Yellow Letters di Ilker Çatak

In La sala professori girato nel ’23 il turco Ilker Çatak, naturalizzato in Germania, entrava a gamba tesa in un grosso problema dei nostri tempi, la scuola. Si pensava, allora, che avrebbe scatenato un dibattito, visto lo scenario non proprio edificante. Il dibattito non c’è stato e le cose vanno di male in peggio.
Ora gira Yellow Letters (Orso d’oro a Berlino),e lo sguardo è desolato. Il suo è un cinema di “impegno civile”, così una volta dicevamo in Italia di grandi registi che non possiamo che rimpiangere.
L’impegno civile di Çatak decide di uscire dall’universo asfittico della scuola e guardare fuori, in Turchia, dove il regime di Erdogan è universalmente riconosciuto come dittatura che nega tutto, dai diritti civili alle libertà più elementari.
Ma il mondo che vediamo rappresentato non è la Turchia, per cui sarebbe facile indignarsi; è un mondo intero, certo europeo, e non a caso le due parti del film sono aperte a caratteri cubitali dai nomi Ankara/Berlino e Istanbul/Amburgo.
Dunque tutto il mondo è paese, e in effetti le manifestazioni in piazza si muovono su copioni celebrati ovunque: Gaza, omosessuali e via manifestando.
Qui c’è una coppia sposata con figlia adolescente un po’ ribelle come ci si aspetta da adolescenti nati e vissuti a pane e social.
Derya e Aziz, lei attrice di teatro, lui drammaturgo e docente universitario, sono in sintonia. Ancora si amano, ma vedremo ben presto come il clima socio/politico/economico possa lentamente ma inesorabilmente distruggere l’armonia di una convivenza, portare a galla le parti peggiori delle persone, scatenare istinti primordiali di sopravvivenza che negano le belle sovrastrutture su cui amiamo accreditare la nostra civiltà.
Lei è un’ottima attrice, il teatro statale in cui recita le pièces del marito l’applaude in piedi, sono vere e proprie ovazioni. Lui ha un rapporto aperto, democratico con gli alunni all’Università, e il giorno in cui arrivano in classe i rumori di un corteo che passa, li lascia liberi di andare. C’è chi resta in aula e, vedremo poi, gira un video e fa la spia. Il prof li avrebbe incitati ad andare a manifestare.
Cosa dire e fare contro la menzogna di Stato? Come far fronte ad un sistema che vede nella scuola, nel libero pensiero, negli intellettuali una minaccia?
Arrivano le lettere gialle che sospendono dal lavoro in attesa del solito processo farsa.
L’aria si fa irrespirabile, bisogna chiedere ospitalità alla madre di lui perché manca di che pagare l’affitto, il cognato è un musulmano praticante da cui inutile aspettarsi condivisione.
Di gradino in gradino la coppia si sfascia, assistere inermi al crollo di tutte le idealità per cui la vita è degna di essere vissuta fa male, ma si può andare avanti a suon di compromessi?
Cosa vuol dirci Çatak con questa storia che non ha uno sviluppo orizzontale, pochi i passaggi narrativi, piuttosto si scende nel fondo dei meccanismi psicologici, si scava dentro i personaggi alla ricerca di autenticità. Derya è una donna pratica, risoluta, trova uno sbocco lavorativo e pazienza se non è all’altezza dei fasti precedenti.
Aziz no, si legge sul suo viso tutta la gamma che va dallo stupore alla tragica malinconia che prelude alla sconfitta.
Ma, ci chiediamo, Aziz è uno sconfitto? O in questo arresto del vivere, in questo spostamento, turbamento, immobilità, c’è la sua vera rivolta? Aziz, ne siamo certi, non cambierà strada, la salita sarà sempre la stessa.
“ Sisifo insegna la fedeltà superiore che nega gli Dei e solleva i macigni…Questo universo, ormai senza padrone,non gli appare né sterile né futile Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano da soli un mondo. Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice”
(A.Camus, Il mito di Sisifo)
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Yellow Letters
Germania, Turchia, Francia 2026 durata 128′
Titolo originale Gelbe briefe
Regia di Ilker Çatak
Con Özgü Namal, Tansu Biçer, Leyla Smyrna Cabas, Ipek Bilgin, Aydın Isik, Yusuf Akgün