li ha separati dal loro passato, da quando le armate di Pizarro hanno distrutto le loro radici.

Alle spalle c’è il vuoto che la conquista spagnola portò in quelle terre;  nuovi proprietari terrieri, potenti e collusi con i governi, non si fanno scrupolo di invadere con nuove piantagioni terre preziose, ricche di reperti archeologici determinanti per sapere cos’era l’uomo prima di noi.

E’ una vecchia storia, ma stavolta c’è Maria Reiche, matematica di Dresda, poi archeologa e traduttrice, naturalizzata peruviana. Nel 1936, mentre sull’ Europa spiravano sempre più forti venti di guerra, scelse di andarsene in Perù, a Lima per insegnare matematica a classi di ragazzi oziosi e disattenti. Maria è in cerca di se stessa, ha un amore, Amy Meredith, una madre in Germania che non rimpiange, soprattutto da quando le ha detto :”Tu sei il mio fallimento”.

La sua carta vincente sarà l’incontro con l’archeologo francese Paul D’Harcourt che la porta con sé per tradurre appunti scritti in tedesco da uno studioso della civiltà Nazca.

Era una civiltà del deserto nel sud del Perù, molto fiorente, stando al poco che resta.

Per Maria è la scoperta di un mondo. Non è archeologa, non ha strumenti scientifici, è solo una donna di fronte ad un mistero che riuscirà a svelare: le righe nella sabbia.

Il film procede a piccoli passi, ci trasmette sequenza per sequenza la fatica di Maria, la sua straordinaria determinazione a capire il perché di quelle righe che percorre scoprendole una a una, spazzando la sabbia con scope di saggina. Bellissime sonorità peruviane seguono i suoi giorni nella sabbia, i suoi ritorni sotto la tenda, rossa in viso, stanca ma mai vinta. “La pazza del deserto” la chiamavano, nessuno, nemmeno Paul, riusciva a capre come potesse vivere quella vita durissima. E, soprattutto, perché.

Maria ha avuto qualcosa, all’inizio, che somiglia ad un’allucinazione, ad una magica intuizione, vedendo dall’alto di un dirupo, durante un’escursione con Paul, strane linee a raggera perdersi verso l’orizzonte.

E’ giovane, poco più che ventenne, dedicherà tutta la sua vita a quelle linee di cui capirà il mistero, la forma complessa, la bellissima costellazione disegnata nella sabbia.

Dopo dura battaglia la zona sarà dichiarata patrimonio dell’umanità e protetta da leggi, ma Maria non si sposterà più di là, la sua tomba è vicino alle sue linee.

Una lotta impari contro la società degli uomini e dei politici è stata coronata da vittoria perenne.

Inutile rivelare qui il mistero, si priverebbe la visione del suo alto gradiente emotivo, possiamo solo dire che la scena di Maria che capisce, di fronte al sole che tramonta, illuminando il tracciato della riga, commuove, trascina, fa pensare che non tutto è perduto se una piccola donna e poverissimi Quechua hanno insegnato all’uomo per cosa è giusto vivere.

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Lady Nazca – La signora delle linee

Germania, Francia 2025 durata 99′

Regia di Damien Dorsaz

Con Devrim Lingnau, Olivia Ross, Guillaume Gallienne

 

 

 

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