LE DONNE DI KUROSAWA AKIRA

Oggi 3 marzo 2021 siamo vicini all’8 ma non è ancora l’8, dunque una vecchia ma sempre nuova playlist dal titolo Le donne di Kurosawa ci sta, non sarà sommersa dalle celebrazioni e continuerà a dire a orecchie disposte ad ascoltare quello che il grande Maestro ci ha detto dallo schermo:donna è bello, ma spesso doloroso.

Era creduto un mondo  “virile” quello di Kurosawa, in realtà il suo sguardo era attento benchè molto discreto anche sull’universo femminile.

Riproporlo, oggi, nel mese di Marzo, indicato come mese delle donne in un tempo in cui a trionfare in realtà è il femminicidio, è ancora una sfida, quella rivolta a chi guarda e passa, a chi dimentica, a chi non crede, a chi dice “se l’è voluta”.

Una statistica di morti, certo incompleta e ormai datata ai primi tre mesi del 2011, ben dieci anni fa, documenta significativamente sullo stato dell’arte in Italia. Per gli aggiornamenti sui nostri giorni le fonti sono tante:

  1. Luisa Minghè (9 gennaio)
  2. Luisa Zardo (9 gennaio)
  3. Marisa Sartori (3 febbraio)
  4. Ghizlan El Hadraoui (7 febbraio)
  5. Neda Vannoni (21 febbraio)
  6. Claudia Bortolozzo (22 febbraio)
  7. Norina Matuozzo (3 marzo)
  8. Alessandra Immacolata Musarra (7 marzo)
  9. Fortuna Belisario (7 marzo)

LE DONNE DI KUROSAWA

Dice Nicolas Berdiaev in L’Esprit de Dostoïevskij (1921):

“Dostoevskij sarebbe incapace di vivere con le sue eroine come fa Tolstoj con le sue, le eroine lo interessano solo in funzione dell’uomo” .

C’è chi direbbe che stia parlando di Kurosawa, peraltro grande estimatore di Dostoevskij. 

Possiamo dunque tranquillamente affermare che per il grande regista giapponese “l’anima umana è prima di tutto il principio maschile”, come dice Berdiaev parlando dello scrittore russo?

Le co-protagoniste dei film elencati sembrerebbero smentire questo principio piuttosto manicheo. Nel mondo di Kurosawa c’è posto per tutti, la profondità d’indagine dell’animo umano in lui è troppo ampia e profonda per escludere quello che Rilke chiamò lo “… splendido spazio del cuore” femminile.

Spesso, anzi, la presenza femminile è il reagente che apre sviluppi, in bene o in male, all’azione (Il trono di sangue), modifica significativamente percorsi di vita (L’idiota), dà carica nuova e inaspettata al lento sprofondare verso il nulla (Vivere), introduce nello spazio filmico cromatismi di grande suggestione visiva ( il velo di Masago inRashomon) che così bene rappresentano naturali proiezioni del Kurosawa pittore.

L’inquietudine di Kurosawa nell’esplorare il mondo e la sua visionarietà nel guardarlo non potevano fermarsi di fronte a nessuno steccato.

Come le eroine di Euripide, il tragico che meglio di altri conobbe le profondità dell’animo femminile, eppure figlio di una società che escluse le donne da ogni simposio, così le donne di Kurosawa portano nei suoi drammi “infinita compassione e partecipazione al dolore del vivere”(D.Del Corno, Letteratura greca).

Nella sua Autobiografiail regista afferma: “Non ci sono molti personaggi femminili nei miei film, perché mi trovi più a mio agio con quelli maschili, ecco tutto. Anche le donne dei miei film hanno un carattere forte, come gli uomini. Io amo le cose estreme,non mi piacciono le vie intermedie”.

FILMOGRAFIA ESEMPLARE

Lo spirito più elevato 1944

 

Un coro di ragazzine sorridenti, vocianti, sembrano Oceanine che accorrono trepidanti dall’amico Prometeo legato alla rupe del Caucaso.Come affidare a loro un compassato film di propaganda? Solo il grande Kurosawa…

Non rimpiango la mia giovinezza 1946

 

Yukie, unica “eroina protagonista” del mondo virile di Kurosawa, farà quello che Noge non avrebbe mai creduto fosse capace di fare. Peccato lui sia morto, nel frattempo…

 Una meravigliosa domenica 1947

 

Masako, piccola donna saggia e sorridente, non si arrende alla povertà e per lei, che applaude felice, Yuzo dirigerà l’orchestra invisibile nel parco di Tokyo (la più suggestiva esecuzione dell’Incompiuta di Schubert che possa capitare di ascoltare)

Il duello silenzioso 1949

 

Noriko Sengoku (l’infermiera segretamente innamorata di Kyoji) aveva debuttato con Kurosawa ne L’angelo ubriaco. Una prestazione al femminile di notevole respiro, “è una delle performance migliori con un personaggio femminile in un film di Kurosawa, una ragione sufficiente per guardare il film.” commenta S. Galbraith (The Quiet Duel, BCI Eclipse).

Cane randagio 1949

 

Hirumi, ballerina di squallidi music hall di periferia post-bellica, in una Tokyo canicolare, non tradirebbe mai Yusa, quel vestito che lui le ha regalato ruota come la corolla di un fiore intorno al suo corpo esile.Ma Yusa è un cane randagio, senza speranza, e il vestitino finirà, triste, sotto la pioggia.

 Rashomon 1950

 

La brezza solleva il candido velo di Masago mentre passa sul cavallo condotto a briglia dal marito.Volute leggere l’avvolgono in una cortina diafana e la verità cambierà continuamente sostanza e forma.

L’idiota 1951

 

Taeko ha gli occhi del condannato a morte, solo l’ ”idiota” sa come amarla. Ayako, i suoi sguardi, i suoi silenzi di fronte a chi si ostina a chiamare “idiota” quell’uomo “assolutamente buono”.

Vivere 1952

 

Toyo giovane, vitale, spensierata farà scoprire al vecchio, disperato Watanaba il senso della vita.

I sette samurai 1954

 

La piccola Shino ha sacrificato i suoi bei capelli lunghi e il padre furioso la trascina a terra per tutto il paese, ma l’amore per il giovane samurai Katsushiro trionferà.

 Il trono di sangue 1957

 

Asaji, immobile, lunare: “Prendi il trono, è tuo, è questo che ripetono le loro voci. Senza ambizione un uomo non è un uomo”. Una Lady Macbeth che aspetta un figlio. Nascerà morto.

La fortezza nascosta 1958

 

Yuki è la regina del suo popolo, avvolta nel bianco kimono ricamato con i due fidi samurai al fianco. Il suo cammino è compiuto, era una principessa capricciosa, ora è una donna forte.

 Dodés ka-dén 1970

 

Katsuko, silenziosa schiava violentata dal lurido zio, e quel ragazzo delle bottiglie, l’unico che le parli con dolcezza. Tenterà di ucciderlo, per paura, non sopporterebbe che lui la dimenticasse…

Ran 1985

 

Kaede non conosce pietà né follia. Vive e opera assetata di vendetta, spietata e determinata fino alla tremenda fine, e il suo sangue tingerà la parete.

Rapsodia in agosto 1991

Nonna Kane è sopravvissuta all’atomica, è una hibakusha.Felice con i suoi nipoti, si muove silenziosa e discreta. Il vento di tempesta le rovescia l’ ombrellino mentre corre verso Nagasaki

 

 

_____________________

Le immagini presenti nell’articolo appartengono ai rispettivi proprietari e sono utilizzate al solo scopo di corredare il testo.

Potrebbero interessarti anche...